A Firenze, a palazzo Strozzi, da settembre, verrà illustrato come il fiorire del moderno sistema bancario sia stato parallelo alla maggiore stagione artistica del mondo occidentale. Si potranno ammirare capolavori di Donatello, e poi di altri esponenti dell’elite del Rinascimento quali Sandro Botticelli, Beato Angelico, Filippo Lippi, Paolo Uccello, Antonio del Pollaiolo, Lorenzo di Credi e Domenico Veneziano nella mostra “Il denaro e la bellezza. I banchieri, Botticelli e il rogo delle vanità” che potrà essere visitata a palazzo Strozzi di Firenze dal 17 settembre al 22 gennaio del prossimo anno. L’iniziativa, nata da un’idea di James Bradburne, sarà curata dallo scrittore e traduttore Tim Parks, autore del libro “La fortuna dei Medici”, e dalla storica dell’arte Ludovica Sebregondi.
L’esposizione collegherà gli sconvolgenti mutamenti politici e religiosi che hanno caratterizzato quell’epoca con l’intrecciarsi delle vicende economiche e d’arte. Sarà raccontata, in particolare, la storia dell’invenzione del sistema bancario moderno e del progresso a cui ha dato origine, ricostruendo la storia e l’economia europea nel periodo compreso dal Medioevo al Rinascimento. In un certo senso, gli appassionati potranno entrare nella vita delle famiglie che ebbero il controllo appunto del sistema bancario, cogliendo anche il persistente conflitto tra valori spirituali ed economici. Il mito dei mecenati è strettamente legato a quello dei banchieri che finanziarono le imprese delle case regnanti, ed è proprio questa convergenza che favorì l’operare di alcuni dei più importanti artisti di tutti i tempi. Ma “Il denaro e la bellezza. I banchieri, Botticelli e il rogo delle vanità” consentirà anche di effettuare un viaggio alla radice del potere fiorentino nel vecchio continente e di analizzare quei meccanismi che, mezzo millennio prima degli attuali mezzi di comunicazione, permisero a questo popolo di dominare il mondo degli scambi commerciali e, di conseguenza, di finanziare il Rinascimento.
Le opere che verranno presentate consentiranno di scoprire il modo con cui alcune famiglie riuscirono a creare i loro immensi patrimoni. Ma non solo: si chiariranno pure la gestione dei rapporti internazionali e la nascita del mecenatismo moderno che ha origine spesso come gesto penitenziale per poi trasformarsi in strumento di potere. La mostra sarà così un’occasione per guardare l’arte trasversalmente, coinvolgendo economisti, politici e diplomatici. Rivivranno le radici del Rinascimento toscano dall’ottica delle relazioni – sia quelle palesi, sia quelle più spesso segrete – fra moneta, potere e arte. Fondamentali, per riuscire a comprendere questi incroci, le opere realizzate per i banchieri e i loro più stretti congiunti, mentre la parabola delle grandi famiglie fiorentine in difficoltà a causa dei rovesci finanziari si chiuderà con quel ciclone politico-religioso che fu il monaco Gerolamo Savonarola.
Il frate, con i “bruciamenti delle vanità”, arrivò a negare quanto il Rinascimento aveva rappresentato, pur costituendone parte integrante. E la ricostruzione multimediale proprio dei “bruciamenti” ne interpreterà significati e contenuti. Sempre con l’ausilio di strumenti multimediali verranno parallelamente tratteggiati gli antichi percorsi del denaro e del commercio. L’esposizione si avvarrà anche di dettagliate raffigurazioni del mestiere di banchiere (che si devono a grandi artisti fiamminghi) che consentiranno di tuffarsi nella Firenze capitale finanziaria del mondo. Info 055.2645155. (Marco Fornara)
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