Ci sono critici che la definiscono un’ossessione, più semplicemente si tratta di scelte produttive. In tempo di crisi la realtà è preferibile alla fantasia, “tira” di più per dirla in gergo. E se si parla di fiction televisive – magari made in Italy – niente di strano assistere ad un inseguirsi di biopic e cronache riscritte, ma quando è Hollywood ad interagire un po’ troppo spesso con la realtà, allora ci si pone qualche domanda. Cos’è cambiato nella terra dei sogni?
Andiamo con ordine e guardiamo le dieci opere in corsa all’Oscar come migliore film: quattro sono storie vere o ispirate a personaggi
reali, uno è un sequel, uno è un remake, quattro sono storie di fantasia. Il risultato darebbe un pareggio.
Da storie vere sono tratti Il Discorso del re (di produzione anglo-australiana) film che racconta la storia di Re Giorgio VI e delle sue difficoltà di linguaggio. La costruzione è epica: il protagonista, messo da parte persino dalla famiglia, riesce a superare le sue immense difficoltà e a presentare il suo discorso alla Nazione nel momento più importante della sua storia. E poi The Social Network, altra biografia, quella di Mark Zuckerberg il fondatore di Facebook; The Fighter (ispirato alla storia del pugile Micky Ward) e 127 Hours (sullo scalatore Aron Ralston): il remake è Il Grinta; il sequel Toy Story 3.
Ma gli Oscar sono solo l’esempio eclatante, ciò che colpisce è che nei prossimi mesi saremo bombardati da una corposa serie di film, anche produzioni importanti, tratti dalla vita.
Almeno una trentina i film biografici che nel 2011 vedranno la luce o saranno in produzione : dal Sinatra di Martin Scorsese, che intanto lavora anche a una biografia del giovane Theodore Roosevelt con Leonardo Di Caprio, a My Week with Marilyn di Simon Curtis con la Monroe che avrà il volto di Michelle Williams, ma anche Blonde di Andrew Dominik con Naomi Watts a interpretare Norma Jean, ovvero Marilyn prima che diventasse la Monroe. E poi la biografia di Freddie Mercury, quella di Janis Joplin, di Nina Simone, di Marvin Gaye e di Kurt Cobain per parlare delle star della musica, mentre tra i personaggi politici ecco il film inglese The iron lady di Phyllida Lloyd con Meryl Streep a indossare i panni di Margaret Thatcher; o il francese La Conquête di Xavier Durringer che ricostruisce l’ascesa politica di Nicolas Sarkozy, e il Robert Kennedy interpretato da Matt Damon in His Life di Gary Ross.
Lo stesso Damon, con Michael Douglas lo ritroveremo nel biopic del famoso pianista Liberace in Liberace Project di Steven Soderbergh. Un’ altra grande firma della regia, Emir Kusturica, affronta invece l’esistenza di Pancho Villa nel film Wild Roses, Tender Roses con Johnny Depp e Salma Hayek.
E l’elenco potrebbe andare oltre, ma la domanda rimane sospesa. Questo eccesso di pellicole basate sulla realtà è una coincidenza o è sintomo di un cambiamento in atto? C’è da dire che il lavoro artistico (anche quello letterario e teatrale) sviluppato su fatti e persone non è certo una novità. Potremmo cominciare con Omero, passare a Dante, Shakespeare, Manzoni ed approdare alle grandi biografie romanzate. Ma con la differenza che pur essendo ambientate in tempi diversi dai loro, le opere dei signori di cui sopra non erano strettamente legate agli eventi. Al contrario, le biografie che vediamo al cinema da qualche anno, sembrano proprio voler “scorticare” la facciata, insinuarsi nel profondo del personaggio e delle storie. Ricordate The Queen? Il film di Stephen Frears, che portò un meritatissimo Oscar a Helen Mirren nel ruolo di Elisabetta II d’Inghilterra? Tutto comincia con la tragica morte di Diana Spencer, e poi con grazia, il regista dà l’affondo alle paure e alle debolezze della regnante che ha sempre sofferto la popolarità della nuora, la quale anche da morta, attira su di sé l’attenzione dei media e l’affetto del popolo. Sarebbe stato possibile girare il film vent’anni fa? Probabilmente no. Un cambiamento culturale è in corso da tempo e la sua spinta non è ancora esaurita: l’idea che la privacy dei ricchi e potenti possa non esser tale nel nome della verità. Anche quando la verità non serve né alla Storia né a fare chiarezza sui suoi protagonisti.
Sia chiaro, una delle missioni dell’arte è proprio quella di provare a soddisfare il desiderio di saperne di più sulla condizione umana,
dunque a sondare la verità, ma mentre il documentario o il giornalismo investigativo non sono tenuti a “fare arte” (ed è loro dovere affondare), il cinema quanto meno ci dovrebbe provare. E se pure ci sono film bellissimi e degni di plauso tratti da storie vere, si può quanto meno dire che la grande arte si sforza di più. Perché crea.
E creatori furono i protagonisti del Neorealismo, che pure avevano nel dna la grande lezione del vero, ma conoscevano bene la superiorità espressiva del verosimile. Dunque si “sforzavano” di costruire storie e dipingere emozioni per raccontare attraverso di esse la realtà. Le macerie della Guerra fumavano ancora quando artisti come Rossellini, Visconti, De Sica davano vita alla stagione più felice del cinema italiano. La narrazione della miseria, della disfatta, anche dell’avvilimento, arrivava però da una società giovane, c’era un futuro tutto da scoprire. Ed è quello che oggi, in Occidente, nessuno riesce più a immaginare. (AD)
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