Da Sanremo Erika Brenna – Roberto Benigni a Sanremo arriva su un cavallo bianco sulle note de La Vita è bella “il cavallo l’ha pagato la Rai e come la Rai addomestica i cavalli non li addomestica nessuno”.
“Sono felice di essere qui in questo Festival di Sanremo di Gianni Morandi, lui è tranquillo, non reagisce qualsiasi cosa accada…L’anno prossimo lo facciamo condurre a Bersani”. “Siamo qui SOLAMENTE per parlare dell’inno di Mameli, ESCLUSIVAMENTE”… Scalda la platea, e l’imbarazzo della prima fila (Masi, La Russa, Meloni) , ma la regia di Duccio Forzano non vi indugia mai. Il guitto Benigni continua con quell’aria guascona “Io parlerò solo dell’inno nazionale: cosa sono 150 anni per una Nazione? Niente? 150 anni che è? E’ giovane? E’ una MINORENNE!…E la cosa delle minorenni è nata proprio a Sanremo con Gigliola Cinquetti che cantava Non ho l’età”.
Continua poi rivolgendosi alla prima fila “Non vorrei arrivassero delle telefonate però, che è un periodo che ormai…però uno che telefona spesso è qui” (il direttore generale Masi) per poi arrivare a sillabare il nome di Silvio Pellico, autore de “Le mie Prigioni”. “Chissà quando un altro Silvio arriverà a scrivere un libro con questo titolo?”.
Questa l’introduzione di Roberto Benigni, ma poi, poi è arrivato il monologo sulla storia, sull’esegesi dell’Inno di Mameli. Trenta minuti e passa di tensione, di qualche sbavatura, di racconto del nostro Paese., di Amore per la nostra Patria.
La televisione si mangia tutto: di solito non concede tempi lunghi, dilatati. Ma Roberto Benigni se lo è preso tutto quel tempo. E ha incollato tutti noi giornalisti presenti in sala stampa a diventare silenti. Cosa rarissima.
Fratelli d’Italia s’è desta: diventa il monito a invocare il Risveglio degli italiani. “Il Risorgimento sono gli Italiani, non il contrario”. E Benigni chiude cantando a modo suo l’Inno: momento di commozione totale. Roba da fuoriclasse. Il fuoriclasse italico che sa fare magia delle parole.
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