E’ il 28 marzo del 1941, Leonard Woolf, scrittore ed editore, marito di Virginia (che da nubile faceva di cognome Stephen) annota con lucida freddezza: “Oggi è uscita per una passeggiata lasciando una lettera in cui diceva che si suicidava. Penso che sia annegata”. Nelle lettera che Virginia Woolf aveva lasciato prima di arrivare sulla sponda del fiume Oise e rimpirsi le tasche di sassi c’era scritto, tra l’altro “Sono certa di stare impazzendo di nuovo. Sento che non possiamo affrontare un altro di quei terribili momenti. E questa volta non guarirò. Inizio a sentire voci, e non riesco a concentrarmi. Perciò sto facendo quella che sembra la cosa migliore da fare…”. Gli incubi che le avevano devastato l’esistenza erano tornati. Accadeva esattamente 70 anni fa.
Per ricordare i 70 anni della morte della grande scrittrice britannica, l’editore Dalai propone per la collana La Tartaruga, uno dei ritratti più veritieri mai scritti su Virginia Woolf: di Quentin Bell “Virginia Woolf mia zia“. Di Angelica Garnett esce invece “Ingannata con dolcezza“, un affresco sull’ambiente che la scrittrice visse.
Anche la Garnett (Charleston, 1918) era nipote di Virginia Woolf. Figlia di Vanessa Bell (sorella di Virginia) e Duncan Grant, è cresciuta circondata dalle conversazioni intellettuali della sua famiglia respirando il clima del Bloomsbury Group, di cui è l’ultima erede. Oggi vive in Francia e con Ingannata con dolcezza ha vinto numerosi premi tra cui il J.R. Ackerley.
Il libro è una sorta di autobiografia sul filo del ricordo scritta per esorcizzare i fantasmi del passato e raccontare un’esperienza eccezionale e talvolta frustrante. È anche la storia del rapporto di una madre possessiva e dalla forte personalità, e di una figlia sedotta e ribelle, in cerca della propria identità e della propria indipendenza. Nessuno avrebbe potuto dare un ritratto più emozionante e contraddittorio di Vanessa Bell e dell’era di Bloomsbury, di quel magico momento che aveva visto l’intreccio di tante personalità intente a inventare insieme, giorno per giorno, un modo di vivere e di creare che rispondesse ai loro desideri e alle loro capacità.
Quentin Stephen Bell (1910–1996) era anche lui figlio di Clive e Vanessa Bell e nipote dunque di Virginia Woolf, fu membro del Bloomsbury Group.
La sua biografia della Woolf, secondo gran parte della critica, resta ancora oggi un testo insuperabile per chiarezza e ricchezza di fonti. Piena di storie, citazioni, parti di lettere e frammenti dei diari.
Quentin Bell, a differenza della maggior parte dei biografi, è capace di catturare la più piccola peculiarità della figura di Virginia Woolf, avendo avuto quest’ultima un ruolo fondamentale nella sua infanzia. È in queste pagine che ritroviamo probabilemnte la vera Virginia, al di là delle molte ipotesi che la sua vita e la sua opera hanno suscitato negli ultimi settant’anni. Oltre ad alcuni aspetti sconosciuti che ne hanno influenzato la vita, rivelando altresì segreti dolorosi e intimi: il comportamento morboso dei fratellastri sia verso di lei che verso la sorella Vanessa, madre di Quentin, e il rapporto di grande amore e gelosia che legava le due sorelle, e che le portò quasi a una separazione.
La vita non certo facile della grande scrittrice fu segnata anche da altri eventi terribili, come la morte dell’amato fratello Toby e quella del suo migliore amico Lytton Strachey, tutto questo sullo sfondo della seconda guerra mondiale con un’Inghilterra terrorizzata dai bombardamenti e dalla minaccia di invasione dei tedeschi. Quentin Bell ricostruisce anche il clima culturale di quegli anni, disegnando le figure di rilievo e i rapporti talvolta tempestosi e ambigui che Virginia ebbe anche con colleghi e amici, ma soprattutto rivela nitidamente sia le angosce di un’esistenza segnata da un male oscuro sia le doti della grande artista. Da leggere come un romanzo.
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