Anni ’60 -’70, il corpo come linguaggio. Maestri della fotografia al Mufoco

Anni ’60 – ’70, il mondo cambia linguaggio, la contestazione diventa verbo, liberazione la parola d’ordine. Liberazione della mente e allo stesso modo del corpo.   [...]

Anni ’60 – ’70, il mondo cambia linguaggio, la contestazione diventa verbo, liberazione la parola d’ordine. Liberazione della mente e allo stesso modo del corpo.   I giovani corrono a Woodstock e all’Isola di Wight, le donne sono in piazza, la rappresentazione diventa “totale”, sono i tempi del  living theatre, del teatro di Grotowsky, dell’Odin Teatret e il corpo “liberato” diventa tema privilegiato delle sperimentazioni artistiche. Sono gli anni di Fluxus, della body art e della performance, azioni artistiche per le quali la corporeità diventa tela per descrivere l’identità, sia sul piano esistenziale sia sociale. Filo rosso al quale non sfugge la fotografia,

Floris Neususs, Nudogramma 1972

come la mostra “Il corpo come linguaggio – Anni Sessanta e Settanta”  al museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo (Milano) sottolinea attraverso le immagini di dodici grandi autori italiani e stranieri selezionati dalle collezioni museali da Roberta Valtorta (in aleestimento fino all’11 settembre).

Nel percorso troviamo Günter Brus, che vive la fotografia come gesto finale che fissa il dramma del corpo coinvolto in azioni fortemente espressive; Maurizio Buscarino che quasi disegna attraverso il mezzo fotografico le performance teatrali di Francisco Copello; Gabriele Basilico, che affronta con ironia e senso del grottesco il corpo abbronzato come oggetto plastico, quasi finto; Guido Guidi, che in alcune sue prime e poco note ricerche presenta in modo semplice la nudità nell’immediatezza della quotidianità; David Bailey che guarda ai tatuaggi come veri e propri mondi che nascono sulla superficie del corpo; Eugenio Carmi, per il quale il corpo femminile diventa schermo sul quale proiettare colorate forme astratte; le surreali messe in scena di Leslie Krims; le storie attorno al corpo di Christian Vogt; la contaminazione tra performance e immagine di Floris Neusüss, che realizza fotogrammi del corpo a dimensioni naturali; le sperimentazioni con le Polaroid di Paolo Gioli; i corpi di Carla Cerati che applica lo sguardo di una donna alle forme del corpo femminile e infine, gli autoritratti di Paola Mattioli, intesi come momento di coscienza di sé.

Dalla mostra emergono costellazioni di un universo complesso e molto ricco dal punto di vista delle narrazioni e dei linguaggi. Come furono quegli anni. Info: http://www.mufoco.org

Les Krims, Senza titolo 1969

David Bailey, Hawaii 1975

Gabriele basilico, dalla serie In pieno sole (1978)

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