Scandicci, quella Madonna del Ghirlandaio riemersa dal buio

La riscoperta dei Ghirlandaio attraverso la mostra che si dispiega tra il Castello dell’Acciaiolo di Scandicci ed altre “location” fiorentine avviene col pieno consenso del [...]

La riscoperta dei Ghirlandaio attraverso la mostra che si dispiega tra il Castello dell’Acciaiolo di Scandicci ed altre “location” fiorentine avviene col pieno consenso del pubblico, che in due mesi di apertura ha toccato l’inaspettata quota di 60mila.  C’è di nuovo che l’esposizione (leggi articolo) si arricchisce di un insospettabile capolavoro, una Madonna col bambino e San Giovannino emerso a sorpresa dall’oscurità di un magazzino e riconosciuto come tale solo dopo che un approfondito restauro ha cancellato dalla superficie pittorica lo sporco accumulato nei secoli.

Attribuibile a Ridolfo del Ghirlandaio o, quanto meno, alla sua celebre bottega. La scena è ambientata in un interno con una finestra aperta su un paesaggio campestre, soluzione compositiva in linea con i modelli del primo Cinquecento codificati da Raffaello, Leonardo e Fra Bartolomeo.

Per la storica dell’arte Annamaria Bernacchioni, curatrice dell’esposizione (www.ghilandaio.it), il dipinto risale appunto al periodo 1520 – 1540 ed è un esempio significativo del gusto tradizionalista della pittura fiorentina di quegli anni, “espressione dei linguaggi proposti dalla bottega di Ridolfo, legittimo erede artistico del padre Domenico”.

La scoperta è avvenuta in maniera alquanto fortuita. Il dipinto, infatti era stato attribuito  fin qui a una generica “scuola toscana” del XVI secolo. Acquistata nel 1965 dalla Cassa di Risparmio di Firenze e già allora si trovava in condizioni precarie, buia e assai sporca, dunque considerata di qualità ben inferiore rispetto al tante altre opere blasonate di soggetto religioso. Fu perciò usata per arredare gli uffici, né si pensò che valesse la pena ripulirla. Al punto che finì presto dimenticata in magazzino.

A riscattarla dall’oblio è stata, indirettamente, la decisione dell’Ente di catalogare in digitale i dipinti della collezione. Progetto che ha consentito numerosi restauri attesi anche da decenni. Una squadra di giovani restauratori, guidata da Sabrina Cassi e Gianmaria Scenini, ha preso in cura l’opera in questione, lavoro premiato da un risultato eccezionale.

Lo strato di sporcizia era in effetti tale da non consentire di apprezzare il quadro nella sua giusta dimensione. Grande sorpresa, perciò, quando l’intervento ha riportato alla luce colori e qualità cromatiche impensati, con ricchezza di sfumature e tonalità che danno alla tavola ben più persuasivi motivi di interesse e di attrazione.

Il tutto è avvenuto in concomitanza della mostra Ghirlandaio, che fa parte delle collane Piccoli Grandi Musei (promossa proprio dall’Ente Cassa) quindi  è stato possibile collocare il dipinto nell’ambito della stessa mostra attribuendolo – come  prima ipotesi – alla bottega di Ridolfo.

E Ridolfo, ovunque si trovi, ringrazia.

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