Jane Eyre, 164 anni e non dimostrarli

Liquidare storie con l’etichetta di “classico” è il modo più semplice per tentare di spiegarne il successo nel tempo. D’altronde chi potrebbe mai negare al [...]

Liquidare storie con l’etichetta di “classico” è il modo più semplice per tentare di spiegarne il successo nel tempo. D’altronde chi potrebbe mai negare al Pinocchio di Collodi o a Romeo e Giulietta il marchio dell’immortalità, dunque del classico. Nello specifico, il riferimento è però ad altre pagine della letteratura: Jane Eyre di Charlotte Bronte, libro capolavoro dell’autrice inglese, pubblicato nel lontano 1847, 164 anni fa.

Il dato che stupisce è che tra il 1910 ed il 1996 le complesse vicende del romanzo siano state oggetto di ben 15 trasposizioni cinematografiche, tra cui la versione di Zeffirelli nel 1996, un buon numero di adattamenti televisivi e da ultima, un’ennesima ripresa da parte di Cary Fukunaga con con Michael Fassbender nel ruolo di Rochester e Mia Wasikowska nei panni dell’istitutrice, che peraltro è stata disegnata in maniera abbastanza dura dal giovane regista americano. Il film, che amplifica le atmosfere cupe della brughiera inglese in una deriva dagli accenti alquanto horror è uscito sugli schermi americani nelle settimane scorse.

Ma torniamo alla partenza, ovvero alla fortuna di Jane Eyre, dovuta in gran parte al fatto che il personaggio sia perfettamente attuale: una donna che reagisce allo status quo, e che molto meriterebbe per la sua determinazione e intelligenza, ma che tuttavia troppo subisce dalla vita e dalle circostanze. E quale donna non si sente penalizzata, incompresa, punita in qualche modo dall’esistenza? Certo sono ben poche  – e menomale – quelle che si trovano a vivere la lunga sequela di disgrazie che affligge la povera Jane sin dall’infanzia. Ma l’empatia è comunque immediata.  Anche il finale, d’altronde, è lieto solo a metà, cosa che piace moltissimo al sesso femminile, perché sarà pur vero che l’amore trionfa, ma è anche vero che Jane si prende un  Rochester  condannato alla cecità. La condzione ideale per l’infermiera che alberga – in latenza o esplicitamente – nelle donne di ieri e di oggi. Dite di no ? Intanto ecco qualche esempio di come i registi hanno trattato la storia nel tempo. (AD)

La Jane Eyre del 1934, con Christie Cabanne

La Jane Eyre  del 1944, con  Joan Fontaine e Orson Welles

Jane Eyre 1973 (Sorcha Cusack, Michael Jayston)

Nel 1996, la versione di Franco Zeffirelli, con Anna Paquin, Charlotte Gainsbourg, William Hurt

L’ultima Jane, quella di Fukunaga

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