Cinema in 3D, comincia la crisi?

Con gli incassi “stratosferici” di Avatar (2.8 miliardi di dollari nel mondo), pareva che la tecnologia 3D fosse diventata l’ancora di salvezza del cinema, l’escamotage […]

Con gli incassi “stratosferici” di Avatar (2.8 miliardi di dollari nel mondo), pareva che la tecnologia 3D fosse diventata l’ancora di salvezza del cinema, l’escamotage per riportare la gente in sala. Adesso, però, pare che non sia più così. Che sia cominciata la fine del film in tre dimensioni?

Il dibattito negli States  è stato  scatenato dal flop di  Mars Needs Moms (Milo su Marte),  film girato in Disney Digital 3D e prodotto dal “pioniere” Robert Zemeckis con la regia di Simon Wells. Storia di ragazzo che scopre che sua madre è stata rapita dai marziani e vorrà riportarla a casa sana e salva.  Costato circa 175 milioni di dollari,  ha incassato meno di 7 milioni nel suo weekend di apertura (da noi uscirà il primo giugno).

Milo su Marte (frame)

Come si ricorderà, nel 2009- 2010 dietro la spinta del successo di Avatar di James Cameron, una grande quantità di studi (anche indipendenti) hanno iniziato a sfornare film in 3D o a convertirli da 2D a 3D in post-produzione. Le sale cinematografiche si sono precipitate a installare sistemi digitali adeguati, ed il prezzo del biglietto è lievitato, in alcuni casi anche del 40 per cento.   Ora però, passato l’entusiasmo iniziale, il pubblico, e parliamo di genitori soprattutto, non sembra più disposto al sovrapprezzo e negli States Milo su Marte è diventato l’oggetto privilegiato degli attacchi della critica. Il New York Times ha descritto il film come “un referendum dei consumatori sui prezzi dei biglietti dei titoli 3D per bambini“.

Le conseguenze ci sono per lo stesso Zemeckis, che pure è nome di punta dell’universo “digitale”, regista di un classico realizzato in motion capture ormai sette anni fa come Polar Express, prima ancora, nel 1988, del rivoluzionario “Chi ha incastrato Roger Rabbit”  e di A Christmas Carol (2010), uno dei primi successi in tre dimensioni. Capita però che la sua versione in 3D del cartone animato Yellow Submarine dei Beatles sia stato cancellato e che la Disney abbia chiuso il suo studio, la ImageMovers Digital.

Il problema non sono tanto i registi, quanto piuttosto i prezzi dei biglietti, che molti non ritengono giustificati. La discussione è in effetti datata, ma mentre nei due anni passati per il pubblico c’era ancora il gusto della novità, per cui si chiudeva un occhio sul sovrapprezzo per spalancarli entrambi dietro gli occhialini, la curiosità ormai sembra essersi esaurita. Insomma, se una famiglia spende 60 euro per cinema e pop corn pretende almeno di rimanere sorpresa. E diversi prodotti 3D che si sono inseguiti in questi mesi (ovviamente non ci riferiamo a Milo su Marte, che non abbiamo visto ndr) in quanto a “spettacolarità” lascivano a desiderare.

Prima di dare per sepolta quella ecnologia che qualcuno ha definito la terza rivoluzione del cinema ,

aspettiamo di vedere cosa ci riserveranno i prossimi mesi, densi di uscite che s’annunciano interessanti. Piuttosto questo è il momento di ridimensionare  il “miracolo” del tridimensionale. Diventato un “fenomeno” normale si ritrova oggi con gli stessi problemi di un qualsiasi prodotto commerciale. Prodotto migliore vince, 3D o non 3D.

Milo su Marte (frame)

Milo su Marte (frame)

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