Recentemente è stato inaugurato il museo diocesano di Potenza. E a breve, pochi giorni prima di Pasqua, toccherà a quello di Matera il cui taglio del nastro è previsto alle 18 di venerdì 15 aprile.
Troverà posto negli ambienti dell’ex seminario, un edificio costruito agli inizi del ventesimo secolo per volontà dell’arcivescovo Raffaele Rossi, tra l’episcopio e la cattedrale, sullo sperone della Civita, la parte più antica della città caratterizzata dall’imponente duomo, che domina e separa le due valli del Sasso Barisano e del Sasso Caveoso.
Nel corso degli anni sono stati effettuati dei lavori di consolidamento strutturale, di restauro architettonico e di ridefinizione funzionale degli spazi per ottimizzare quelle che stanno diventando le sale espositive. Il complesso di largo Duomo, con accesso da via Riscatto, offrirà ai visitatori un’inedita lettura tematica della storia e della cultura della Basilicata. In tre ampi locali al piano terra, verranno collocate importanti opere datate tra l’XI secolo e l’Ottocento, per esempio provenienti dal Tesoro della cattedrale e dalla chiesa di Santa Chiara.
Tra i manufatti più antichi conservati, un enkolpion (una croce pettorale) di manifattura bizantina, realizzata a metà del Mille, probabilmente in una bottega di Palermo, uno dei cosiddetti tiraz, vere e proprie officine in cui durante la dominazione araba si creavano tessuti di alta qualità.
Si potranno ammirare, poi, vari reliquiari, a cominciare da quello a braccio di sant’Eustachio, patrono di Matera, interamente decorato a sbalzo (risalente ai decenni fra il 1400 e il 1450); quello a busto, quattrocentesco, di sant’Agapito, figlio di sant’Eustachio; e quello di san Giovanni da Matera che presenta un punzone riconducibile a una bottega di orafi materani della seconda metà del Quattrocento.
E ancora: un servizio di liturgia festiva in filigrana d’argento, di produzione palermitana, composto da un calice, un vassoietto con ampolle e un campanello. Oggetti che hanno visto la luce tra il 1702 e il 1720 e che arrivano dalla chiesa di Santa Chiara.
L’intesa fra tre enti (Ministero per i beni e le attività culturali, Curia e Regione) sta portando intanto alla creazione di un sistema per la fruizione del patrimonio artistico legato all’intera Chiesa lucana. Un vero e proprio itinerario che comprende otto musei diocesani: quelli di Acerenza, Melfi, Venosa, Potenza, Muro Lucano, Tricarico, Matera e Tursi.
In quello della stessa Matera i lavori sono stati eseguiti dalla direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici della Basilicata, e in particolare dalla Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici relativamente alla progettazione architettonica, al restauro e all’allestimento, e da quella per i beni storici-artistici ed etnoantropologici per la creazione del percorso scientifico. (Marco Fornara)
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