Buon compleanno Italia!

Potevamo spenderci in un’apologia dell’Italia e del Tricolore; oppure dilungarci sul perché la giornata vada festeggiata; ma questo è esercizio inutile, ognuno faccia quel che [...]

Potevamo spenderci in un’apologia dell’Italia e del Tricolore; oppure dilungarci sul perché la giornata vada festeggiata; ma questo è esercizio inutile, ognuno faccia quel che crede, tanto più che la Repubblica assicura la libertà di espressione anche – anzi soprattutto – a chi non ci piace.

Potevamo soffermarci sulle meraviglie d’Italia, sui 47 tesori Unesco, i 20 premi Nobel, gli inventori, gli artisti, gli scrittori e gli scienziati. Soffermarci sui santi, i navigatori e sul caffè, che è italiano ma non di nascita. Senza timore d’essere oltraggiosi parlare della bandiera, che è rossa come la Ferrari, bianca come la mozzarella e verde come le nostre campagne in primavera; descrivere i pregi nazionali e giustificare i difetti con le necessità della Storia; raccontare di un’Italia più cattolica che cristiana, più furba che intelligente, più arrivista che propositiva, più provinciale che glocal, più moralista che etica. Ce lo risparmiamo. Al contrario, potevamo immergerci nel godimento puro che questo Paese sa offrire come nessun altro, alzare al cielo il calice e sederci al tavolo delle specialità regionali. Non avremmo saputo scegliere tra innumerevoli docg,  doc (se ne contano oltre 500), dop. Potevamo proporre un ritratto nazionale ripulito dalle dissonanze e generoso con le virtù, visto che il clima è celebrativo sarebbe stato sufficientemente onesto. Oppure premiare con la medaglia all’ingegno gli italiani che si arrangiano, proporre l’Oscar a certi attori della politica, appuntare la coccarda di primo della classe al tronista di turno e regalare una Lonely planet all’ennesimo cervello in fuga. Con qualche sforzo letterario avremmo disegnato il compiacente ritratto del “tutto va bene”, ma questo sì che non sarebbe stato onesto. Non onesto nei confronti di coloro che questo Paese l’hanno creato col sacrificio. Gli eroi celebrati più  dalla toponomastica che dalla scuola, e soprattutto saremmo stati sleali verso i milioni di italiani che hanno fatto l’Italia e continuano a farla col lavoro quotidiano, di qualsiasi lavoro si tratti, purché svolto bene. Perché l’Italia è un’opera mai conclusa; è un work in progress, come tali sono tutti gli organismi vivi.

E allora che questo museo di 301.336 chilometri quadrati, assediato da troppo disamore, possa diventare migliore senza perdere di vista né se stesso nè il mondo, e che possa crescere assieme al pil della felicità. E’ questo il nostro augurio, a Voi, a Noi. (Antonella Durazzo)

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