Un punto di partenza, la Montagna di sale che emerge dalla terra per apparire come sospesa fra il Duomo, Palazzo Reale e l’Arengario. Un diametro di 35 metri di diametro e 10 metri di altezza per il monumento (o anti-monumento) simbolo di Mimmo Paladino, ricostruito a vent’anni di distanza dalla sua prima realizzazione a Gibellina e a quindici anni dal riallestimento in piazza del Plebiscito a Napoli e ora approdato a Milano evocando suggestioni ancestrali e fissandole nel presente. Perché la montagna presto sparirà, il sale si consumerà, i cavalli di bronzo saranno liberati.
“Ritengo giusto che sparisca di nuovo per riemergere chissà quando e dove, poiché fu e resterà un’epifania, fatta di materiali deperibili, un’apparizione misteriosa, una sorpresa. – spiega l’artista – Il fatto di portarla in piazza Duomo a Milano, che per me rappresenta una seconda patria essendomi trasferito qui da Benevento per lavorare e viverci molti decenni, riconduce proprio a questo valore della transitorietà, del viaggio che comincia nel profondo sud della Sicilia, passa da Napoli e arriva davanti alla Cattedrale, di cui architettonicamente diventa una sorta di quinta. Del resto, il linguaggio dell’arte ha proprio la capacità di valere per tutte le latitudini e tutti i tempi”. Uno dei più autorevoli filosofi del nostro tempo, Arthur C. Danto scrisse : “(…)Non c’è niente che regga il confronto con l’imponente Montagna di sale che l’artista ha eretto in piazza del Plebiscito a Napoli, disseminata di cavalli arcaici; il mondo dell’arte dell’ultimo quarto di secolo non ha nulla di paragonabile. C’è qualcosa di magicamente alchemico nella visione di questi cavalli arcaici che si dibattono su una piramide di sale”.
Dalla Montagna di sale, un capolvoro del nostro tempo che non dura nel tempo ma può rimergere nel tempo, parte la grande monografia che la città di Milano dedica a Mimmo Paladino (dal 7 aprile al 10 luglio 2011) a Palazzo Reale.
Curata da Flavio Arensi, la mostra prende in esame oltre trent’anni di attività del maestro campanoattraverso un nucleo di oltre 50 opere, tra cui 30 dipinti di grandi dimensioni, sculture e installazioni.
E se l’omaggio a Mimmo Paladino presenta come elemento di eccezionalità la misteriosa “montagna” non meno interessante è il percorso di palazzo Reale che consente un’immersione completa nel mondo creativo di uno degli artisti più significativi del panorama contemporaneo italiano.
Un percorso a tappe che mette in risalto i momenti cardine dell’evoluzione creativa di Paladino con opere fondamentali come Silenzioso, mi ritiro a dipingere un quadro del 1977, considerato il dipinto precursore della Transavanguardia, iniziata subito dopo la Biennale di Venezia del 1980.
Tuttavia è la suggestione più che lo sviluppo cronologico del lavoro a definire il percorso attraverso pezzi che lo stesso Paladino ritiene fondamentali.
Fra le sale più affascinanti senza dubbio quella dedicata all’installazione dei Dormienti, trentadue sculture immerse nella composizione eco-acustica e musica del giovane compositore David Monacchi, e poi nel cortile di palazzo i grandi scudi di terracotta, materia che si presta a mantenere i gesti pittorici ma con una declinazione tridimensionale, sui quali Paladino assomma segni e oggetti.
L’itinerario ideale si conclude alll’Ottagono della Galleria Vittorio Emanuele II dove è posto un aeroplano P.180 Avanti, costruito dalla Piaggio Aero, intitolato Cacciatore di stelle, la cui livrea è stata dipinta dal maestro.
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