Nemmeno un mese fa, il 2 gennaio, è caduto il 51° anniversario dell’improvvisa scomparsa di Fausto Coppi. Non aveva ancora 41 anni. A conclusione delle commemorazioni del cinquantenario della morte dell’Airone, il museo dei campionissimi di Novi sta ospitando la mostra “Dedicato a Coppi”, un’approfondita ricerca fotografica sui monumenti e su tutto quello che i tifosi e gli ammiratori del cinque volte vincitore del “Giro d’Italia” hanno dedicato alla sua memoria in questo poco più di mezzo secolo.
Sull’intero territorio della penisola, e non solo, sono disseminate targhe e steli che sono diventate, nel corso degli anni, meta degli appassionati del ciclismo. L’elenco è interminabile. Basti citare alcune località montane, rese celebri anche dalle strepitose imprese del corridore nativo di Castellania, e dove oggi si svolgono gare amatoriali e di gran fondo. Qualche esempio: i passi della Bocchetta, dello Stelvio e Pordoi, il colle del Ghisallo e quello della Maddalena, Ponte di Piave, l’Izoard, la stessa Castellania, Moncalieri, Lerici e il famoso muretto di Alassio dove Coppi ha lasciato la sua firma su una piastrella. Sulla pietra, sul marmo e sui mattoni è stato scolpito il ricordo di questo atleta da parte di chi lo ha tanto amato. All’interno dell’esposizione, visitabile sino al 30 marzo, trovano posto anche i busti dei “campionissimi”: oltre all’Airone, questo appellativo è toccato anche a Costante Girardengo, originario proprio di Novi.
I due omaggi si trovavano nell’ex piazza della stazione, ora piazza Falcone e Borsellino. E una volta che su quest’iniziativa sarà calato il sipario, entrambi saranno collocati in pianta stabile all’esterno del museo inaugurato nel 2003. E’ un’area di circa tremila metri quadrati dedicati alla storia della bicicletta, del ciclismo agonistico e alle figure appunto di Coppi e Girardengo. La struttura ospita anche manifestazioni fieristiche come “Dolci terre di Novi”, evento enogastronomico e di promozione dei prodotti locali che si tiene in dicembre, e “Mastro artigiano”, incentrato sulle eccellenze piemontesi, in primavera.
Coppi, che si divideva tra la strada e la pista con eguali successi, è stato uno dei più grandi di tutti i tempi. Passista e scalatore, era un corridore completo tanto che s’impose nelle più importanti corse a tappe, ma anche nelle principali classiche. Salì sul gradino più alto del podio al Giro nel 1940, nel ’47, nel ’49, nel ’52 e nel ’53, e al Tour de France nel ’49 e nel ’52. Ma trionfò anche al Giro di Lombardia per cinque volte (dal ’46 al ’49 e nel ’54), alla Milano-Sanremo per tre (’46, ’48 e ’49), e, nel 1950, alla Parigi-Roubaix e alla Freccia Vallone. Tre i titoli di campione del mondo conquistati: nell’inseguimento nel ’47 e nel ’49 e in linea nel ’53. Detenne inoltre il record dell’ora per 14 anni, dal 1942 (quando coperse 45.798 metri al Vigorelli di Milano) sino al ’56. Leggendaria, poi, la sua rivalità con Gino Bartali che divise l’Italia nell’immediato secondo dopoguerra. (Marco Fornara)
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