Hayez, Milano, il Risorgimento. La storia in mostra

Correva l’anno 1859. Erano passati appena tre mesi dall’ingresso a Milano di Vittorio Emanuele II, futuro re d’Italia, e dell’imperatore di Francia Napoleone III, che, […]

Correva l’anno 1859. Erano passati appena tre mesi dall’ingresso a Milano di Vittorio Emanuele II, futuro re d’Italia, e dell’imperatore di Francia Napoleone III, che, alleati, avevano vinto la seconda guerra d’indipendenza. Fu allora che venne allestita a Brera una  mostra per celebrare la liberazione della Lombardia dal dominio austriaco.

E in quell’occasione Francesco Hayez presentò, in mezzo ai quadri che raffiguravano le battaglie del Risorgimento, un piccolo dipinto, “Il bacio”, destinato a diventare una delle opere più popolari e riprodotte di tutti i tempi. E che adesso è stato scelto dalla pinacoteca di Brera, che lo custodisce sin dal 1886, come emblema dell’esposizione dedicata, in occasione del 150° anniversario , a un particolare aspetto dell’attività del pittore veneziano, considerato da Giuseppe Mazziniun grande idealista del secolo XIX, il capo della scuola artistica storica, che il pensiero nazionale reclamava”. “Hayez nella Milano di Manzoni e Verdi”, che racconta decenni cruciali per la storia del Paese, sarà visitabile dal 12 aprile al 25 settembre.

Francesco Hayez, l'autoritratto degli Uffizi

dell’Italia unita

Proprio “Il bacio”, che lo stesso Hayez ha replicato diverse volte senza però riuscire a raggiungere la magia della prima versione, ha avuto subito un grande successo per l’universalità del tema trattato. Questo lavoro è stato spesso interpretato come l’addio di un volontario alla sua amata, anche se in realtà l’autore voleva dargli un altro significato. Avendo scelto come sottotitolo “Episodio della giovinezza”, pensava alla nuova nazione che sarebbe prosperata grazie all’energia e all’amore delle giovane generazioni che erano andate a combattere per la libertà. Milano ha dato, già con le “Cinque giornate” del 1848, un contributo decisivo al Risorgimento, ma non è stata, come Torino, Firenze e Roma, capitale.

E’ stata però considerata “capitale morale” e ha avuto un ruolo, probabilmente superiore a qualsiasi altra città, decisivo per l’unità culturale della penisola. E’ stata infatti, nel corso dell’Ottocento, il più importante centro di editoria, produzione artistica, mercato del collezionismo, e musica, a cominciare dal melodramma atteso da un’ininterrotta fortuna internazionale. E tre protagonisti appartenuti a due generazioni diverse (Alessandro Manzoni nato nel 1785 e morto nel 1873, Hayez vissuto a cavallo fra il 1791 e il 1882, e Giuseppe Verdi che, vista la luce nel 1813, si spense nel

Hayez, il ritratto di Massimo D'Azeglio

1901) hanno rappresentato più di ogni altro il primato del capoluogo lombardo nell’ambito di letteratura, pittura e musica fornendo i modelli in cui la nuova Italia potè riconoscersi spaziando dalla tragedia (“Conte di Carmagnola” e “Adelchi”) al romanzo moderno (“I promessi sposi”), dai quadri storici al ritratto sino alla lirica.

Il complesso di Brera, con l’Accademia, la pinacoteca, la biblioteca nazionale braidense e le altre istituzioni, il teatro alla Scala, i centri dell’editoria letteraria e musicale come la famosa casa Ricordi, furono il grandioso laboratorio di questa cultura “tricolore”. Manzoni era lombardo, Hayez e Verdi no, ma la loro affermazione testimonia quello spirito d’accoglienza e quella capacità di attirare ingegni che dai tempi di Leonardo è sempre stata una prerogativa milanese.

L’iniziativa presenta una serie di capolavori di Hayez che ripercorrono alcune fasi della sua carriera. Si va dai dipinti storici degli anni ’20, agli esordi nel Romanticismo ispirati al “Carmagnola” sino a un “Ritratto dell’Innominato” dedicato a uno dei protagonisti dei “Promessi sposi”. E accanto a due autoritratti, quello di Brera e quello della galleria degli Uffizi di Firenze, verranno esposti il più famoso dei suoi ritratti, quello di don Lisander del ’41, in cui lo scrittore appare in un atteggiamento informale con in mano la tabacchiera, e quelli della seconda moglie Teresa Stampa, dell’amico filosofo Antonio Rosmini e del pittore e uomo politico Massimo D’Azeglio, che aveva sposato Giulietta, la figlia prediletta di Manzoni.

Una serie di capolavori chiesta ad Hayez dal figliastro del letterato, Stefano Stampa. Due dipinti a tema religioso (“L’arcangelo San ” e “La Vergine addolorata”) furono invece apprezzati direttamente da Manzoni, e rimandano all’atmosfera degli “Inni sacri”. Hayez ha avuto rapporti di amicizia anche con Verdi, che più volte si servì della sua consulenza per la messinscena delle opere. Anche perchè l’artista veneto affrontò in pittura gli stessi argomenti di alcuni dei più popolari melodrammi del maestro di Roncole, come “I lombardi alla prima Crociata”, “I Vespri” e “I due Foscari”.

Hayez, il ritratto di Alessandro Manzoni

Michele

In mostra – la cui colonna sonora sarà composta dalle arie più celebri della produzione verdiana – troveranno posto i più significativi di questi lavori, abbinati in alcuni casi a ritratti dei loro proprietari, come l’imperatore Ferdinando I d’Austria per la prima versione di “L’ultimo abboccamento di Jacopo Foscari con la propria famiglia”, o il poeta Andrea Maffei e la moglie Clara, animatori del salotto della contessa Maffei, per il “bis” del medesimo soggetto.

Il “Francesco Foscari destituito” e “I Vespri siciliani” colpiscono per la loro magnificenza. La rassegna proseguirà con “Il bacio” e i ritratti di due degli assoluti protagonisti delle note dell’Ottocento italiano, che con l’artista ebbero un rapporto privilegiato: Gioacchino Rossini, amico di tutta una vita, e Verdi, che Hayez in realtà non ha mai effigiato. Ecco così il celeberrimo ritratto dedicato da Giovanni Boldini a colui che aveva definito “il vero imperatore e re dell’arte musicale”. E nell’ultima sala del percorso, la 37ª, alcuni conosciuti dipinti della Pinacoteca legati al Risorgimento godranno di una maggiore visibilità.

Programmata da Sandrina Bandera, direttrice della Pinacoteca, l’esposizione si deve a Fernando Mazzocca, il massimo

Hayez, gli ultimi momenti del doge Marin Faliero

studioso di Hayez, e a Isabella Marelli, conservatrice delle opere dell’Ottocento di Brera: avevano già collaborato alla mostra con cui Milano nel 1983 aveva ricordato il centenario della morte del pittore. Questa avrà sei sezioni. Nella prima, intitolata “Gli autoritratti di Hayez. Il pittore storico come il vate della nazione”, si potranno ammirare due oli su tela: l’autoritratto a 57 anni (del 1848) e quello a 69 (del ’62). La seconda, denominata “Hayez e Manzoni. Dal “Carmagnola” ai “Promessi sposi”” si aprirà con un’incisione a bulino su rame, conservata nel fondo manzoniano della biblioteca braidense, di Giuseppe Beretta: “L’estremo giorno del conte di Carmagnola” realizzata fra il 1834 e il ’38. Sempre da lì arriverà l’acquerello “Studio per “Il conte di Carmagnola”” del ’20: di Hayez, come gli oli su tela “I vespri siciliani” del ’22, “Studio per la testa del Carmagnola – Ritratto del conte Alfonso Schiaffinati” del 1820-21, “Studio di una testa spiccata dal busto (Il Carmagnola)” del ’34, e “Ritratto dell’Innominato” del ’45, tutti e quattro da collezioni private.

La terza parte si baserà interamente su oli su tela di Hayez e avrà per tema “I ritratti della famiglia Manzoni e degli amici. Manzoni ammiratore di Hayez: da Brera ecco “Ritratto della famiglia Borri Stampa” del 1822-23, “Ritratto di Alessandro Manzoni” del ’41, “Ritratto di Teresa Manzoni Borri Stampa” del 1847-48, “Ritratto di Antonio Rosmini” del 1853-56 (quest’ultimo in deposito alla Civica Galleria d’arte moderna di Milano) e “Ritratto di Massimo d’Azeglio” del ’64.

Riflettori puntati, poi, su “L’Arcangelo San Michele” dalla parrocchiale di Sant’Andrea Apostolo di Iseo, e su “La Vergine addolorata con gli angioli e i segni della passione” del ’42 dal museo civico di Riva del Garda. Si proseguirà con ““I Due Foscari” e “I lombardi”. Da Hayez a Verdi”.

Hayez, ritratto di Gioacchino Rossini

Di Giuseppe Bertini si potrà ammirare l’olio su tela “Ritratto del conte Andrea Maffei” del 1845-50 (dal museo Poldi Pezzoli di Milano) e di Hayez gli altri oli su tela “L’ultimo abboccamento di Jacopo Foscari con la propria famiglia (I due Foscari)” del 1838-40 (dalla fondazione Cariplo di Milano), “Ritratto di Ferdinando I imperatore d’Austria e re del Lombardo Veneto” del ’40 (dal museo del Risorgimento di Milano), “L’ultimo abboccamento di Jacopo Foscari (I due Foscari)” del 1852-154 (dalla galleria d’arte moderna di palazzo Pitti a Firenze), “Ritratto della contessa Clara Maffei” del ’45 (dal museo di Riva), “La sete dei Crociati sotto Gerusalemme” del ’38 (da collezione privata) e “Francesco Foscari destituito (I due Foscari)” del 1842-44 (da Brera). Quindi “”Il suon di ogni squilla i Vespri suonò”.

I “Vespri siciliani” da Hayez a Verdi” con gli oli su tela di Hayez “La sposa di Ruggier Mastrangelo da Palermo insultata dal francese Droetto è  vendicata con la morte di questo (I Vespri Siciliani)” del 1844-46 (dalla galleria nazionale d’arte moderna di Roma) e “Ritratto di Sarah Louise Strachan Ruffo di Motta e Bagnara Principessa di Sant’Antimo” del 1840-44 (dal museo di San Martino di Napoli). Conclusione con “La “musica dell’avvenire” da Rossini a Verdi. Il “Bacio” di Hayez e l’“avvenire” d’Italia” nel segno di tre oli su tela: due di Hayez (“Il bacio” del ’59 e “Ritratto di Gioacchino Rossini” del ’70, entrambi da Brera), e uno di Boldini (“Ritratto di Giuseppe Verdi” dell”86 dalla casa di riposo per musicisti-fondazione “Giuseppe Verdi” di Milano). Info: 02.72263262. (Marco Fornara)

Il bacio

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