In libreria per Sellerio i Racconti con figure di Antonio Tabucchi, un libro raffinato puro godimento della parola scritta e della visione suggerita dalla tavolozza di un grande narratore.
Sono racconti che nascono dalla suggestione di un’immagine, soprattutto dalla pittura, quelli che lo scrittore raccoglie e adatta come uno spartito musicale ideale. Ed è grazie alla parole che le figure si risvegliano dalla loro immobilità, acquistano vita, le immagini diventano personaggi e interpreti delle loro storie ritmate a tempo di musica. L’Adagio dove prevale la chiave della malinconia,
l’Andante con brio per un’atmosfera più giocosa, le Ariette laddove il motivo è solo accennato e non eseguito. Leggiamo nel risvolto di copertina: «Spesso la pittura ha mosso la mia penna. Se in un lontano pomeriggio del 1970 non fossi entrato al Prado e non fossi rimasto “prigioniero” davanti a Las Meninas di Velázquez, incapace di uscire dalla sala fino alla chiusura del museo, non avrei mai scritto Il gioco del rovescio. Lo stesso vale per l’enorme suggestione provata da bambino davanti agli affreschi del convento di San Marco, rivisitati spesso da adulto, che un bel giorno ritornò con prepotenza sbucando nelle pagine de I volatili del Beato Angelico».
Un gioco di rimandi, di influenze reciproche, dove la parola smuove l’immagine e l’immagine riesce a suggerire all’anima ciò che non si vede.
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