Matthew Day Jackson, uno dei principali artisti statunitensi emergenti al MamBo (Museo arte moderna di Bologna) dal 27 gennaio, in occasione dell’apertura di Arte First fino al primo maggio. Il filo conduttore della sua prima personale in un museo europeo è il video In search of… – da cui la mostra mutua il titolo – basato sul format di una popolare serie televisiva americana andata in onda tra gli anni Settanta e i primi Ottanta e condotta da Leonard Nimoy (il celebre dottor Spock di Star Trek). La serie indagava misteri e fenomeni paranormali; il filmato unisce frammenti tratti da banche immagini, messinscene di interviste con intellettuali come David Mindell (storico e ingegnere del MIT) o Alexander Dumbadze (scrittore e storico dell’arte) e la conduzione narrativa interpretata con toni tra il solenne e l’ironico da David Tompkins.
Le situazioni narrate nel video rimandano alle modalità con cui gli esseri umani partecipano alla cultura contemporanea e a come attraverso gli oggetti che li circondano definiscono se stessi: tematiche rintracciabili in tutti gli altri lavori in mostra al MAMbo. Partendo dalle domande fondamentali che tutti ci poniamo sull’esistenza umana – chi siamo, da dove veniamo, cosa ci riserva il futuro – l’artista esplora le mitologie personali e collettive attraverso una selezione di suoi lavori realizzati tra il 2007 e il 2010.
Nella prima parte della mostra le forme antropomorfe riconoscibili nelle nuvole, che si muovono intorno alla Terra vista dalla Luna, generano interrogativi sulle mitologie tracciate nei paesaggi terrestri. Nella seconda parte la misteriosa scomparsa di Matthew Day Jackson vuole evidenziare la complessa natura degli oggetti che ci lasciamo alle spalle, come testimonianze della nostra esistenza. Nella terza e ultima parte alcuni manufatti ritrovati attraverso scavi archeologici rivelano l’esistenza di Eidolon, un’antica civiltà estinta. Study Collection VI (2010) è un monumentale scaffale d’acciaio colmo di manufatti (alcuni dei quali presenti anche nel filmato In search of…) che insieme generano una sorta di scultura figurativa attraverso la quale l’artista si oppone a una visione lineare della storia. In The Tomb (2010), un’opera di grandi dimensioni ispirata alla Tomba di Philippe Pot (XV secolo) attribuita ad Antoine Le Moiturier ed esposta al Louvre. I monaci incappucciati che nella versione originale portano l’effigie di Pot sono sostituiti da Jackson con astronauti ricavati da scarti di legno e plastica e poi compressi in un unico blocco e tagliati con un processo CNC (computer numerical control). Gli astronauti trasportano sulle spalle una cassa d’acciaio e vetro contenente una struttura scheletrica basata sul corpo dell’artista.
In The Way We Were (2010), opera composta di sette forme craniche in titanio, piombo, rame, bronzo, alluminio, ferro e acciaio, ritroviamo la ricerca delle origini dell’uomo, mentre in Me Dead at 35 (2009) e Me Dead at 36 (2010) – due stampe fotografiche di grandi dimensioni – ritorna come in ogni sua mostra il tema della simulazione della morte dell’artista.
La ricca esposizione trasforma anche lo spazio del MAMbo: speciali pellicole modificano l’impianto di illuminazione attraverso il riverbero dell’intero prisma dei colori, uno pendolo di Foucault pende da un’altezza di 16 metri, opere a motore alimentate da pannelli solari posti sulla terrazza del museo animano lo spazio espositivo.
Tra le altre opere in mostra a Bologna anche Everett Coleman Jackson (2009), Reflections of the Sky (2010), J. Robert Oppenheimer (I am Become Death, Destroyer of Worlds ) (2010), Chariot II (I like America and America likes me) (2007/2010). Info: www.mambo-bologna.org (Nicole Montanari)
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