Tutt’intorno i paesi delle province di Lodi e Pavia. Ma San Colombano non fa parte né dell’una né dell’altra. Appartiene a quella di Milano di cui è così diventata un’exclave. Quando, nel 1992, fu istituito il nuovo ente che fa capo a Lodi la popolazione disse no alla novità con un referendum. Il paese lombardo, di cui fu ospite anche il poeta Francesco Petrarca e che nel 1902 ha dato i natali al beato Carlo Gnocchi, si estende sulla sponda destra del fiume Lambro e presenta l’unico rilievo, rivestito dai vigneti, che spunta in piena pianura Padana, colline risalenti a formazioni geologiche di età terziaria e quaternaria il cui perimetro complessivo è di 14 chilometri.
Simbolo del borgo è il castello Belgioioso, del secolo XII, che s’innalza tra piazza Don Gnocchi e via Belgioioso. La fortezza esisteva
già probabilmente attorno al 500-600 dopo Cristo e venne fatta distruggere da Federico I di Svevia, il Barbarossa, che volle la sua ricostruzione nel 1164. Il maniero nacque essenzialmente dall’accoppiamento di una rocca, di forma trapezoidale, e un ricetto. I tratti di mura sui lati maggiori sono posti a mezza costa del colle, e il “tracciato” è scandito da torri sporgenti all’esterno. Inizialmente il complesso ne poteva contare 18. Non mancavano anche passaggi sotterranei che furono però riempiti o murati in epoca certosina.
Sulla stessa piazza Don Gnocchi si affaccia la parrocchiale di San Colombano abate con abside che guarda verso est, tre navate di cui quella centrale con volta a botte, un colonnato portante, la cappella del Rosario considerata votiva dopo la peste del 1630 e il campanile datato 1780. All’interno opere di Paolo Caravaggio e Bernardino Lanzani oltre a quattro oli del lodigiano Felice Vannelli raffiguranti scene dell’abate san Colombano e affreschi di Bernardino Campi di Cremona. Non è distante da lì un altro luogo di culto, la chiesa di San Giovanni Battista di via Dal Cin, con intarsi
marmorei tardo romanici e pregevoli stucchi d’epoca barocca.
In direzione di Lodi, in via Monti, si può ammirare il seicentesco palazzo Patigno, famiglia del nobile Baldassarre, ministro plenipotenziario del re di Spagna alla corte di Francia. Attualmente quest’abitazione gentilizia con pianta a L, porticato d’ingresso, colonnato e scalone padronale, è la sede del municipio di San Colombano e ai piani superiori ospita la pinacoteca civica e il museo paleontologico “Virginio Caccia” dove sono custodite anfore vinarie e strumenti per la cantina di epoca romana.
Quindi, all’inizio di via della Vittoria, una sorta di asse sud-nord, s’incontra il cinquecentesco oratorio di San Rocco, eretto in stile bramantesco e, nella parte alta, con impostazione rinascimentale. Ha pianta ottagonale. Poco distante da lì, in via Steffenini, sulla
sponda sinistra della Rugia Nuova ora coperta, s’innalza la chiesa di San Francesco risalente al 1580. La facciata richiama lo stile lombardo-romanico. Successivamente, tornati in via della Vittoria, s’incrocia l’arco di Carlo II (1691) che chiude la strada di accesso al centro storico da settentrione; sempre lungo via della Vittoria il lazzaretto con una cappella centrale e, ai lati, due tempietti. Dello stabile originale rimane traccia nelle mura perimetrali. Sempre in via della Vittoria è presente la casa dove vide la luce don Gnocchi. Alla fine di quest’arteria, girando a sinistra ci s’immette in viale Petrarca. A due passi le fonti minerali Gerette, sette fontane a uso terapeutico.
A tavola si possono gustare piatti di riso (anche con salsiccia) e pasta cucinati con le erbe spontanee che crescono sulle alture e carni bianche e rosse (lepri in salmì, anitra con verdure, coniglio con aromi, faraona saporita, ganassino al vino rosso, costine e salsiccia di maiale con verze), ma anche la frittura di polenta e, come dolci, la pasta frolla con mandorle, crostate di frutta e cannoli alla crema croccante.
Le occasioni per visitare San Colombano nel corso dell’anno sono molteplici: la quarta domenica di maggio viene
celebrata la festa del sole e la prima di giugno si tengono una rassegna enogastronomica e la sagra delle ciliegie. Nella seconda metà disettembre sono invece in programma il palio del Guiderdone (otto rioni rievocano l’assalto al portone della torre d’ingresso al castello, un fatto del 1401, utilizzando un ariete artificiale) e la pluridecennale sagra provinciale dell’uva in cui viene reso omaggio innanzitutto al vino San Colombano Doc, prodotto con croatina (dal 30 al 45 per cento), Barbera (dal 25 al 40) e uva rara (dal 5 al 15) a cui si possono aggiungere, sino a una quota massima del 15%, Merlot e Cabernet Sauvignon. Proprio questo evento può essere lo spunto per un tuffo nel verde delle alture ricche anche di alberi da frutto quali ciliegi, fichi, peschi e peri. Uno degli itinerari porta alla chiesa della Madonna dei Monti del 1622 e al palazzo ex Sommariva in regione Valbissera. Da lì si gode un panorama che spazia dall’OltrePo sino ai contrafforti appenninici liguri. (Marco Fornara)
© Riproduzione riservata





