1948 – 1970: poco più di due decenni nel quale è esploso e s’è sgonfiato il “Miracolo italiano”; due decenni che, dalle macerie fumanti della guerra, portano alla vigilia degli anni di piombo, dal paese contadino alle metropoli industriali, dalla terracotta al Moplen, dalla ghiacciaia al frigorifero. Due decenni passati veloci – come mai nella storia – e dopo i quali nulla è stato più come prima.
Un comitato scientifico ampio, e costellato di nomi importanti (ricordiamo per brevità solo il presidente, il professor Giuseppe Galasso dell’Università Federico II di Napoli) dà vita alla mostra “Copyright Italia. Marchi, brevetti, prodotti dal 1948 al 1970”, allestita all’ Archivio Centrale di Stato (Roma Eur) dal 24 marzo al 3 luglio. Una storia degli anni della ricostruzione e dello sviluppo economico e scientifico italiano attraverso storie di uomini, di imprese e di scoperte destinate a rivoluzionare il futuro.
Gli anni 48-70 sono densi di accadimenti eccezionali: la ricostruzione, il “miracolo ecnomico”, la tv che insegna agli italiani a parlare italiano, la nazione che prende forma come luogo di identità sociale e culturale attorno ai nuovi modelli della crescita e dello sviluppo economico. La velocità delle trasformazioni, il ritmo della crescita, la profondità dei cambiamenti subiscono un’accelerata che nessuna epoca storica aveva conosciuto. Il “miracolo economico” costruisce un’identità, malgrado sia distribuito in modo diseguale; e se da un lato si raggiungono traguardi eccezionali, tra l’intensità della modernizzazione e le luci di una felicità consumistica diffusa, prendono forma distorsioni e ombre che si allungano fino al presente. Vent’anni eccezionalmente vitali, ma più complessi di quanto le immagini stereotipate ci rimandano.
La mostra mette così in evidenza anche aspetti meno noti del tempo, come la creatività tecnico-scientifica che interagendo con l’industria ottiene grandi risultati nella realizzazione di quei nuovi beni che cambieranno il vivere quotidiano. Altri aspetti, però, non hanno trovato compimento, come la ricerca attorno al nucleare civile e alle sue applicazioni di cui siamo stati precursori in Europa, o l’avventura dell’elettronica che ci ha visto gareggiare fra i primi.
Attraverso la consapevolezza delle luci e delle ombre, affiancando i progetti incompiuti ai fasti iniziali di quello che poco dopo sarebbe diventato il made in Italy, la mostra racconta dunque l’avventura di un periodo speciale che ha forgiato, nel bene e nel male, ciò che oggi siamo.
L’intero percorso si muove sul filo rosso delle tre parole chiave che danno il titolo alla mostra: brevetti (la ricerca), marchi (la comunicazione), prodotti (la società). Tematiche che vengono presentate attraverso alcuni grandi artefatti, macchine, oggetti emblematici nei quali l’Italia ha saputo eccellere, rendersi portatrice d’innovazione. Il copyright italiano su oggetti che danno vita a una serie di connessioni con la società, una sorta di ordito che incrocia la trama dei modi di vita, le aziende e i loro prodotti, i nuovi oggetti della vita quotidiana che non sono soltanto quelli dell’iconografia ormai classica. In mostra un ampio repertorio delle novità di quegli anni in tutti i comparti, dai trasporti alla misurazione del territorio, dal lavoro al tempo libero, dai nuovi consumi alla sfaccettata ricchezza dei modi di vestire, di fare sport, di scrivere, di mangiare, di muoversi.
Ed è in quegli anni che emerge e si afferma il tema dell’immagine, si sviluppa il discorso attorno alla identità visiva delle aziende, arrivano i “caroselli” e il marchio diventa soltanto il primo di un articolato insieme di elementi che definiscono i caratteri dell’azienda.
Info: www.acs.beniculturali.it ; www.italiaunita150.it
© Riproduzione riservata




