Due date emblematiche per la storia italiana, arte compresa. La prima è il 1948, la seconda il ’68. Entrambe sono al centro della mostra “Percorsi tra le Biennali. 1948-1968. La pittura nuova in Friuli e a Venezia”. L’esposizione, inaugurata domenica, sarà visitabile sino al 12 giugno, in contemporanea con la 54ª “Biennale veneziana”, alla galleria d’arte moderna e contemporanea “Armando Pizzinato” di Pordenone. A promuoverla è il Comune; l’iniziativa è stata curata da Giovanni Granzotto con la collaborazione del museo civico d’arte.
La Biennale del ’48, all’indomani della seconda guerra mondiale, segnò l’arrivo in Laguna e in Europa della nuova America. Un approdo deflagrante, così come violento fu l’impatto sull’arte italiana appena uscita dal Ventennio. Invece la Biennale del ’68 cadde in uno degli altri momenti topici del Novecento, e fece i conti con il clima di contestazione che, partito da Parigi, dilagò in Italia e nel resto del vecchio continente. Fu l’edizione di Hans Arp, Francis Bacon, Jean Dubuffet, Marcel Duchamp, Jean Fautrier, Hans Hartung, Man Ray, Claes Oldenburg, Mark Rothko, Robert Rauschenberg e Andy Warhol, ma anche di Tancredi Parmeggiani, Gino Severini, Alberto Burri, Giacomo Balla, Mario Deluigi, Augusto Colombo, Lucio Fontana e Pino Pascali. Un momento magico, che suggellava due decenni di novità, veri e propri sconvolgimenti, che per altro nel frattempo erano stati metabolizzati.
E quest’appuntamento tiene tutto ciò come sfondo per affrontare, in modo sistematico, il “locale”, posto come tassello rappresentativo del “generale”. I riflettori sono puntati innanzitutto sui friulani che parteciparono a quei due eventi. Ma non solo: visto il fascino esercitato da sempre da Venezia, tra gli artisti della città lagunare sono stati considerati anche quelli di “adozione” come Virgilio Guidi e Riccardo Licata, e poi Tancredi e Deluigi. In questa occasione è stata fatta la scelta di non rendere omaggio, invece, agli artisti della terraferma veneta, e, inoltre, ci si è limitati all’ambito della pittura rinviando a successivi approfondimenti scultura e arti applicate. Ecco perchè non sono presenti opere di Dino Basaldella, Alberto Viani e altri protagonisti di quel fatidico ventennio. “Il significato di questa rassegna – afferma Granzotto – sta nel tentativo di raccontare gli straordinari momenti di scambio e di innovazione vissuti da una componente fondamentale dell’arte visiva a Venezia. Abbiamo cercato di riportarli alla luce e di spiegarli dalla parte dei pittori di questa zona che contribuirono a fare grandi le Biennali di quegli anni. La ricerca s’è concentrata su quelle generazioni che, anche percorrendo il solco della pittura iconografica, hanno comunque contribuito allo svecchiamento e allo sviluppo di quella contemporanea, con una particolare sottolineatura per quei maestri che hanno davvero preso parte alla formazione delle avanguardie storiche del dopoguerra. Ecco perchè, con l’eccezione di Guidi, non s’incontrano figure nate nell’Ottocento”. In mostra vengono presentati 220 dipinti e 25 opere grafiche. I nuclei più estesi (otto-dieci opere ciascuno) sono quelli relativi ad Afro Basaldella, Edmondo Bacci, Mario Deluigi, Virgilio Guidi, Riccardo Licata, Gino Morandis, Anton Music, Armando Pizzinato, Bruno Saetti, Giuseppe Santomaso, Emilio Vedova e Giuseppe Zigaina. Di Giorgio Celiberti, Luciano Gaspari, Alberto Giaquinto, Tancredi Parmeggiani e Vinicio Vianello sono stati invece proposti sei-otto lavori. A completare la panoramica esempi della produzione (rigorosamente legata al periodo delle Biennali) di Giovanni Anzil, Maria Baldan, Saverio Barbaro, Ferruccio Bortoluzzi, Gustavo Boldrini, Renato Borsato, Carlo Ciussi, Federico De Rocco, Giuseppe Gambino, Toni Fulgenzi, Bruna Gasparini, Carlo Hollesch, Albino Lucatello, Cesco Magnolato, Leone Minassian, Mirko Basaldella, Giorgio Paolucci, Fred Pittino, Saverio Rampin e Carmelo Zotti. Info: 0434.523780-392935. (Marco Fornara)
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