Il potere? Si esercita da seduti. A Versailles una sorprendente mostra di troni

Nel corso della storia, in ogni tempo, civiltà, latitudine, il potere si esercita da seduti. Su un trono preferibilmente e che sia fatto d’oro o [...]

Nel corso della storia, in ogni tempo, civiltà, latitudine, il potere si esercita da seduti. Su un trono preferibilmente e che sia fatto d’oro o di canne di bambù intrecciate conta realtivamente, la seduta dell’ autorità deve in ogni caso richiamare a concetti di stabilità, di peso, giustizia, equità. Ed è dimostrato che stando in piedi si è più esposti agli attacchi. Non importa di cosa sia fatto, dunque, l’importante è che sia posto in alto, che sia munito di un poggiapiedi e di una tettoia che simuli il cielo, la mano divina.

E’ questo genere di riflessioni che richiama la mostra “Trônes en majesté” esposta al castello di Versailles fino al 19 giugno. Una quarantina di troni disseminati in quelle sale risplendenti e scenografiche  (come il Salone di Apollo, la Sala del Trono, la Sala degli Specchi) dove il Re Sole riceveva e stupiva.

E come si potrà riconoscere dalla mostra, i simboli del potere non conoscono scontri di civiltà: si assomigliano tutti.

Troni in arrivo da lontano, l’howdah, il baldacchino di bambù laccato di rosso portato da un elefante. Apparteneva a Rama VI, re del Siam (1910-1925). Di velluto cremisi la sedia portatile di Papa Pio VII (1800 – 1823), “papamobile” ante litteram, ben più sobria del trono rococò del suo predecessore, Pio VI (1775-1799), inghirlandata di putti in legno dorato.

E’ in bronzo il seggio del re franco Dagoberto (c. 600-639), collocato di fronte ai blocchi di pietra rosa intagliati provenienti da Manta, in Ecuador, mentre da Santo Domingo arriva l’inquietante trono antropomorfo di Duho, scolpito dagli indiani Taino. Dalla Città Proibita di Pechino, l’imponente poltrona in legno di sandalo dell‘imperatore Qian Long (1736-1795), larga circa un metro e mezzo.  Laccata di rosso riporta l’illustrazione di una battaglia tra due draghi in mari agitati, un simbolo di longevità.

E ancora una poltrona della Bassa Sassonia datata al V secolo, con il suo sgabello a motivi geometrici, opposto maestoso trono di Re Ghézo (1818-1858) del Benin, tre volte più grande e decorato con diagrammi e palmette.

Nel corso dei millenni un altro simbolo si associa al potere: il leone, re invincibile della giungla, onnipresente. Lo si ritrova nella statuina in bronzo del Somtous dio-bambino, venerato Heracleopolis, nell’Alto Egitto, rappresentato seduto su una sedia portata da due leoni. Simbolo ripreso dalle teste coronate d’Europa, i cui seggi spesso riportano al posto delle gambe, delle zampe di leone. Forza felina che in America Latina si ripete, ma viene ovviamente identificata col puma o col giaguaro.

L’ultima sala della mostra è forse la più emozionante. Una bellissima Madonna in trono d’età romanica (in arrivo dall’abbazia cluniacense  di Saint-Martin-des-Champs) si affianca ad un Buddha del Gandhara in scisto grigio e ad una statua romana in marmo bianco raffigurante Giove. Tre sculture che interagiscono nell’ombra e che raccontano, sopra ogni cosa, dell’universalità del genio umano.

© Riproduzione riservata

Leggi anche...

Tag