Itinerari del week end. A Borrello, tra il verde e le pietre antiche della Val di Sangro

Il volo che fa l’acqua è, complessivamente, di circa duecento metri. E’ un salto triplo quello che caratterizza le cascate del Rio Verde, le più [...]

Il volo che fa l’acqua è, complessivamente, di circa duecento metri. E’ un salto triplo quello che caratterizza le cascate del Rio Verde, le più alte d’Italia fra quelle naturali. Si trovano a quota 800 nel comune di Borrello, in provincia di Chieti, entro i confini dei 287 ettari della riserva naturale che prende il nome dal fiume che le alimenta (www.riservacascatedelverde.tk ). Il torrente, che nasce dai laghi dell’Anitra e che nella sua prima parte sfiora quel poco che è rimasto in piedi del convento di San Giovanni, una volta superato il dislivello esce da una stretta gola e lambisce le Lame Rosse per poi gettarsi nel Sangro.

Decisamente suggestiva questa zona anche perchè, oltre a una tipica vegetazione mediterranea con lecci e roverelle, non mancano trote, granchi e gamberi di fiume, puzzole, gatti selvatici, lontre, rapaci, ballerine gialle e merli acquaioli, uccelli che s’incontrano solo in luoghi a inquinamento zero. Vi si accede mettendosi in cammino lungo il sentiero che parte dalla contrada Crocetta, non lontano dal centro del borgo abruzzese che, nemmeno 400 abitanti, ha però avuto più di un figlio illustre. Come il chimico Enrico Di Luca, emigrato negli Stati Uniti: a lui si devono la creazione del “memory core”, antesignano dei primi microchip al silicio, e delle piastrelle di rivestimento termico per gli “Space Shuttle” della Nasa. Come tanti paesi del sud, Borrello è stata terra d’emigrazione, e lentamente è andato spopolandosi passando da qualche migliaio di abitanti nei secoli scorsi ai circa 400 di oggi.

 

E se i dintorni non fanno altro che confermare l’essenza verde dell’Abruzzo, il centro abitanto è denso di testimonianze del passato. L’itinerario alla scoperta del paese non può che iniziare dalla chiesa madre, conosciuta anche come oratorio di Sant’Egidio. Una possente costruzione a navata unica (erano tre sino al ’700) e in stile romanico rurale, è situata in via Marsica, nel centro storico. Risalente all’anno mille, distrutta più volte dai terremoti e ricostruita e ancora devastata durante la seconda Guerra mondiale, poi ristrutturata definitivamente negli anni ’90. Fu in quella occasione che venne rinvenuta la misteriosa scultura in pietra lievigata raffigurante una donna (nella foto a lato). E’ antichissima, ma attende ancora d’essere studiata approfonditamente. All’interno è presente un’edicola in stucco con colonne corinzie e statue di santi. Restano tracce barocche nella nicchia e nelle colonnine al centro dell’abside. Anche il portale, in pietra calcarea, è tardo barocco. La facciata – sulla cui sinistra si staglia il campanile – ha un aspetto a capanna molto bassa ed è stata realizzata in ciottoli e in pietra leggermente sbozzata. Nel vicino quartiere dei Gentili, o D’Evangelista, abitavano le famiglie più in vista. Accanto a quest’edificio sacro, è ubicato il bel palazzo Marranzano, ristrutturato nel secolo XIX e composto da tre piani. Una piccola pausa per vedere come le epoche vi si siano sovrapposte lasciando all’edifico tracce di antichi splendori da leggere nello stemma nobilare, nell’insolita conciglia che sovrasta l’ingresso (dal giardino), nella raffinatezza degli architravi scolpiti e delle finestre. Fuori dal cuore dell’abitato, si snoda invece via Roma su cui si affaccia il palazzo baronale che nel passato poteva contare su un ponte levatoio. Esso poggiava sull’ultimo dei tre piani in cui è suddiviso lo stabile, proprio nel punto in cui s’innalza la torre dell’orologio che, sulla sommità, ha un’originale struttura piramidale in ferro battuto che sorregge la campana. E’ l’attuale sede del municipio. Le pareti sono rosa, e il cornicione, gli stipiti e gli architravi sono colorati di grigio. Fra le mura del Comune, è ospitato anche il museo civico “Memorie della vita contadina” fondato nel 1997 e dove sono conservati numerosi attrezzi agricoli, molti caduti in disuso. Le sezioni sono quattro: la lavorazione della terra e la coltivazione degli orti, la raccolta delle messi e il loro carico sulle bestie da soma, il loro trasporto da parte degli uomini e degli animali, e la produzione del vino.

Chiesa di Sant'Antonio

Sempre in via Roma si può inoltre ammirare la chiesa cinquecentesca di Sant’Antonio a tre navate in stile rurale. Tre archi a tutto sesto sostengono le volte a botte. Le pareti sono rivestite da decorazioni in oro, e la facciata è a capanna: è stata costruita con ciottolidi fiume e pietre grossolanamente sbozzate. Due i portali con architrave. Il campanile, suddiviso in tre ordini, si erge nella parte posteriore. Una delle caratteristiche di Borrello è la presenza di varie fontane. La principale si chiama “fonte a valle” per indicare la sua posizione sottostante il centro: tre getti alimentano un abbeveratoio per animali e un lungo lavatoio in pietra scanalata che diverse generazioni di donne hanno utilizzato per lavare i panni. Altre sorgenti si trovano sul monte San Giovanni (Acqua fresca), oltre valle Chiara nei pressi del colle del Fico (Della croce), sotto la località Le Morgie (Cupa), a metà della strada che conduce al colle del Rocco (Della lama), all’imbocco del vallone delle Querce (Del sorbo) e in regione Sirienze.

 

Meritano una passeggiata, poi, la spianata sul colle di San Matteo con i ruderi dell’eremo medievale di San Martino e San Nicola di Pilo, la fascia pianeggiante tra il Sangro e il colle Mariano con i resti di una cartiera seicentesca, e il monte Calvario a 840 metri a cui si accede dalla periferia sud: in vetta una rustica Via crucis e tre croci. E ancora: la piazza vecchia, cuore di Borrello, e la porta saracina, particolare formazione rocciosa a forma di arco non distante dal centro da dove lo sguardo può spaziare nell’ampia valle del Sangro. (Marco Fornara)

 

(Autore immagini Angelo Ferrari www.borrelloweb.it)

 

 

Sant'Egidio

 

La torre dell'Orologio

 

Il bosco di Montalto

 

La cascata del rio Verde

 

Erosioni del rio Verde nella omonima riserva naturale

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