Siamo solo saponette. O no?

La televisione è diventata una palestra dove il peggio non ha limite. Nel linguaggio ha superato e distanziato quello delle caserme, dei bar e persino  [...]

La televisione è diventata una palestra dove il peggio non ha limite. Nel linguaggio ha superato e distanziato quello delle caserme, dei bar e persino  dei postriboli.

Nessun moralismo da parte di chi scrive. Nessuna condanna. Solo una constatazione.

In qualsiasi ora del giorno e della notte, i programmi sono conditi da parole non certo gentili. Imprecazioni dove i “vecchi” caspita, cacchio, mannaggia, sono stati rimpiazzati da irriverenti parole rivolte all’Altissimo e menzione di organi sessuali. Sono stati sdoganati termini che sino a qualche anno fa, se pronunciati in pubblico, potevano costanti una denuncia. Bestemmia libera in libero stato, insomma. E la maestra di questo nuovo – o antico – modo d’espressione è prevalentemente la Tv.

Ne vediamo di tutti i colori (ma era meglio il bianco e nero?) eppure nessuno s’indigna. Le varie associazioni ed enti ed istituti che dovrebbero osservare e “denunciare” sulle fasce protette sono al collasso. Troppe le “infrazioni” dalle otto del mattino alle otto del mattino successivo.

Rendiamoci conto che i colori verde, giallo e rosso che compaiono accanto al logo dell’emittente e che dovrebbero indicare se quel programma è adatto a tutti o solo ad un pubblico adulto,  sono solo segni ornamentali poichè i termini espliciti – ed anche le scene – sono così tante che, ad onore del vero, sarebbe meglio spegnere la tv per sempre.

Poi c’è internet, la nuova frontiera tecnologica che segna la vittoria del “processore” sugli obsoleti teleschermi. Ma in nome della libertà d’espressione, la rete, contiene di tutto. Il meglio e il peggio che si possa immaginare.

Si cambia. Oggi ci si preoccupa di più della par condicio e della privacy – c’è chi ipotizza purghe radiotelevisive con il divieto di parlare di uno stesso argomento se non dopo uno stacco di otto giorni e di far condurre un programma da due conduttori che rappresentino ideologicamente gli opposti politici  (qui la decenza tocca il fondo) – che non del contenuto delle trasmissioni.

Sì, signori miei, il mondo è cambiato. Siamo diventati saponette e neppure profumate. Tutto ci scivola via. Meglio sarebbe dire quasi tutto perchè un “nudo di premier” vale più di un’opera d’arte del Seicento. Quindi il capitolo gossip tira ancora. Eccome se tira. I gladiatori del XXI secolo che vestono come gli altri contemporanei sono pronti a scendere in campo. Tutti i giorni e in tutte le ore. Si azzuffano, sproloquiano, si minacciano, si insultano, si pestano. E’ il segno del cambiamento. Prendiamone atto e non voltiamo lo sguardo sul maestro Manzi che una manciata d’anni fa ha cercato di dirci che la tv era davvero il futuro, capace persino di far leggere e scrivere gli analfabeti.

La constatazione termina qui. Rimpianti? Nessuno a parte la presa d’atto dell’evoluzione e forse il rimpianto dei don Camillo e Peppone relegati nella memoria remota e delle veline che per me erano le copie di un originale battuto a macchina Olivetti lettera 22, per esempio.

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