Intolerance Zero. Scatti di Donata Pizzi ai luoghi dell’intolleranza. Alla Triennale di Milano

Una fotografa a caccia dei luoghi dell’intolleranza. La fotografa è Donata Pizzi, i luoghi sono testimoni di eventi diventati simbolici. Ulitsa Lesnaja a Mosca, che [...]

Una fotografa a caccia dei luoghi dell’intolleranza. La fotografa è Donata Pizzi, i luoghi sono testimoni di eventi diventati simbolici. Ulitsa Lesnaja a Mosca, che vide cadere la giornalista Anna Politkovskaja; via Valdonica a Bologna, dove morì Marco Biagi; Barron Road a Barnwell, dove finirono arse vive Fiona e Francesca Pilkington, “suicidate” dagli insulti e le offese dei vicini di casa, e ignorate da chi avrebbe dovuto aiutarle .  Donata Pizzi  ha cercato e fotografato questi luoghi, per ricordare la storia che ciascuno di essi porta in sé ma anche per dire che ancora oggi nessun luogo sfugge dal poter diventare prima o poi scenario di episodi di discriminazione e sopraffazione.

E’ dunque un viaggio negli spazi della coscienza quello che propone Intolerance Zero, la mostra fotografica allestita alla Triennale di Milano fino al 31 marzo 2011, promossa dalla Triennale stessa, dalla Robert F. Kennedy Foundation of Europe e dalla Fondazione Doppia Difesa con il patrocinio d’importanti istituzioni.

Un percorso che si pone l’obiettivo di scuotere le coscienze, ma ancora di più di far riflettere su quei diritti che nel XXI si rischiano di dare per scontati, per acquisiti, senza esserlo. Il diritto a una corretta informazione, alla libertà di pensiero, al rispetto delle culture o dei valori diversi dai nostri, all’integrazione di chi è portatore di handicap o parte di una minoranza etnica, religiosa o di genere. Il diritto alla tolleranza nel senso più ampio e completo del termine.

Lungo il percorso storie da non dimenticare, storie di morti per intolleranza, come  Hina Saleem, la ragazza pakistana uccisa l’11 agosto 2006 vicino a Brescia, nella casa di famiglia, dal padre e da alcuni parenti per non aver accettato il marito pachistano scelto dalla famiglia. Come padre Anthony Kaiser, ucciso a Naivasha, in Kenya, per aver denunciato la corruzione del governo e aver difeso il diritto agli insediamenti delle tribù keniote più deboli. O come Eudy Simelane, capitano della nazionale sudafricana di calcio, 25 anni, violentata e uccisa nel 2008  in uno stupro collettivo nella township di Kwa Tema, nel Gauteng, in Sudafrica, dove era nata e dove viveva apertamente la sua omosessualità.

Queste persone che muoiono ora, sono vicinissime a me, sono miei coetanei, e tante sono donne, che vivono e lottano nel mio stesso tempo. Ho pensato di testimoniare il loro impegno fotografando i luoghi dove sono state assassinate, per ricordarle oltre il momento cruento della cronaca. Tutti questi luoghi, lontanissimi tra loro, ma vicinissimi alla vita di ognuno di noi (una qualsiasi strada, un anonimo interno, un grande magazzino, un paesaggio), vogliono ricordare l’incongruità e la diffusione oggi di una violenza che ci riporta ai secoli bui.  Nella mia convinzione le immagini ci aiutano a non dimenticare, a riflettere, per mantenere vivi l’energia e l’impegno di queste persone generose e libere, che hanno vissuto vite vere “, commenta Donata Pizzi.

Intolerance Zero vuole essere la prima pietra di un progetto più ampio dedicato a sensibilizzare ed educare rispetto al tema della tolleranza attraverso dibattiti, eventi, incontri nelle scuole, l’istituzione di una giornata dedicata, un Intolerance Zero Day. La mostra è ad ingresso gratuito.

Alexander Litvinenko, Pine Bar, Millennium Hotel, Grosvenor Square, Londra 23/11/2006 44 anni, ex agente dei servizi russi, poi dissidente e rifugiato politico a Londra, è morto di infarto dopo una tremenda agonia durata 3 settimane per gli effetti di un isotopo radioattivo del polonio 210. Apparentemente il veleno fu versato nel suo tè, mentre si trovava con altri due ex agenti del KGB. Prima di morire, Litvinenko ha accusato pubblicamente il presidente russo Vladimir Putin come responsabile del suo avvelenamento e come mandante dell'omicidio della giornalista Anna Politkovskaja.

Eudy Simelane, il campo sportivo di Kwa Thema a Springs nel Gauteng, Johannesburg, 28/4/2008 25 anni, violentata e uccisa in uno stupro collettivo nella township dove era nata e dove viveva apertamente la sua omosessualità. Giocatrice dello Springs Home Sweepers F.C. e capitano della nazionale sudafricana, era anche un'attivista per i diritti LGBT. È stata la vittima più famosa di un’ondata crescente di violenze antiomosessuali. Almeno venti donne sono state uccise negli ultimi 5 anni nelle townships attorno a Johannesburg, vittime di un fenomeno definito come stupro correttivo: lo stupro di una lesbica da parte di un uomo, sia per punirla che per correggere il suo orientamento sessuale.

Fiona e Francesca Pilkington, vicino alla A27 Earl Shilton Barron Road, Barnwell, Inghilterra 19/9/2009 Fiona Pilkington, 38 anni, di Barnwell, sobborgo di Manchester. Assediata per 11 anni dagli insulti e le offese dei suoi vicini di casa ,e ignorata da tutti quelli a cui aveva rivolto richiesta di aiuto e assistenza ,decide il 24 ottobre 2007 di ribellarsi e con la figlia disabile Francesca, si da’ fuoco in una strada di campagna poco lontano dall’autostrada A47.

Hrant Dink, sotto la redazione di AGOS, Halaskargazie Caddesi Sebat, Osmanbey 802220, Istanbul 19/1/2007 53 anni, direttore del giornale bilingue turco-armeno “AGOS”, Dink era riconosciuto come uno dei grandi sostenitori della riconciliazione tra i due popoli e sostenitore dei diritti umani e delle minoranze in Turchia. Era contemporaneamente critico sia della negazione del genocidio armeno da parte dei turchi che della campagna armena per il riconoscimento internazionale della diaspora: è stato assassinato vicino alla redazione del suo giornale da un 17enne nazionalista turco.

Marco Biagi, Via Valdonica, Bologna 19/3/2002 51anni, giuslavorista, ucciso sotto casa mentre rientrava in bicicletta. A lui è dedicata la riforma del lavoro varata dal Governo Berlusconi Bis poco tempo dopo l’attentato. I risultati di questa legge sono stati oggetto di forti dibattiti: chi la difende sottolinea l’effetto positivo sul ricambio dell’occupazione, chi la contesta denuncia l’aumentato stato di precarietà per i lavoratori. È in realtà una legge complicatissima, di circa 80 articoli, applicabile solo in piccola parte. Sempre a lui è stata intitolata la Facoltà di Economia dell’Università di Modena e Reggio Emilia, dove ha insegnato negli ultimi anni. Le indagini hanno sottolineato le numerose e impressionanti analogie con la rivendicazione, da parte delle Nuove Brigate Rosse, del precedente delitto D’Antona.

Padre John Anthony Kaiser, Nakuru-Naivasha Road, Kenia 24/8/2000 67 anni, da 36 in Africa, prete della più grande congregazione missionaria, la St. Joseph Society, meglio conosciuta come Mill Hill. Era stato soprannominato Seven Oxen, Rhino, poi The Key o The Voice of the People per la sua forza e determinazione nella denuncia della corruzione attorno al presidente Arap Moi e per difesa del diritto agli insediamenti delle tribù keniote più deboli. Padre Kaiser è stato trovato all’alba nella sua Toyota, ai lati della strada Naivasha-Nukuru, con accanto una pistola con il caricatore completamente scaricato. Il caso, dapprima archiviato come suicidio, è stato riaperto su richiesta dei giovani magistrati kenyoti che avevano sostenuto Kaiser nelle sue battaglie. Indagini successive, che hanno coinvolto l’ambasciata USA a Nairobi, hanno svelato particolari di interessi e accordi segreti tra il governo americano e quello keniota.

Pym Fortuyn, un parcheggio in costruzione, Media Park, Hilversum, Paesi Bassi 6/5/2002 Politico, sociologo, saggista, aveva fondato una sua lista. Apertamente omosessuale, era stato al centro di infinite polemiche per le sue idee radicali sull’immigrazione e l’Islam. È stato assassinato durante la campagna per le elezioni politiche del 2002. Il suo assassino al processo ha dichiarato di aver ucciso Fortuyn “per aver sfruttato i musulmani come capri espiatori” e “per aver cercato, attraverso le parti deboli della società, di raggiungere il potere politico”.

Theo Van Gogh, pista ciclabile, Linnaeusstraat, Amsterdam 2/11/2004 47 anni, cineasta, ucciso con otto colpi di pistola una mattina mentre in bicicletta si recava al lavoro. Il suo assassinio viene fatto risalire ad una fatwa pronunciata nei confronti suoi e di Ayaan Hirsi Ali, olandese di origini somale, per il loro cortometraggio Submission, nel quale si vedono dei versi di una Sura del Corano, scritti sulla schiena della protagonista. Nel corpo di Van Gogh l’assasino Mohammed Bouyeri, cittadino marocchino e olandese, piantò due coltelli uno dei quali tratteneva un documento di cinque pagine con minacce ai governi occidentali, agli Ebrei e a Hirsi Ali.

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