La storia del Fucino e del suo emissario artificiale è senza dubbio una vicenda complessa e, per molti versi, ancora sconosciuta. Eppure quella attuata nella Marsica è stata la più ardita opera idraulica dell’antichità effettuata nel mondo Mediterraneo. A essa è dedicata una mostra che sarà visitabile dal 14 aprile al 14 ottobre nelle sale del centro di restauro del nuovo museo Paludi di Celano.
L’esposizione narrerà le vicende legate alla costruzione del collettore sotterraneo: atti, rilievi d’epoca (compresi alcuni originali conservati all’Archivio di Stato di Napoli e a quello dell’Aquila), stampe e incisioni di fine Seicento e del Settecento, la completa documentazione topografica e numerose fotografie illustreranno tutte le fasi dei vari interventi che sono stati realizzati: dalla regimazione delle acque operata nel primo secolo dopo Cristo ai tentativi di restauro, sino alla bonifica e alla configurazione attuale. Né mancherà una sezione dedicata al mutare degli aspetti principali del paesaggio che, da un avvenimento così “incisivo”, che inevitabilmente ha segnato il territorio di questa parte d’Abruzzo, è stato completamente modificato.
L’iniziativa è stata promossa dalla direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici dell’Abruzzo e dal museo Paludi di Celano in collaborazione con la Provincia dell’Aquila, le Università di Chieti, “La Sapienza” di Roma e dell’Aquila (in particolare, il dipartimento di scienze ambientali), il Cnr e la Società geografica italiana. L’evento s’inserisce tra le celebrazioni per Italia 150: del resto, se è vero che il collettore sotterraneo del lago Fucino ha senza dubbio rappresentato la più grande opera idraulica del periodo antico, è altrettanto vero che il suo integrale drenaggio rappresenta il primo grande lavoro dello stato unitario. La fine ufficiale fu decretata il 1° ottobre 1878.
Il tutto fu reso possibile da una sinergia tra l’imprenditoria privata e il potere pubblico. Re Vittorio Emanuele II in un primo momento reiterò il vecchio decreto borbonico, e successivamente affidò in concessione al banchiere romano Alessandro Torlonia le terre acquisite dalla bonifica. A questa figura fu anche conferito il titolo di principe del Fucino. (Marco Fornara)
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