Itinerari del week end. A Corleto Perticara, nella Basilicata più verde

In provincia di Potenza, a 749 metri di altezza, si estende il comune di Corleto Perticara. Questo borgo della val d’Agri adagiato sulla dorsale interna [...]

In provincia di Potenza, a 749 metri di altezza, si estende il comune di Corleto Perticara. Questo borgo della val d’Agri adagiato sulla dorsale interna dell’Appennino Lucano e lambito dai torrenti Fiumarella, Cerreto, Favaleto e Sauro, è una delle più apprezzate località turistiche della Basilicata grazie innanzitutto (ma non solo) ai suoi suggestivi paesaggi.

L’ambiente è ricco di sorgenti: in località Pietra Iaccata, in un’area verde incontaminata, una sgorga da una fenditura nella roccia a quota 1.100. Il borgo è circondato da uno smisurato patrimonio boschivo, come nella zona di Sant’Elia, con cerri, faggi, abeti bianchi, querce, castagni, conifere, cedri e noccioleti. Non mancano vigneti e uliveti.

E non solo: verso sud est si fanno largo aspri calanchi, fenomeno geomorfologico prodotto dall’acqua sulle rocce argillose con scarsa copertura vegetale e, quindi, poco protette dal formarsi di veri e propri ruscelli. Invece a nord est, in regione Tempa Rossa, è stato localizzato un centro olio di 190mila metri quadrati per la separazione e il trattamento degli idrocarburi estratti nell’Alto Sauro dove nel 1989 è stato scoperto un vasto giacimento petrolifero. La riserva è stata stimata in 420 milioni di barili (ognuno contiene 159 litri) e a pieno regime ne fornirà 50mila al giorno. Oltre a gas naturale per 250mila metri cubi, gpl per 267 tonnellate e zolfo per sessanta.

L’itinerario alla scoperta di questo paese di 2.712 abitanti, che durante il dominio borbonico fu un attivo centro liberale, inizia dal palazzo degli Uffici che si affaccia su piazza del Plebiscito, detta “il fosso” perchè in passato questo luogo era appunto il fossato, con funzione difensiva contro le incursioni nemiche, che cingeva il castello feudale. Dell’antico maniero, alle cui spalle c’è un irto pendio, rimangono solo qualche porzione di muro perimetrale, una profonda cisterna sotterranea e tre arcate. Sui ruderi, una ventina d’anni fa, è stato costruito l’edificio oggi sede del municipio.

Il primo nucleo di Corleto sorse attorno a questa roccaforte posta in posizione strategica, e che vide la luce in epoca normanna, durante l’espansione di questo popolo nell’Italia meridionale. Fu quasi completamente distrutta (come per altro il sessanta per cento delle case) dai bombardamenti alleati durante la ritirata tedesca del 1943. E rimane poco o niente, poi, di quella che si ritiene essere stata un’antica colonia romana, chiamata Perticaria, il cui sito è stato individuato nelle rovine presenti sulla vetta del rilievo, molto scosceso, di Serra Perticara, non lontano dall’abitato. In questo 2011 caratterizzato dai festeggiamenti per i 150 anni dell’Unità d’Italia, vale la pena di fare quattro passi nel centro storico dove s’incontrano numerose vie che riportano al tempo del Risorgimento. Del resto, questo Comune ebbe un ruolo di primo piano nell’insurrezione lucana contro la dinastia dei Borboni.

Ecco così via del Comitato (dove si riunivano i patrioti), via 16 Agosto (il giorno del 1860 in cui fu proclamata l’adesione al Regno dei Savoia), sopportico della Bandiera, via Camillo Boldoni (colonnello vicino a Camillo Cavour), largo Carmine e Tommaso Senise, via Giacinto Albini e corso Pietro Lacava (con una fontana tutta in pietra e due abbeveratoi ai lati). Tutti, quest’ultimi personaggi, protagonisti dei moti.

La passeggiata conduce poi i visitatori alla chiesa madre dell’Assunta, edificio seicentesco con campanile a due piani e una cupola in stile arabo che s’innalza davanti alle ampie scalinate di via Gorizia. Anche questo luogo di culto fu pesantemente danneggiato durante la seconda guerra mondiale. La sua facciata è moderna con mattoncini in cotto a vista e con tre rilievi in stucco eseguiti nel 1966 dal pittore e scultore Sebastiano Paradiso.

Hanno trovato posto nelle lunette a ogiva che sormontano i portali in pietra chiara, e raffigurano san Francesco, la Madonna con i cherubini e san Rocco. E nell’interno, a tre navate, sono conservati altari di marmi policromi, un coro intarsiato di scuola napoletana del Seicento, tele del secolo successivo e affreschi del ’900 sul soffitto e nell’abside. In via Trento, nei pressi di un vecchio oratorio di un convento raso al suolo durante il conflitto 1940-45, s’incrocia, al contrario, la chiesa nuova di Sant’Antonio da Padova, con la facciata in pietra di Teggiano. Risale al 1958, mentre la più antica del paese è la cappella di Santa Domenica nel cuore del rione Costa caratterizzato da viuzze quantomai anguste. Prima di lasciare Corleto, non si possono, infine, non assaggiare le specialità gastronomiche locali. Per fare un esempio, i “peperoni cruschi”, ovvero croccanti. (Marco Fornara)

Immagini  Comune di Corleto

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