News da MG-Art. Speciale Arte First Bologna (IV)

Torniamo con un nuovo speciale dedicato ad Arte Fiera Art First, il quarto appuntamento con lo spazio curato da Giacomo Guidi/MG Art arte contemporanea che [...]

Torniamo con un nuovo speciale dedicato ad Arte Fiera Art First, il quarto appuntamento con lo spazio curato da Giacomo Guidi/MG Art arte contemporanea che accanto alla presentazione dei propri artisti propone una piccola guida all’importante rassegna fieristica in programma dal 28 al 31 gennaio a Bologna.

In questa occasione andiamo a vedere la proposta del dipartimento educativo del MamBo (Museo arte moderna Bologna) che nei quattro giorni della rassegna rivolge una nuova iniziativa a bambini e ragazzi, invitandoli a vivere un’esperienza a contatto con l’arte contemporanea e i suoi linguaggi. Uno spazio sarà infatti completamente dedicato ai giovanissimi cultori dell’arte per partecipare a laboratori, letture, giochi e visite animate. Gli elaborati realizzati dai ragazzi saranno acquistabili dal pubblico e dai genitori alla cifra simbolica di un euro. Una fiera dell’arte a misura di bambino il cui ricavato andrà in beneficenza ad A.G.E.O.P. Ricerca – Associazione Genitori Ematologia Oncologia Pediatrica. Un servizio per le famiglie che possono andare a visitare Arte Fiera, sapendo che il museo accoglie i loro figli anche per un’intera giornata coinvolgendoli in attività divertenti e creative per muovere i primi passi verso l’arte contemporanea e i suoi luoghi. Per informazioni e prenotazioni: prenotazione obbligatoria entro e non oltre mercoledì 26 gennaio 2011 tel.051/6496626-628 (dal lunedì al venerdì, dalle ore 9.30 alle ore 13.30); www.mambo-bologna.it

Per consultare il programma dettagliato di Arte Fiera: www.artefiera.bolognafiere.it

LA PROPOSTA GIACOMO GUIDI -MG ART

In questo quarto speciale (clicca qui - clicca qui e clicca qui per i precedenti), presentiamo brevemente ancora tre artisti che la galleria Giacomo Guidi – Mg Art porterà in fiera: Vittorio Messina, Hidetoshi Nagasawa, Giulio Paolini.

VITTORIO MESSINA – Esordisce a Roma ,alla fine degli anni Settanta, nello spazio di Sant’Agata dei Goti, con “La Muraglia Cinese”, una mostra articolata intorno all’omonimo testo kafkiano, giustapposto, con la discontinuità del chiasmo, all’evento tellurico della frattura dei muri. Con le mostre  alla galleria ‘La Salita’ di Roma (1982), e alla galleria Locus Solus di Genova (1983), il lavoro di Messina si  orienta verso una forma di scultura ambientale. Successivamente, passando per le mostre alla galleria Minini di Brescia (con Garutti nel 1985), al PAC di Milano, alla mostra ‘Il Cangiante’ curata da Corrado Levi (1986), Messina abbandona progressivamente l’ uso di  materiali organici e naturali. Nel 1986 infatti, alla Moltkerei Werkstatt di Colonia e alla galleria Shimada di Yamaguchi espone le prime ‘Celle’, veri e propri edifici costruiti con materiali seriali di uso edilizio, di solito autoilluminati con lampade industriali. L’anno dopo a Palazzo Taverna in Roma (Incontri Internazionali d’Arte), all’interno di un ciclo dove si succedono gli interventi di Maria Nordman, Bruce Naumann e Luca Patella, Messina costruisce una ‘cella’ e pubblica un testo ‘Paesaggio con luce lontana’, dove appare la tematica heisenberghiana dell’indeterminato, già presente peraltro nella mostra  ‘Spostamenti sulla banda del rosso’ di Villa Romana (Firenze 1985). Da questo momento il lavoro di Messina si svolge con stringente continuità visionaria nel grande ‘Krater’ esposto alla mostra ‘Europa Oggi’ del Museo Pecci di Prato (1988), nell’installazione totale alla galleria Oddi Baglioni di Roma dello stesso anno, fino alla mostra ‘Aetatis suae’ alla galleria Tucci Russo di Torino (1990), dove uno schermo televisivo fuori sintonia fa da contrappunto ad una serie di cinque grandi nicchie, che svolgono con una sorta di ‘scrittura plastica’, il tema della nominazione. Successivamente, dalla ‘cella’ della galleria Minini, Brescia (1991), a quella del Kunstverein di Kassel (1991) e della galleria Victoria Miro (Londra 1992); ma anche  della  ‘Stanza per Heisenberg’ (opera notturna per Edicola Notte, Roma  1991), come nelle 24 finestre della mostra ‘Lux Europae’ di Edinburgh (1992), fino ai lavori del Castello di Girifalco, Cortona (con Thomas Schutte, 1993), l’opera di Messina si configura, con l’ imprevedibilità e il disincanto di un vero e proprio cantiere metafisico. L’idea del ‘cantiere’ si  sviluppa a partire dagli anni Novanta, nelle mostre al Kunstverein di Dusseldorf, alla Villa delle Rose, Bologna, alla National Galerie di Berlino, al Museo di Erfurt, al Museo di Leeds,  fino alle grandi installazioni nei “Dialoghi” (Maschio Angioino e Castel dell’Ovo, Napoli, 2002), integrando una forma di mobilità e di precarietà radicali all’immagine della città come organismo improprio e artificiale. Nella mostra “A village and its surroundings”(H. Moore Foundation, Halifax 1999) alcune installazioni includono l’uso di film-video nella prospettiva del ‘tableau vivant’, della ‘segnalazione’ e del ‘controllo’. In ‘La discrezione del tempo 1′ (Museo Ujasdovki, Varsavia, 2002), e in “Una città visibile”, (Chiesa di San Paolo, Modena, 2004), e poi ancora nelle “Cronografie, o della città verticale” alla Cavallerizza Reale di Torino (2006), e in “Momentanea Mens” alla DKM Foundation (Duisburg 2009) lo spazio-tempo della visione dell’abitat umano  tende ad espandersi ulteriormente, fino alla dilatazione estrema di “Hermes” (Insel Hombroich, 1970/2009). www.vittoriomessina.com

HIDETOSHI NAGASAWA – nasce nel 1940 a Tonei, in Manciuria, dove il padre lavora in qualità di medico militare al seguito delle truppe imperiali. Quando, alla fine del conflitto mondiale, l’Unione Sovietica attacca la Manciuria e tutti i civili giapponesi residenti nella zona sono costretti alla fuga, la famiglia Nagasawa intraprende un viaggio molto pericoloso che segnerà il destino dell’artista e ispirerà buona parte della sua produzione, attraverso il tema della barca e del viaggio.

In Giappone, Nagasawa si stabilisce non lontano da Tokyo, a Kawagoe. Frequenta il corso di “Architettura e Design “ della Tama Daigaku di Tokyo, dove si laurea nel 1963. Già negli anni Cinquanta, grazie a un insegnante d’arte, conosce le varie tendenze d’avanguardia, viene in contatto col gruppo Gutaj e visita regolarmente le Esposizioni indipendenti Yamiuri. Intraprende la carriera d’architetto, anche se vorrebbe dedicarsi esclusivamente all’attività artistica. All’età di ventisei anni realizza il suo sogno: sposato da appena sei mesi, parte dal Giappone con solo cinquecento dollari. E’ un viaggio in bicicletta che dura un anno e mezzo, attraverso molti paesi del continente asiatico. Giunto in Turchia, è pronto a tornare indietro, ma la musica di Mozart ascoltata alla radio lo spinge a proseguire. Dalla Grecia si imbarca per Brindisi, poi Napoli, Roma, Firenze, Genova e Milano, dove giunge nell’agosto del 1967. Il furto della bicicletta viene interpretato come un segno del destino e Nagasawa decide di stabilirsi nel capoluogo lombardo. Vive nella Sesto S. Giovanni operaia, dove i fermenti politici che preparano il ’68 si intrecciano con l’attività creativa di giovani artisti, Castellani, Fabio, Nigro e Trotta , con i quali Nagasawa stringe un sodalizio intellettuale e artistico, destinato a restare saldo nel tempo. Nel 1969 inaugura la sua prima mostra alla Galleria Sincron di Brescia. La produzione di questo periodo è legata al concettualismo: giochi verbali incisi su lastre metalliche, “azioni “ nella campagna lombarda e video.

Dal 1972 si dedica alla scultura, realizzando opere impegnative con l’uso di materiali quali l’oro, il marmo e il bronzo. Il linguaggio plastico dell’artista acquista una sua precisa fisionomia, un’originalità che trae forza dalla fusione di elementi mitici e religiosi, provenienti dalla sua cultura d’origine, l’Oriente, e da quella d’adozione, l’Occidente. Negli anni Ottanta avviene un ampliamento di scala, che lo porta a creare ambienti, al confine tra scultura e architettura. L’idea della sospensione diventa il nucleo centrale delle sue ricerche con la concezione di opere “antigravitazionali “.

A partire dagli anni Novanta, il giardino, l’elemento naturale, diventa preponderante: i temi del recinto e del passaggio sono al centro della sua poetica per la creazione di “luoghi “. Espone in tutto il mondo in importanti appuntamenti nazionali e internazionali. Ha partecipato a numerose edizioni della Biennale di Venezia (1972, 1976, 1982, 1988,etc.) e nel 1992 alla 9° edizione di Documenta, la più importante esposizione di arte contemporanea a livello mondiale. Le sue opere sono presenti in molte collezioni pubbliche e private, italiane e internazionali. Numerose anche le sue installazioni permanenti all’aperto. Insegna scultura alla Nuova Accademia di Belle Arti di Milano.

Paolini

GIULIO PAOLINI - Giulio Paolini è nato a Genova nel 1940 e vive a Torino. Spesso associato al movimento dell’Arte Povera, si distingue per una pratica artistica che si inscrive in un ambito più strettamente concettuale. Punto d’origine e di riferimento permanente della sua ricerca è la prima opera realizzata nel 1960: Disegno geometrico è una tela dipinta a tempera, sulla quale l’artista si è limitato a tracciare la squadratura della superficie, procedimento preliminare a ogni possibile rappresentazione. A partire da questa prima riflessione sullo spazio della rappresentazione e lo statuto stesso dell’opera, Paolini ha sviluppato una complessa ricerca incentrata tanto sugli strumenti del fare artistico, quanto sulla figura dell’autore come operatore del linguaggio e complice dello spettatore. Le sue opere improntate a una dichiarata teatralità mettono in scena l’attesa di un’immagine incognita, che alla ricerca di un modello, allo stesso tempo nuovo e antico, sfugge costantemente alla sua definizione. Tra le principali caratteristiche del suo modo operativo figurano la citazione, la duplicazione e la frammentazione, impiegati come espedienti per inscenare la distanza rispetto a un modello compiuto e per fare dell’opera un “teatro dell’evocazione”. A questi procedimenti che attingono a un vasto repertorio di mitologie e memorie culturali, ricuperate attraverso la fotografia, il collage e il calco in gesso, fanno da pendant allestimenti articolati e compositi, imperniati su dinamiche additive (serialità, ripetizione, giustapposizione), centrifughe (esplosione e dispersione a partire dal centro) oppure centripete (concentrazione, sovrapposizione, incastro). In tempi recenti, l’incessante indagine paoliniana intorno alla definizione e alla ragione dell’opera verte con particolare insistenza sull’atto espositivo, inteso come momento fondamentale dell’incontro con l’opera.

(testo di Maddalena Disch) Per approfondire il lungo e intenso curriculum viate del celebre artista italiano v’invitiamo a eseguire il link: http://www.giacomoguidimgart.it/uploads/519_CV_Giulio_Paolini.pdf

GIACOMO GUIDI & MG Art ARTE CONTEMPORANEA

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