“Rivoluzione: i primi duemila anni d’informatica”, così apre il rinnovato museo della Silicon Valley

Mountain Wiew, poco più di 70mila abitanti nella contea di Santa Clara, California. Una cittadina come tante altre? Neppure per idea, la ridente  località che [...]

Mountain Wiew, poco più di 70mila abitanti nella contea di Santa Clara, California. Una cittadina come tante altre?

Abaco (copyright Mark Richards)

Neppure per idea, la ridente  località che guarda alle montagne di Santa Cruz è una della maggiori città della Silicon Valley, qui si trovano i quartier generali e/o i centri di ricerca di alcune della  compagnie informatiche ed elettroniche che fanno la storia di questi tempi. Qui c’è la sede centrale di Google (nell’ormai celebre Googleplex), importanti divisioni di Microsoft, e poi Nokia, Opera, Symantec, la fondazione Mozilla e tanti altri, in un elenco ben lontano dall’esaurisi.

Così, questa tranquilla cittadina tutti cieli azzurri, case bianche ed elettronica, non poteva che essere la sede più naturale per il museo della storia del computer, il Computer History Museum (CHM), che ospita la collezione più grande al mondo di tecnologie informatiche. Sintetizzando è l’istituzione più importante del globo per la conservazione, la ricerca storica, l’esposizione di computer (e dintorni), qui il rapporto tra la storia dell’informatica e le innovazioni contemporanee si tocca con mano.

Dopo due anni di ristrutturazioni ed ampliamenti (costo 19milioni di dollari), il museo ha appena riaperto i battenti proponendo come cuore del rifacimento un’eccezionale mostra permanente “Revolution: the first 2000 years of computing(La rivoluzione: i primi 2000 anni di informatica) che racconta la storia della tecnologia, delle persone, delle aziende e l’impatto di una delle più grandi invenzioni del genere umano.  In 25mila metri quadrati divisi in diciannove gallerie si scopre l’intera storia dei computer, dal pallottoliere agli smart phone, attraverso oltre 1.000 oggetti provenienti dalla collezione del museo insieme a una serie di presentazioni multimediali. Un turbinio di reperti storici, scientifici e culturali, effimeri, prototipi, e materiale di stampa intorno a una delle più grandi innovazioni di tutti i tempi. Perché forse il computer non sarà più importante della ruota, ma è certo che sia l’invenzione più e meglio documentata del genere umano.

Composta da 19 gallerie, un teatro di orientamento, un teatro di uscita, tre mini-teatri e 100 singole stazioni multimediali, Revolution è una mostra decisamente composita: ciascuna delle gallerie a tema è una mini-mostra ch

Un portatile d'antan, accomodato sui sedili di una Wolkswagen

e copre un argomento particolare dell’evoluzione informatica mentre nelle 100 stazioni multimediali, si possono ascoltare le storie delle persone che hanno aperto la strada alla rivoluzione del computer, e poi guardare filmati d’epoca ed esplorare concetti di innovazione tecnologica attraverso animazioni e mostre interattive.

Una consolazione per chi non potrà mai recarsi in quel di Mountain Wiew, dal prossimo mese di marzo Rivoluzione sarà on line (www.computerhistory.org) avviandosi a diventare un’importante risorsa per il mondo della ricerca, dell’informazione edell’istruzione. Ogni aspetto della mostra sarà digitalizzato e portato on-line. Il museo promette che sarà facilmente navigabile e ricca  di applicazioni interattive, immagini, video e risorse.

Curata da Kirstin Tashev, vice presidente delle sezioni “collezioni e mostre” e finanziata da decine di privati (il donatore più generoso pare sia stato Bill Gates), Revolution è il primo di una serie di progetti espositivi futuri che esamineranno l’attualità della storia dei computer da una varietà di prospettive scientifiche, storiche e culturali.

I signori Google, al secolo Larry Page e Sergey Brin

Un server di Google, copyright Mark Richards

Shakey Robot copyright Mark Richards

ENIAC (Electronic Numerical Integrator And Computer), costruito tra il 1943 e il 1945 fu il primo computer su larga scala a marciare a velocità elettronica, senza essere rallentato da tutte le parti meccaniche...

ENIAC (Electronic Numerical Integrator And Computer), costruito tra il 1943 e il 1945 fu il primo computer su larga scala a marciare a velocità elettronica, senza essere rallentato da tutte le parti meccaniche...

La macchina di Herman Hollerith. Fu la prima macchina a schede perforate usata per registrare i dati del censimento USA del 1890 (foto copyright:Mark Richards)

La macchina di Herman Hollerith. Fu la prima macchina a schede perforate usata per registrare i dati del censimento USA del 1890

Caratterizzato da una colonna centrale e da un sedile imbottito, il Cray-1 sembrava come nessun altro computer. E' stato il computer più veloce al mondo del 1976-1982. Una curiosità, oltre al bel design era pieno zeppo di circuiti integrati ed era dotato di un impianto idraulico di raffreddamento. (copyright Mark Richards)

E' proprio una teiera, Martin Newell dell'Università dello Utah usò una teiera come modello di riferimento nel 1975 per creare un set di dati di coordinate matematiche dal quale ha generato una griglia 3D che definisce la forma della teiera. Per 20 anni, i programmatori hanno usato la teiera di Newell come punto di partenza, esplorando le tecniche di luce, ombra e colore per aggiungere profondità e realismo alle immagini. (copyright Mark Richards)

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