La battaglia delle arance. E’ il carnevale di Ivrea

Domenica 6 marzo, lunedì 7 e martedì 8. Sono i tre giorni in cui Ivrea diventerà teatro della battaglia delle arance, rievocazione della ribellione popolare [...]

Domenica 6 marzo, lunedì 7 e martedì 8. Sono i tre giorni in cui Ivrea diventerà teatro della battaglia delle arance, rievocazione della ribellione popolare alla tirannia.

Nel combattimento, che andrà in scena dopo il corteo storico, la gente sarà rappresentata da nove squadre a piedi i cui componenti saranno sprovvisti di qualsiasi protezione. Questi sfideranno le armate del feudatario, tiratori che troveranno posto su 32 carri trainati da cavalli e che indosseranno maschere che ricordano le antiche armature.

Sarà, questo, il momento centrale del Carnevale della città eporediese che affonda le sue radici nella notte dei tempi. Almeno sino al Cinquecento. Già domani il ponte vecchio vedrà la cerimonia della riappacificazione degli abitanti dei rioni San Maurizio e Borghetto, due contrade storicamente antagoniste.

La tradizione vuole che la ritrovata armonia sia stata resa possibile dall’intervento delle donne a fine ’700. Il simbolico passaggio dei poteri al Generale, uno dei personaggi più importanti delle manifestazioni carnascialesche, avverrà giovedì 3 marzo alle 14.30 in municipio; al termine tutti i cittadini presenti nella sottostante piazza saranno invitati a mettere il “berretto frigio“, un copricapo di colore rosso indispensabile per non essere interessati dal lancio delle arance durante i combattimenti.

Sabato 5 alle 21 la “Vezzosa Mugnaia“, addosso il canonico abito bianco, sarà presentata sulla loggia esterna del palazzo comunale. Seguirà un altro corteo storico sino a corso Re Umberto, il lungoDora, dove attorno alle 22 si terrà uno spettacolo di fuochi artificiali. La festa continuerà sino a notte fonda. Tra i tanti momenti quello al teatro Giacosa dove si esibiranno le “Blue Dolls”, trio torinese che riproporrà i brani degli anni ’40 e ’50.

La Mugnaia è l’eroina del Carnevale. La leggenda racconta che, il giorno delle sue nozze, Violetta (così si chiamava la figlia di un mugnaio di Ivrea) fu trascinata nel Castellazzo da un perfido nobile che reclamava lo ius primae noctis. Ma la ragazza riuscì a far ubriacare l’uomo per poi tagliargli la testa nel sonno: l’inizio della sollevazione. Domenica 6 alle 10.30 largo invece a “Preda in Dora” sul ponte Vecchio.

Il podestà con il suo seguito, volgendo le spalle al parapetto, getterà dietro di sè una pietra tratta proprio dal Castellazzo pronunciando la frase “Facciamo questo in dispregio del marchese del Monferrato, nè permetteremo che alcun edificio abbia a sorgere dove erano le torri del signor marchese“. Lunedì 7 alle 12.30, quindi, i “Citoyens de la ville d’Ivree” doneranno al sindaco un albero della libertà per rievocare l’adesione della comunità eporediese al vento rivoluzionario francese. E alle 21.30 spettacolo della “Tuna universitaria” di Alcalà de Henares di Madrid.

Il Carnevale d’Ivrea sconfinerà in Quaresima. L’ultimo atto si terrà infatti la mattina del mercoledì delle ceneri quando, dalle 11, in piazza Lamarmora si potranno gustare polenta e merluzzo. (Marco Fornara)

(Foto via Flickr)

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