Il racconto di un’epoca. Fotografie degli album della principessa Anna Maia Borghese all’Istituto Nazionale per la Grafica di Roma fino al 6 aprile.
Anna Maria Borghese discreta, timida, un’educazione tradizionale come ben si addiceva ad una donna nata nel 1874 in un castello, quello di Montallegro, dal duca di Genova Gaetano de Ferrari e dall’ arciduchessa Manria Annenkof.
Una buona castellana sposa un principe, Scipione Borghese, dal quale prese l’altisonante cognome; con lui, uomo dinamico, esploratore, alpinista, diplomatico, deputato radicale nel Parlamento Italiano, condivise la grande passione per i viaggi.
Lo amò moltissimo come amò la fotografia, la sua grande passione.
Sbaglierebbe chi pensasse che la fotografia fu per lei un passatempo per una “nata bene”, come si suol dire, e sposata ancor meglio .
Le sue foto non hanno nulla di amatoriale e, come dice Maria Antonella Fusco, nel catalogo introduttivo alla mostra, siamo di fronte ad una ” fotografa di razza” .
Non era usuale all’epoca vedere una donna che, armata di macchina fotografica, se andava in giro per il mondo. Anna Maria Borghese raccolse minuziosamente le sue foto, datandole, in bellissimi album dal sapore intimo e famigliare, come quelli che la domenica dopo pranzo si mostrano agli amici in salotto mentre si prende il caffè. Con la sorpresa, però, di trovarsi di fronte immagini non usuali, che di salottiero hanno ben poco e che spesso raccontano senza lirismo la realtà.
Quando si trova a fotografare la guerra sul Fronte Italo – Austriaco nel 1916, pare di trovarci di fronte ad una consumata reporter, un’inviata davvero speciale, una principessa con gli occhi di un consumato inviato di guerra abituato a guardare i disastri e l’ orrore.
Ci restituisce foto crude come quelle scattate nel 1917 in un ospedale da campo, una in particolare, rappresenta la sintesi di quella sua voracità del guardare, di riuscire a cogliere qualsiasi cosa, di guardare anche li dove, schifati, distoglieremmo lo sguardo. La principessa Borghese ci mostra dei frammenti di realtà talvolta anche imbarazzanti come quella, un po’ raccapricciante, di un intestino buttato a terra.
A volte, invece, gli scatti della Borghese ci consegnano dolcemente l’intimità della vita famigliare come nella foto in cui immortala il marito Scipione Borghese mentre nel giardino di casa si diverte a giocare insieme a due amici al salto all’ asta. Molto belle le foto “esotiche”, come quelle scattate durante la navigazione verso Tripoli del 1913 o quelle dedicate ai viaggi in Giappone e in Cina. Non mancano foto raffinate, sognanti e spensierate come di sicuro dovette essere Anna Maria Borghese che dalla vita ebbe tutti gli agi ma che guardò con rispetto e commozione nella tragedia umana. Come quando ci rimanda nitidamente le immagini, tristi, del terremoto di Avezzano del 1915.
Intrepida scattante, sempre pronta a salire sul primo treno che l’avrebbe portata lontano, fosse anche solo in una delle sue meravigliose residenze. Ed è proprio in una di queste residenze, nella splendida villa ad Isola del Garda che realizza lo scatto più bello, degno di un maestro della fotografia. Emblematica, un vero capolavoro, ritrae Nora Balzani distesa sulla balaustra del terrazzo della villa. Una foto che racconta di ore libere e spensierate, di pomeriggi passati a guardare il cielo in quella noia insolente di pomeriggi assolati. La villa ad Isola del Garda era la sua residenza preferita ed è proprio li che muore, improvvisamente, a soli cinquant’anni .
Ci lascia uno scatto meraviglioso sintesi della sua personalità intrepida, lievemente anticonformista, candida ed elegantissima come quella gonna bianca plissettata che si apre come un ventaglio sulla vastità dell’orizzonte, scrutato da un cannocchiale come i suoi occhi che pretesero di contenerlo interamente. (Virginia Zullo)
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