Con Margherita Hack “Dalle stelle alla mente”

Della scienziata Margherita Hack si conosce molto, il suo volto pubblico almeno, e note sono le sue posizioni in fatto di reliogisità, si dichiara atea [...]

Della scienziata Margherita Hack si conosce molto, il suo volto pubblico almeno, e note sono le sue posizioni in fatto di reliogisità, si dichiara atea l’astofisica più celebre d’Italia, fedele a quel “metodo scientifico” che ruota sulle stesse domande fondamentali: chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo.  La scienza non ha risposte definitive ma aiuta a porre le domande giuste.  Così ci sono Dio, c’è la vita e c’è ovvimente l’universo nelle riflessioni che la scienziata propone in “Dalle stelle alla mente”, libro scritto per Dalai editore nel quale la Hack mostra pregi e limiti dei due diversi approcci: la scienza e la fede.

«Forse fu quando quell’essere intermedio fra la scimmia e l’uo­mo assunse l’andatura eretta, circa cinque o sei milioni di anni fa, che alzò gli occhi al cielo e si accorse delle stelle… Da allora l’interesse, la curiosità e anche il terrore per i fenome­ni celesti è andato crescendo in tutti i popoli della terra. Scienza e religione hanno trovato nel cielo il loro primo libro di testo, ogni popolo l’ha interpretato in modo diverso, ma tutti hanno imparato a leggervi il trascorrere del tempo…» scrive la scienziata a sottolineare come la meraviglia e il terrore provocati dai fenomeni celesti così come il mistero della vita e della morte abbiano fatto sì che tutti i popoli «inventassero» proprie divinità, culti e superstizioni. Tuttavia in ogni civiltà, alla visione religiosa del mondo si sono contrapposti rari spiriti liberi che hanno cercato spiegazioni razionali dei fenomeni naturali. Ed è qui che la scianza fa il suo ingresso nella storia. Il cammino tracciato dall’astrofisica  va dalla Grecia classica al Rinascimento, passa attraverso la nascita della scienza moderna con Galileo e Keplero, le scoperte e i dubbi di Newton, per arrivare all’astronomia e alla fisica quantistica dopo le rivoluzioni del Novecento.

Ma tanti sono i problemi a cui ancora la scienza non sa rispondere, a cui forse non potrà rispondere, “quale sia l’origine della vita sul nostro pianeta e probabilmente su molti altri pianeti fra i miliardi e miliardi sparsi nell’universo. Ci si chiede che cosa sia il nostro universo: è tutto ciò che esiste? È finito o infinito nel tempo e nello spazio? È uno fra tanti? Com’è possibile che da una caotica zuppa di particelle elementari si sia originato l’universo gerarchicamente ordinato in stelle, galassie, si sia originata la vita biologica evolutasi fino ad arrivare a quello straordinario strumento di conoscenza che è il cervello umano?” Si può rispondere invocando un Creatore, oppure accettando la bellezza di un mondo governato dalle leggi della materia, senza altri fini.

La scienza cerca di spiegare il «come», la fede pretende di rivelare il «perché». Per la Hack il primo approccio soddisfa chi vuole capire bene quali leggi reggono il mondo; il secondo soddisfa chi ha bisogno di credere che il mondo sia fatto per un Bene superiore. Lei, che ha sempre detto che quando morirà ritornerà nel ciclo del carbonio, sposa la visione non consolatoria di un mondo che non ha bisogno di Dio per reggersi, e lo fa con una serenità che molti scienziati atei non hanno.

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