Il Mediterraneo come luogo di nascita di tutti i contrasti e di tutte le passioni della civiltà. Mille volte descritto e celebrato, le sue rive assolate hanno sempre attratto scrittori, pittori, e poeti. “Ma se il “Grand Tour” (da cui il turismo parola affonda le sue radici), continua ancora oggi attraverso il gli occhi dei fotografi che seguono le orme dei loro predecessori storici, che dire del loro approccio e delle loro motivazioni?” E’ la domanda alla quale tenta di dare una riposta PhotoMed 2011, festival della fotografia mediterranea in programma dal 27 maggio al 19 giugno a Sanary sur Mer, in Provenza.
Spiega il direttore artistico della rassegna, Jean-Luc Monterosso “In questa epoca di globalizzazione, possiamo parlare di una fotografia del Mediterraneo con una specificità adeguata e
libera dall’esotismo? Nella ricerca delle origini, a seguito di un passato che è sempre stoto raccontato, la fotografia ha una risonanza particolare? Questo è il motivo per cui la programmazione del festival tenta
di aprire nuovi percorsi, esplorare le tendenze, e compiere i primi passi verso la costruzione di un inventario della fotografia del Mediterraneo”.
Momento sognificativo è l’omaggio a Michel Pasha, che nel corso della
seconda metà del 19 ° secolo ha ripreso i fari costruiti o ristrutturati dell’Impero Ottomano. Come scelta naturale e conseguente, il “paese ospite” è la Turchia. Laurence Cornet cura due mostre al proposito: “Sulle tracce di Michel
Pasha “, raccoglie, in un dialogo fecondo le vecchie fotografie dalla collezione di Pierre de Gigord e il
recente lavoro di Ali Taptik. L’altra indica la direzione di pochi, giovani fotografi turchi
che non sono ancora stati scoperti. Poi c’è il celebre fotografo, Ara Guler - il cosiddetto
“Occhio di Istanbul” – che ha composto, proprio come ha fatto Bruno Barbey, un inno per la città su sette colli.
Sanary grazie a Jacques Cousteau è un centro pionieristico per le immersioni, punto di partenza del primo film girato sotto il mare chiamato “Par 18 mètres de fond”. A questo strizzata l’occhio l’opera di Philippe Ramette “Esplorazione razionale del sottomarino“, che evoca proprio questa avventura subacquea. Un passaggio a Barcellona nelle opere di Anna Cabrera e Angel Albarran, “Barcellona non è una città del Mediterraneo”, è la loro provocazione. A causa dello sviluppo dilagante e del turismo diffuso, i cittadini catalani si sentono sempre più defraudati della loro città. Il turismo di massa è oggetto di scherno attraverso l’umorismo caustico di Martin Parr, ospite d’onore per il festival, che punta il suo sguardo critico sulle pratiche e i rituali della nostra civiltà del tempo libero. Le sue fotografie, scattate nel 2006 e nel 2007 a Benidorm, il principale centro per il turismo sulla costa mediterranea della Spagna, saranno tra i punti forti del festival. Come un contrappunto, Claude Nori offre una più romantica panoramica, la visione anche sentimentale delle spiagge italiane, invitando il pubblico in un nuovo viaggio a Stromboli del suo “Viaggio Amoroso“, un lavoro che è stato pubblicato nel 1990 come un omaggio a Roberto Rossellini. Reinterpretare o scoprire per la prima volta la fotografia di alcuni paesi emergenti, come Albania, Slovenia e Montenegro.
Il numero di mostre è imponente, ne citiamo ancora due “Magnum Mediterraneo: la prospettiva americana“, e ”European House of Photography (MEP) / Mediterraneo 1960″ che portano all’attenzione immagini iconiche dei più famosi obiettivi di Magnum: Henri Cartier-Bresson, William Klein, Elliott Erwitt, Leonard Freed, Bruce Davidson … Infine, una selezione di video e tanti work shop. Tutto il programma su www.festivalphotomed.com
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