Quei cento milioni di semi di Ai Weiwei, imperdibili. A Londra

Cento milioni semi di girasole rappresentano una scultura un tantino difficile da gestire in casa, a meno che non si disponga di una stanza delle [...]

Cento milioni semi di girasole rappresentano una scultura un tantino difficile da gestire in casa, a meno che non si disponga di una stanza delle dimensioni della Turbine Hall della Tate Modern di Londra (www.tate.org.uk ). Qui fino a maggio è possibile  ammirare l’opera dell’artista cinese Ai Weiwei, composta appunto, da cento milioni di semi di girasole prodotti in porcellana da un esercito di 1.600 artigiani, che li hanno realizzati e decorati uno ad uno.

Milioni di piccole opere, apparentemente uguali l’una all’altra ma in realtà uniche. Ogni seme è stato realizzato dagli specialisti che lavorano in laboratori di piccola scala nella città cinese di Jingdezhen. Lungi dall’essere prodotti industrialmente, sono lo sforzo di mani esperte. Versati l’interno del vasto spazio industriale della Turbine Hall, i 100 milioni di semi formano un paesaggio apparentemente infinito.

Ai Weiwei 2010 Photo: Tate Photography

La porcellana, il prodotto tradizionale per eccellenza della Cina. Per fare questo lavoro Weiwei ha manipolato i metodi tradizionali di lavorazione della porcellana che è stata storicamente una delle esportazioni più pregiate della Cina. Quei semi di girasole invitano dunque a guardare più da vicino il fenomeno del Made in China e la geo-politica di oggi, sia dal punto di vista culturale sia economico.

Ma le curiosità non sono finite qui, nelle settimane scorse, la Tate aveva esortato i visitatori a camminare su quel denso tappeto di semi per godere della sensazione, davvero unica, di passeggiare su un’opera d’arte. Ma l’alta concentrazione di piombo presente nelle vernici adoperate per i semi, sollecitata dall’attrito provocava un eccessivo livello di polveri nell’aria, cosa decisamente dannosa per la salute. Così l’installazione è stata transennata e l’interazione vietata.

Ancora una curiosità, Ai Weiwei ha realizzato 10 “copie” del lavoro in formato ridotto (solo 100mila semi), la casa d’aste Sotheby’s ne ha venduto uno a più di mezzo milione di dollari (circa 414mila euro), facendo due facili conti, ogni seme è costato 4.14 euro, e visto che possiamo considerare ognuno di essi una scultura a sé, il prezzo effettivamente appare vantaggioso.

Ma non vogliamo cadere nelle semplificazioni, The Unilever Series è una metafora sull’individuo e sul tutto (ogni pezzo è diverso ma è parte dell’insieme), un commento sul rapporto tra l’individuo e le masse laddove spuntano domande impegnative, sul che cosa significa essere un individuo nella società odierna. Siamo privi di senso o impotenti se non agiamo insieme?

Ai Weiwei Sunflower Seeds 2010 © Ai Weiwei. Photo: Tate Photography

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