Tradizioni: “Mercu Scurot”. A Borgosesia il carnevale finisce in vino e in frac

Arrivano da tutta l’Italia per partecipare al “Mercu Scurot”. Quello in programma domani, 9 marzo, sarà il 158° della storia. A Borgosesia il Carnevale non [...]

Arrivano da tutta l’Italia per partecipare al “Mercu Scurot”. Quello in programma domani, 9 marzo, sarà il 158° della storia. A Borgosesia il Carnevale non si conclude alla mezzanotte del martedì grasso: quest’anno, addirittura, sono previste anche due sfilate dei carri in pieno periodo quaresimale.

Il “Mercoledì scuro” è un po’ il simbolo degli appuntamenti carnascialeschi della località vercellese, ancora di più dei corsi mascherati. Il primo momento sarà il corteo dei “cilindrati” a cui farà seguito, sul far del mezzogiorno, il pranzo ufficiale alla pro loco. Tra una portata e l’altra, verrà assegnato il premio “Giovanni Franco Zanni“.

I Beli Mati d’la cà di rait – La canzone del Mercu Scurot

Parallelamente, nel centro del paese si cominceranno a radunare centinaia di persone. Elegantissime, indosseranno rigorosamente frac, mantella e cilindro di colore nero, gilè e grandi “gala”, una sorta di papillon bianchi. Seguirà, attorno alle 14.30, la distribuzione del cassù (il mestolo di legno che servirà a bere a volontà) con successiva pittoresca sfilata lungo le vie cittadine e tappa in ogni angolo dove sarà possibile gustare un bicchiere della bevanda di Bacco.

Inevitabilmente, a ogni sosta il passo dei partecipanti si farà un filo più malfermo. Si andrà avanti così sino a sera quando alle 21 in piazza Mazzini prima si svolgerà una fiaccolata e poi verrà letto il testamento della maschera Peru Magunella. La conclusione avverrà con uno spettacolo di fuochi artificiali e il rogo propiziatorio del pupazzo che raffigura il sovrano di Borgosesia.

La prima edizione del “Mercu Scurot” risale al 1854. Fu in quell’anno che un capo tintore alsaziano della “Manifattura Lane Borgosesia”, tale Bomen o Baumann, e altri dirigenti e tecnici dell’azienda residenti ad Aranco, non rassegnandosi alla fine dei festeggiamenti promossero la nascita di questo nuovo appuntamento.

Proprio Bomen, conosciuto come Meneghin per la sua parlata tedesco-milanese, andò a cercare due personalità del paese, dicendo che nella sua casa era accaduto qualcosa di straordinario. Inizialmente i due non nascosero le loro perplessità, ma successivamente accettarono di seguirlo. Ed entrando nella sua camera scorsero un catafalco e, disteso sul letto, un fantoccio raffigurante un uomo morto che sempre Bomen spiegò essere il Carnevale.

Lo scherzo fu decisamente apprezzato, tanto che si decise di dare una degna sepoltura al caro estinto con i particolari che furono messi a punto nella farmacia di Michelangelo Burla. Nel tardo pomeriggio, venne così improvvisato, addosso un abito scuro e in mano una candela, un corteo funebre con una finta bara trasportata su un carro con fermate in tutte le osterie (che quei buontemponi chiamavano “cappelle votive”) incontrate lungo il percorso. A notte fonda la “salma” fu abbandonata o nella contrada Larga o in quella Freggia.

Il “Mercoledì scuro” veniva “espiato” il giorno successivo con un mesto pasto a base di polenta e saracche, delle aringhe secche. E nonostante gli “anatemi” della Chiesa e nel Ventennio del regime fascista, il “Mercu Scurot” è giunto in piena forma sino ai giorni nostri. Nel 2011 dopo questo evento ne andranno in scena altri due.

Sabato alle 20.30 nel centro storico si festeggeranno i 150 anni dell’Unità d’Italia con il 125° corso mascherato: in notturna sfileranno 14 gruppi suddivisi tra carri allegorici, mascherate a piedi, band musicali, majorette e formazioni folkloristiche. E un altro corteo è in calendario il pomeriggio di domenica 13. (Marco Fornara)

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