Alessandra Giovannoni. In cammino. Al museo Bilotti di Roma fino all’8 maggio.
Tele Grandissime, di grande impatto scenico, le opere di Alessandra Giovannoni celebrano con poesia la città di Roma e i suoi luoghi.
La sua pittura s’inserisce a pieno titolo all’interno della tradizione della pittura di paesaggio, acquisizione del Seicento che troverà la sua apoteosi due secoli dopo, per poi esplodere in una vera e propria filosofia con l’ Impressionismo.
La pittura en plein air, la grande attenzione ai cambiamenti della luce e la resa pittorica delle sensazioni più profonde, attraverso la modulazione delle pennellate, sono aspetti fondamentali dell’Impressionismo e sembrano essere completamente metabolizzati da Alessandra Giovannoni che s’inserisce a pieno titolo all’interno di questa tradizione pittorica, evocandola e facendola risorgere con elementi tutti personali.
Il suo grande amore è Roma, città generosa, solitaria e antica dalla bellezza sfrontata e dove la luce cambia in continuazione, sarà per quel clima mite, sarà per la sua vicinanza al mare ma la luce di Roma è unica. Alessandra Giovannoni lo sa bene e nelle sue opere vi gioca in modo sublime.
Una donna minuta, gracile, stretta nel suo taieur, i capelli corti, senza trucco, garbata e gentile dipinge invece con forza, usando spesso la spatola per stendere generosamente il colore sulle grandi tele. Nata a Roma nel 1954, si forma come architetto ma la sua grande passione sarà la pittura a olio.
Da buona pittrice borghese ama passeggiare come le figure umane che attraversano gli spazi urbani che lei immortala ma che però non hanno niente della placida e noiosa vita borghese, sono anzi figure inquietanti, passanti solitari, stretti nel loro mondo, come apparizioni sembrano fantasmi urbani in cammino verso non si sa cosa.
Unico appiglio alla realtà, quasi per non svanire, è la forza dei luoghi in cui questi uomini in cammino compaiono, si tratta di luoghi canonici di Roma come Villa Borghese, Piazza del Popolo o Piazza Fiume, dove la Giovannoni ha la sua dimora.
Le sue tele sono spazi per un passaggio impossibile, evocano luoghi ma se ne intuisce la scomparsa, per questo sembrano luoghi impossibili ad abitarsi che incarnano l’inquietudine ancestrale dell’uomo, quell’ inquietudine di attraversare il mondo e la vita.
Il cammino, metafora della vita, lo spazio di una tela, impossibile da abitare, dove però la Giovannoni materializza la solitudine dell’heideggeriano essere al mondo, l’esserci come essere al mondo. Moderna esistenzialista, heideggeriana ante litteram, le sue figure in cammino ricordano il cammino dell’esistenza.
Le passeggiate dei personaggi ritratti dalla Giovannoni non sono le rassicuranti passeggiate domenicali della buona borghesia romana, che abita i luoghi a lei tanto cari.
Le sue figure sono in cammino verso un altrove sempre da ricercare e mai dato una volta per tutte, il loro sentiero, mai interrotto, è fissato nello spazio urbano di luoghi antichi.
Camminano soli, senza identità, sempre di spalle, come eroi romantici, procedono incontro a chi sà quale ignoto destino. Info: www.museocarlobilotti.it, www.museiincomune.it (Virginia Zullo)
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