Presenta interessanti novità la primavera negli spazi del Macro (Museo arte contemporanea Roma), oggi infatti, aprono al pubblico nuove mostre, nuovi allestimenti ed opere che entreranno nella collezione permanente.
E’ così per le due opere vincitrici del bando di concorso Macro 2%: “Rope” di Arthur Duff e “Orizzonte Galleggiante” di Nathalie Junod Ponsard.
Il tedesco Arthur Duff (1973) e la francese Nathalie Junod Ponsard (1961), sfruttando le potenzialità della luce, tema del concorso, offrono al museo due opere d’arte pubblica pensate per essere collocate in zone di passaggio e rendendole quindi fruibili.
L’opera di Arthur Duff, Rope, è costituita da un’installazione neon di colore rosso situata nei vani antincendio del parcheggio e si completa con una proiezione laser sul fondo degli ascensori vetrati, visibile solo quando sono in movimento. Il progetto mette in comunicazione i diversi livelli del museo unendo il parcheggio, il foyer, il primo piano e il grande terrazzo in una azione continua tra neon, laser, e movimento, per “connettere, risolvere e far interagire dinamiche architettoniche estremamente dissonanti tra loro”.
La scritta a neon è una citazione ripresa dalla prima pagina della sceneggiatura del film Rope (Nodo alla gola) di Alfred Hitchcock: “The action of the story is continuous; there are no time lapses of any kind (L’azione della storia è continua; non ci sono scarti temporali di alcun tipo)”, un messaggio che anticipa l’esperienza del pubblico una volta entrato negli ascensori vetrati: la continuità percettiva e la dialettica tra osservatore e osservato. All’interno degli ascensori vetrati i visitatori diventeranno inconsapevolmente parte attiva dell’opera, e osservati da chi, già all’interno del Museo, leggerà una nuova scritta proiettata sul fondo degli ascensori: “Cat and rat cat and rat only who is the cat and who is the rat”, altra citazione del film di Hitchcock. Il visitatore quindi, nell’accedere al museo e nel percorrere gli spazi attraverso queste sequenze di racconto, vive attraverso le luci fisse dei neon una storia la cui azione è continua e senza interruzioni e di cui il laser lo fa diventare oggetto e soggetto in una sorta di delirante e imprevedibile inseguimento tra gatto e topo.
Il lavoro di Nathalie Junod Ponsard, Orizzonte Galleggiante, è un’installazione led realizzata nel vano della scalinata che collega direttamente lo spazio esterno del nuovo Macro alla grande terrazza. L’artista ha creato un orizzonte luminoso composto da led colorati che accompagna simbolicamente i visitatori attraverso l’architettura, trasformando questo insolito spazio in un percorso dalla cromia intensa e variabile, e contrapponendo lo slancio e i tagli arditi dell’architetto all’orizzontalità di una natura artificiale ma allo stesso tempo viva e mobile. Lo spazio concluso della scalinata del Museo si trasforma così in un ideale paesaggio aperto, in cui la luce varia continuamente definendo atmosfere dinamiche ed equilibri mutevoli. L’orizzonte della Ponsard colora le grandi pareti bianche della scalinata in maniera sempre diversa con tonalità che vanno dal rosso al ciano, dall’arancione al blu indaco e del giallo al blu scuro. La mutevole e fluttuante luce creata dall’installazione aumenta di intensità con il reale calare del sole, avvolgendo lo spazio e portando idealmente i visitatori che attraversano l’architettura di Odile Decq in un luogo altro.
Sempre oggi apre il nuovo allestimento della sala Enel, con opere degli artisti internazionali Arcangelo Sassolino, Ernesto Neto e Dan Perjovschi.
Piccolo animismo, è l’opera creata appositamente per il Macro da Arcangelo Sassolino. Un grande contenitore realizzato con lastre di acciaio inox saldate tra di loro. Attraverso un processo ciclico di immissione e sottrazione di aria in pressione, il volume subisce trasformazioni sorprendenti e destabilizzanti raggiungendo il limite della tensione e tuonando inaspettatamente. Sassolino crea una scultura “generatrice di forme” forzandone il più possibile la materia. Lo spettatore, coinvolto nell’attesa dell’azione, vive il manifestarsi di queste tensioni e di questi conflitti mettendo in gioco la propria emotività . “Attraverso la scultura faccio fruire un fenomeno a cui la coscienza e la ragione reagiscono quando esso è in atto o addirittura è già passato. Se si vuole riviverlo bisogna aspettare un’altra azione. Nel frattempo c’è solo un rimando di memoria e un’estetica in attesa.”
Il nuovo allestimento continua con While Nothing Happens, realizzata dall’artista brasiliano Ernesto Neto nel 2008 per il Macro, in occasione di una mostra personale a cura di Dobrila Denegri. Oggi l’opera viene ripensata a partire dall’incanto visivo e dalle sue suggestioni olfattive, come un luogo plastico dell’artista che, in dialogo con le proporzioni della sala, offre al visitatore uno spazio raccolto e meditativo in cui raccogliersi. Si tratta di un’installazione in lycra, fluttuante e profumata, sospesa da terra, che continene cinque colorate spezie macinate: pepe nero, cumino, chiodi di garofano, zenzero e curcuma. Mescolando materia e spazio, colori ed odori, l’artista brasiliano, realizza un’opera che coinvolge tutti i sensi dello spettatore, abbattendo le distanze tra arte e vita, creando “un’arte che unisce, che ci aiuta a interagire con gli altri, che ci mostra il limite, inteso non come un muro ma come un luogo di sensazioni, di scambio e di continuità”.
Inaugurato in corso d’opera lo scorso 11 febbraio, a questi lavori si affianca The crisis is (not) over. Drawings and Dioramas: il gigantesco affresco contemporaneo dell’artista rumeno Dan Perjovschi (leggi articolo).
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Un “incontro” tra la cultura popolare rappresentata dallo sport del pugilato e la cultura propriamente intesa per “New York Shots”, il nuovo progetto del fotografo americano Howard Schatz dedicato ai protagonisti del mondo della boxe. Nella hall del museo dieci grandi fotografie indagano il tema del corpo e il suo ruolo nella cultura italoamericana di New York vissuta attraverso i protagonisti della boxe. I lavori esposti appartengono alla serie fotografica che ha permesso a Schatz di vincere i prestigiosi premi: American Photo: Images of the Year e il Prix de la Photographie Paris come fotografo dell’anno.
Passiamo all’ultima novità, le opere di due giovani artisti romani, Beatrice Pediconi e Roberto De Paolis racchiuse nel progetto No Trace, indagine fotografica sul tema della fragilità e della precarietà. Attraverso sedici stampe fotografiche di grande formato che si “guardano” come in un gioco di specchi; le presenze impalpabili di Beatrice Pediconi trovano corpo nei personaggi di Roberto De Paolis; questi ultimi, apparentemente prigionieri di un incantesimo, sono toccati dalla vitalità delle figure vibranti della Pediconi.
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