E’ inciso nella memoria collettiva come simbolo del potere sfrenato e dell’arbitrio, lo ritroveremo nelle vesti di visionario costruttore, portatore di un’idea di smisurata grandezza che riuscì, almeno in parte, a realizzare. Così, dopo aver festeggiato con successo l’imperatore Vespasiano, la città di Roma propone da aprile a settembre un viaggio nella figura più discussa dell’antichità, quella che più d’ogni s’è rivestita di cupa leggenda: Nerone.
A curare il percorso espositivo tra le innumerevoli tracce che l’ultimo imperatore giulio-claudio ha lasciato di sé, sono Maria Antonietta Tomei e Rossella Rea, supportate da un comitato scientifico composto da Heinz-Jürgen Beste, Fedora Filippi, Andrea Giardina, Henner von Hesberg, Anna Maria Moretti, Clementina Panella, Marisa Ranieri Panetta, Alessandro Viscogliosi.
Quattro le sedi espositive: il II ordine del Colosseo (dove ai tempi sorgeva il lago dell’imperatore, quello che Svetonio dirà essere grande quasi come un mare); quindi la Curia Iulia, il Tempio di Romolo al Foro romano e il Criptoportico neroniano sul Palatino. A completare il tutto i percorsi di visita nei tanti luoghi neroniani dell’area archeologica centrale di Roma.
Rivisitare è la parola chiave, ovvero recuperare alla verità storica l’immagine complessiva di Nerone, che se obiettivamente si macchiò di un bel po’ di delitti e persecuzioni, è pur vero che ebbe contro di lui la propaganda dell’aristocrazia. Il punto di partenza sarà dunque proprio il suo crimine più memorabile, l’incendio di Roma del 64 d.C a cui seguì, nei quattro anni successivi, un’imponente opera di ricostruzione. Il tutto alla luce delle più recenti scoperte archeologiche, come quelle riguardanti gli scavi della valle del Colosseo che hanno permesso di ricostruire nel dettaglio l’incendio. Sarà proprio il Colosseo a ospitare una ricostruzione della tragedia fondata sui materiali rinvenuti negli scavi recenti e che hanno permesso di riconoscere la situazione della valle dell’anfiteatro Flavio il giorno prima dell’incendio, il giorno stesso della catastrofe (il 18 luglio del 64 d.C.) e poi l’inizio della ricostruzione dell’area.
Ancora qui saranno illustrati i grandiosi programmi edilizi dell’imperatore e la decorazione architettonica del suo tempo, con un inedito tour virtuale della Domus Aurea perché è proprio questa dimora dalle proporzioni immense a dare allo sguardo contemporaneo la misura delle visioni neroniane. E se ciò che ne rimane sono oggi nude mura, pur cariche di suggestioni, il racconto che ne fanno gli storici è l’archetipo della magnificenza.
Allo scultore greco Zenodoro il compito di ritrarre l’imperatore assimilandone l’immagine al Sole; ne uscì una statua di 35 metri (l’altezza di un edifico di dieci piani) che fu collocata nel vestibolo. Nerone compariva nudo con il braccio destro proteso, e il sinistro a sorreggere un globo. Sul capo una corona a raggiera. Il messaggio di potere assoluto era chiaro.
Non da meno il resto della costruzione, tre porticati lungo un miglio ciascuno (Svetonio), il lago già citato e poi marmi in arrivo da ogni partre del mondo conosciuto, e tanto porfido rosso, il simbolo dell’autorità imperiale. E dietro la domus, vigne, boschi con animali selvatici, pascoli e ville.
Con la fine di Nerone lo smantellamento della Domus Aurea cominciò praticamente subito.
Torniamo alla mostra che si svolge nell’area archeologica centrale di Roma creando un rapporto diretto con i luoghi di Nerone affiancandoli ad un ampio esame della figura dell’imperatore che guarda ai suoi rapporti familiari, alla propaganda del tempo e agli elementi che hanno reso “famigerato” il nome di Nerone fino a oggi. Sono quindi previste una sezione sull’immagine antica e moderna di Nerone, una sezione sui ritratti dei suoi familiari e in particolare di Claudio, della madre Agrippina e delle mogli dell’imperatore, un’altra sulla propaganda neroniana, che vide l’assimilazione dell’imperatore al Sole e la sua celebrazione come auriga e come vincitore dei Parti.
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