La natura e la storia, la bellezza senza tempo del lago e le tracce antiche che l’uomo ha lasciato in questo angolo di Lombardia che pare così distante dall’immagine grigia e industriale che siamo abituati a conoscere. Un rifugio di pace e di grazia dove fioriscono i limoni e in estate le bunganville rivestono i muri della case. Qui la pianura prima d’incontrare le montagne va a specchiarsi nel lago di Garda dando luogo ad uno dei paesaggi più lievi del Nord Italia. In questo fine settimana si va alla scoperta di Sirmione (Brescia).
L’entrata al borgo di Sirmione avviene da un ponte sovrastato da un arco di pietra. Già in quel punto si può ammirare il castello scaligero con le torri e le mura merlate e circondato da un fossato. Il nucleo primitivo risale agli ultimi decenni del Duecento.Successivamente fu ampliato con altri due cortili e la grande darsena trecentesca che serviva come rifugio della flotta. Il territorio a nord del complesso – al cui interno sono conservati reperti provenienti dal monastero di Santa Giulia – ha la forma di un triangolo con lato maggiore di 1250 metri e larghezza di 750, ed è costituito da tre colline: Cortine, San Pietro in Mavinas e le grotte di Catullo.
Collegata al maniero è la chiesa di Santa Maria al Ponte, ma dagli abitanti chiamata Sant’Anna della Rocca, che è caratterizzata da un vano con volta a botte e un presbiterio. Ci s’incammina poi in via Vittorio Emanuele sino all’incrocio con via Santa Maria Maggiore al termine della quale s’innalza l’omonima chiesa parrocchiale del XV secolo. Pianta rettangolare, abside poligonale e navata unica, ha un porticato d’ingresso aggiunto nel ’600. L’altare maggiore, collocato nell’abside, è stato intagliato in marmi pregiati. Scendendo poi alla volta di via Antiche Mura, si può vedere, sulla destra vicino al lago di Garda, un tratto delle mura di fortificazione con la torre nord orientale.
E seguendo via Ansa dei Longobardi si giunge ai giardini comunali dove sono presenti ulivi centenari e i resti dell’o
ratorio (longobardo) di San Salvatore. Si può scorgere una porzione dell’abside all’inizio del vialetto. Venne costruito dopo il 760 per volontà della regina Ansa, moglie di Desiderio, ultimo re di questo popolo. Sempre all’interno dell’area verde, sono ancora presenti parti delle fortificazioni erette nella penisola in età tardoromana, certamente anteriori all’epoca longobarda. Tappa successiva la “passeggiata delle muse” sino al Lido delle Bionde. In questa zona esisteva una necropoli; sono stati ritrovati coltelli, punte di lancia e pettini. Da lì si risale verso via Caio Valerio Catullo da cui si approda al piazzale Orti Manara e all’area archeologica – una delle più vaste dell’Italia settentrionale – della villa signorile romana conosciuta da sempre come “grotte di Catullo” con ambienti termali come il frigidarium, la piscina e le terrazze. Lo stabile, situato proprio sulla punta del promontorio, è del periodo dell’imperatore Augusto. Estesa su un’area di quasi due ettari, con fondamenta scavate nella roccia, l’enorme costruzione su tre livelli è a
ndata in parziale rovina fin dal terzo secolo dopo Cristo.
Ripresa via Catullo, la si lascia ben presto per percorrere a destra la strada che sale alla chiesa di San Pietro in Mavino, orientata sull’asse est-ovest e con facciata a capanna, pianta rettangolare, soffitto costituito da grosse travi di legno e un campanile romanico alto circa 17 metri. Difficile stabilire con precisione a quando venne edificata complici i numerosi rimaneggiamenti. Abbastanza lontana dall’abitato, fu forse utilizzata come lazzaretto e cimitero delle persone uccise dalla peste. Tornati su via Catullo, che poco dopo fiancheggia sulla sinistra la collina di Corte, si sbuca più avanti in piazza Patti e nuovamente in via Vittorio Emanuele fino a piazza Castello dopo aver attraversato la porta settentrionale d’ingresso al borgo. (Marco Fornara)
© Riproduzione riservata





