Superato – consuccesso – il primo mese di tournée “Daddy Blues. Un papà per tutti” con Marco Columbro e Paola Quattrini, per la regia di Vincenzo Salemme, prosegue il suo giro nei teatri italiani. Domani a Cortona (Teatro Signorelli), poi dal 10 al 13 marzo al Verdi di Firenze e dal 15 al 27 al Nuovo di Milano, e ancora decine di tappe per una calata di allegria che resterà in scena fino a metà maggio, concludendo le repliche al teatro Orazio Bobbio di Trieste (dal 6 al 15 maggio).
La nuova coproduzione della Contrada-Teatro Stabile di Trieste e de lo Studio Martini: “Daddy Blues. Un papà per tutti”, è l’adattamento curato e diretto da Salemme di un testo famoso di Martyne Visciano e Bruno Chapelle che affronta in maniera lieve e divertente il tema dell’adozione ed i suoi risvolti psicologici..
Per la prima volta assieme, Marco Columbro e Paola Quattrini si dividono la scena con affiatmento sorprendente.
La trama. I cugini Roberto e Matteo Pedrini, titolari dell’omonimo studio di architetti, stanno cercando con fatica di mettere a
punto gli ultimi dettagli del loro nuovo progetto. Impresa non facile perché Matteo ha la testa da un’altra parte: dopo anni di battaglie e attese per poter adottare un bambino, lui e la moglie Clara sono sul punto di coronare il loro sogno di diventare genitori. Per un fortuito incendio dell’orfanotrofio che ha costretto ad anticipare i tempi, la terribile signora Benincasa, responsabile del servizio adozioni, sta per consegnargli a casa il piccolo Ludovico. Purtroppo è proprio nello stesso giorno che Clara decide di lasciare Matteo!
Tutto è pronto per accogliere il piccolo Ludovico: il lettino, lo scaldabiberon, l’orsetto di peluche… manca solo la mamma adottiva! E siccome ci vogliono assolutamente due genitori perché la signora Benincasa affidi a Matteo il bambino, per non gettare all’aria quattro anni d’attesa, il novello padre dovrà trovare al più presto una soluzione. Pronto a tutto per raggiungere il suo scopo, l’uomo si destreggia in una menzogna dopo l’altra, fino a far passare per sua moglie la segretaria Titta, finendo da lì in poi da un paradosso all’altro.
Il tutto davanti agli occhi stupiti di un importante cliente dello studio, che rimane coinvolto, come tutti gli altri personaggi della commedia, in una sorta di follia generalizzata, dove ciascuno a suo modo finisce col mettersi in ridicolo.
Gli ingredienti della commedia ci sono tutti: equivoci e scambi di ruolo inclusi, tuttavia tra una situazioen comica e l’altra trovano spazio anche i sentimenti più profondi dei personaggi, il desiderio di paternità di Matteo ed il bisogno di “famiglia” e di amore delle persone che gli stanno attorno. Desideri e bisogni che ognuno tenterà disperatamente di raggiungere. Per questo si ride senza banalità.
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