Uno strano destino quello che nel tempo è toccato a palazzo Carignano. La magnifica residenza sabauda del centro di Torino, fu sede nel 1848 del primo Parlamento Subalpino, poi del Consiglio di Stato. Nel 1861 del primo Parlamento italiano, ma poi ospitò anche la direzione delle Poste, e negli anni è stato sede di numerosi istituti e associazioni culturali, quindi della soprintendenza ai Beni Culturali del Piemonte, nonchè del Museo del Risorgimento.
Ci siamo, dal 20 marzo il palazzo progettato nella seconda metà del Seicento da Guarino Guarini e giustamente considerato uno dei capolavori del Barocco europeo, ritrova appieno la sua vocazione di percorso museale.
Dopo oltre mezzo secolo, saranno infatti accessibili al pubblico gli Appartamenti barocchi. Freschi di restauro, gli ambienti si aprono su percorsi tra arte e storia, svelando anche alcuni segreti del palazzo. Lo studio del conte di Cavour, l’appartamento di Mezzogiorno, noto anche come “Appartamento dei principi” e famoso per lo splendore delle boiseries e degli specchi che ne rivestono le pareti, l’Appartamento di Mezzanotte, lo scalone monumentale, che conduce al Parlamento Subalpino (visibile nel percorso), ed anche alcune zone da sempre chiuse al pubblico, come le scale elicoidali su piazza Carignano e i suggestivi sotterranei.
A segnare la riapertura di palazzo Carignano sarà una mostra dedicata a Stefano Maria Legnani detto il Legnanino (1661-1713), l’autore di quasi tutte le decorazioni a fresco del palazzo. Formatosi tra Milano, Bologna e Roma, dove si avvicinò al grande principe dell’Accademia, Carlo Maratta, il pittore divenne ben presto uno dei maestri più noti del suo tempo, specie nel campo della grande decorazione a fresco e delle pale d’altare. Rendono testimonianza della sua qualità le imprese realizzat
e in Piemonte, a Novara e soprattutto a Torino: la capitale sabauda conserva infatti tra l’altro le splendide prove nella cappella della Congregazione dei Banchieri e dei Mercanti e nell’attuale Palazzo Barolo.
La mostra, ideata e curata dal soprintendente Edith Gabrielli, si sviluppa intorno ad una trentina di opere, provenienti da chiese, palazzi e musei di tutta Italia. In buona parte dello stesso Legnanino, come la pala per la chiesa romana di San Francesco a Ripa – la prima opera nota – o il grande telero di Miasino. Altre, invece, testimoniano il lavoro dei maestri e dei contemporanei, da Carlo Maratta, presente con tre prove d’eccezione, tra cui la Fuga in Egitto di Sant’Isidoro, a Andrea Pozzo fino a Daniele Seiter: di quest’ultimo in particolare, la procura della Repubblica di Chieti ha concesso in prestito una splendida pala realizzata dall’artista per la chiesa torinese di Santa Cristina, attualmente sotto sequestro giudiziario.
L’allestimento è curato dall’architetto Salvatore Simonetti, a cui si deve inoltre la direzione degli interventi di restauro nel Palazzo.
LA MOSTRA
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