Marilyn Monroe destinata a diventare un marchio di fabbrica, un brand, per la buona pace del mito. Authentic Brands, la società statunitense che gestisce già l’immagine di Bob Marley avrebbe infatti speso quasi 50 milioni di dollari per riscattare il nome della stella scomparsa quasi 50 anni fa (l’anno prossimo, il 5 agosto, il cinquantesimo anniversario della tragica morte).
L’accordo è stato concluso con Anna Strasberg, terza moglie dell’ex maestro di teatro di Marilyn Monroe e depositaria della sua eredità.
Jamie Salter, CEO di Authentic Brands ha informato i media che la società non è interessata alla bigiotteria e al trash. Cose di poco conto come calendari, poster, occhiali da sole, piuttosto il nome di Marilyn Monroe dovrebbe apparire su trucchi, abiti alla moda, borse, scarpe e profumi.
Limitate sarebbero le licenze concesse a terzi per riprodurre l’immagine di Marilyn, inflazionata – secondo stime fornite dallo stesso Salter – da quasi 100 milioni di prodotti che circolano in tutto il mondo utilizzandone il nome e l’immagine.
Grazie alle nuove tecnologie, non si esclude neppure di far tornare Marilyn sullo schermo, tecnologie che alimentano il mito piuttosto che superarlo, se si pensa che la pagina Facebook della star conta più di 365mila fan.
Dunque, il pubblico di Marilyn è ancora enorme ed è risaputo che il potenziale economico di certi miti della cultura popolare è sostanzioso, soprattutto se sono morti. Per fare un esempio nel 2004 un’altra società americana, la CKX che possiede i diritti per l’immagine del pugile Muhammad Ali, ha sborsato 100 milioni di dollari 2004 per acquisire anche i diritti di Elvis Presley.
Guardando alle cose con cinico pragmatismo, investire nelle star che si sono spente significa assicurarsi un valore durevole: il tempo non ne offuscherà mai l’immagine, inoltre nel pubblico risvegliano una sorta di nostalgia, come ha dimostrato la discussa campagna di Citroen, che ha risuscitato per promuovere la C3 John Lennon e Marcello Mastroianni.
La verità è che come dimostrano alcuni studi, gli abitanti di una grande città sono esposti a più di 5.000 messaggi pubblicitari al giorno e diventa sempre più pressante la necessità di contraddistinguere il marchio, se è il caso anche evocando celebrità scomparse alla vita ma non all’immaginario.
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