“Il fascino dell’Egitto”. Archeologi e avventurieri, quegli italiani che scoprirono i faraoni

“Il fascino dell’Egitto – Il ruolo dell’Italia pre e post-unitaria nella riscoperta dell’antico Egitto“, un titolo impegnativo per una mostra di grande attrattiva. Sarà allestita [...]

Il fascino dell’Egitto – Il ruolo dell’Italia pre e post-unitaria nella riscoperta dell’antico Egitto“, un titolo impegnativo per una mostra di grande attrattiva. Sarà allestita dal 12 marzo al 2 ottobre a Orvieto organizzata e proposta congiuntamente dalla Fondazione per il museo “Claudio Faina” e dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Orvieto nelle loro due sedi, una affacciata e l’altra in prossimità della piazza che accoglie il celebre Duomo della città umbra.

Curata dalle egittologhe Elvira D’Amicone della soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte e del museo di Antichità

Sarcofago antropomorfo femminile dalla Valle delle Regine, Tebe Scavi Schiaparelli

Egizie di Torino e da Massimiliana Pozzi (Società Cooperativa Archeologica), è una mostra originale, studiata appositamente per Orvieto che riunirà circa 250 reperti – molti di grande importanza – concessi da una quindicina di musei e istituzioni culturali italiane. In sitesi il filo conduttore è il lavoro che gli egittologi partiti dal nostro Paese hanno saputo fare intorno alle sponde del Nilo, attratti dallo spirito d’avventura, talvolta dalla sete di facili guadagni, o  dall’obiettivo di approfondire le conoscenze sull’antica Terra dei Faraoni. Un’egittomania scientifica la loro, non meno intensa di tutti quegli europei che tra ‘700 e ‘800 batterono il deserto palmo a palmo alla ricerca di preziose testimonianze da portare in patria.

L’egittologia moderna ha però una precisa data di nascita, l’anno 1822, quando Jean-François Champollion decifra, grazie alla stele di Rosetta, la scrittura geroglifica. Con lui, in una spedizione congiunta franco-toscana che percorse l’Egitto (1828-1829), c’era l’italiano Ippolito Rossellini. In realtà, come la mostra documenta, protagonisti di una “corsa all’Egitto” furono uomini che al fascino dei Faraoni univano spesso quello del commercio antiquario. Due di loro hanno creato le basi per altrettanti musei. Giovanni Battista Belzoni, padovano, il primo ad entrare nella piramide di Chefren e nel tempio rupestre di Ramesse II ad Abu Simbel, trovò l’ingresso di sontuose tombe nella Valle dei Re e mise insieme, per il suo committente Henry Salt, il nucleo fondante della collezione egizia del British Museum, senza dimenticare la sua città cui legò alcuni importanti reperti. Il secondo, Bernardino Drovetti, piemontese, console di Francia in Egitto, riunì una collezione non meno vasta che venduta ai Savoia, è oggi il nucleo fondante di un altro museo, l’Egizio di Torino. Due storie tra tante di un’epoca che vide italiani protagonisti in Egitto. Il percorso espositivo di storie curiose ne presenta molte. Come quella di Luigi Vassalli, pittore e intellettuale milanese, che la passione politica e il ruolo di patriota risorgimentale portò in Egitto dove esule divenne un collaboratore di Auguste Mariette e un valente egittologo nell’ambito del Servizio di Antichità egiziano come ispettore agli scavi. A lui si devono numerose iniziative nel campo della nascente egittologia italiana e una breve direzione della collezione egizia del Museo Archeologico di Napoli. Ma anche Carlo Vidua e Giuseppe Acerbi che dell’egittologia italiana rappresentano personaggi di rilievo. Ma è sulla figura di Ernesto Schiapparelli che “Il fascino dell’Egitto” si sofferma in modo più ampio. Schiapparelli scoprì la Tomba di Nefertari e la sepoltura di Kha, l’architetto reale, quest’ultima perfettamente conservata, prima di essere direttore del Museo Egizio di Firenze e poi di quello di Torino. Dall’Egitto preistorico ai reperti che giungono dal Medio Egitto, risalenti al 1900 a.C., e altri che provengono dalla Valle delle Regine e databili al 700 a.C. circa, la mostra promette tra le altre cose di affrontare in modo esaustivo alcuni aspetti della vita quotidiana nell’antico Egitto, di approfondire temi affascinanti come la conservazione di materiali delicati quali le stoffe, e di analizzare le informazioni che i ricercatori contemporanei possono trarre dalle analisi diagnostiche più all’avanguardia.

Informazioni: www.ilfascinodellegitto.it

Statua Di Ptahmose, Museo Egizio di Firenze Nuovo Regno, XVIII dinastia, regno di Amenofi III. Collezioni Granducali

Frammento parietale figurato (dio Osiride). Museo Egizio di Firenze, Collezione Strozzi-Sacrati Photo by Fernando Guerrini Soprintendenza Beni Archeologici della Toscana

Sarcofago antropomorfo femminile dalla Valle delle Regine Tebe, Scavi Schiapparelli Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte e Museo Antichità Egizie

Modellino ligneo con scena di agricoltura. Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte e del Museo Antichità Egizie

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