Il 2011 della cultura, a Chieti, si aprirà nel segno del “Guerriero di Capestrano”, la famosa opera del sesto secolo avanti Cristo e di una nuova esposizione permanente e di Mimmo Paladino. Il 26 gennaio sarà presentata la sala dedicata al capolavoro attribuito ad Aninis nel museo nazionale archeologico di villa Frigerj, diretto da Maria Ruggeri, mentre una mostra di sculture sempre di Paladino, incentrata sul “Nuovo guerriero”, inaugurerà il museo della fondazione CaRiChieti nel sei-settecentesco palazzo De Mayo.
La produzione dell’artista campano è innervata dal richiamo estetico e formale delle antiche civiltà, e in questa occasione s’è ispirato in modi originali al “Guerriero”. Il suo è una terracotta alta due metri e ottanta, e sarà esposta in anteprima assoluta a palazzo De Mayo nella mostra “Mimmo Paladino. Al di là del tempo”, curata da Gabriele Simongini. “Nella mia scultura – spiega l’artista – c’è una netta impostazione geometrica che si concretizza chiaramente nella sfera posta sul copricapo. Nel complesso diventa quasi una struttura architettonica e la lancia è anche scettro. Ho scelto la terracotta perché questo materiale dalle proprietà elementari richiama la forza arcaica della pietra calcarea con cui è stato scolpito il “Guerriero”.
Macinandola, si è ottenuta una tinta perfettamente armonizzata con la statua e usata in diverse tonalità sia per il pavimento che per le pareti. Per questo locale, si è pensato, magari solo da un punto di vista evocativo, alla cella, cioè alla parte interna del tempio greco o romano in cui si custodiva la statua della divinità e che diventava simbolicamente la casa del dio. “Ho cercato anche un gesto primario – aggiunge – e l’ho individuato nel graffito, il primo segno che l’uomo ha tracciato sulle pareti delle caverne, un graffio nel muro con una pietra. Ho accennato a un’ipotetica scrittura sconosciuta. A Chieti, emergono come apparizioni sagome di teste, frecce, animali, rami, utensili, una clessidra e molto altro. Sono testimoni che in qualche modo osservano il “Guerriero” avvolgendolo e partecipando con discrezione al suo spazio sacrale”.
Il “Guerriero di Capestrano” è una scultura in pietra calcarea rinvenuta nel 1934 nella necropoli abruzzese di Ofena, e raffigurante un soldato dell’antico popolo dei Piceni. La statua, al momento del ritrovamento, aveva le gambe spezzate. E’ stata successivamente restaurata. La testa è coperta da un elmo da parata, caratteristico per le sue larghe tese che lo fanno assomigliare a un sombrero, che copre le orecchie e da una maschera sul volto. Il torso è protetto da dischi metallici, e i piedi calzano dei sandali. Appesi davanti al petto, una spada, con fodero decorato, e un pugnale, mentre la mano destra regge una piccola ascia. Gli ornamenti sono costituiti da una collana rigida con pendaglio e da bracciali sugli avambracci. La figura poggia su un piedistallo.
Nell’antisala del “Guerriero” sono invece esposti alcuni esemplari di quella statuaria che rappresenta il documento archeologico più suggestivo delle culture indigene dell’area medio-adriatica. I reperti – tra i quali la “Dama di Capestrano”, rinvenuta assieme proprio al “Guerriero” – costituiscono nel loro insieme un corpus unico che non ha eguali in campo europeo per il periodo dal settimo al quinto secolo avanti Cristo. Il percorso espositivo riunisce anche varie steli figurative e opere a tema bellico: si va dal monumentale “Carro” ad una stanza popolata da 75 piccole sculture in bronzo che hanno visto la luce dal 1984 al 2010. Si spazia dall’”Elmo” al “Cavallo” in una sorta di epico omaggio alla storia dell’uomo anche attraverso l’attività di conquista e difesa dei territori che da sempre ha caratterizzato la primaria politica sociale delle civiltà. Fra i lavori più significativi spicca poi una terracotta (senza titolo) del 2004 creata da Paladino a quattro mani con Ettore Spalletti, artista abruzzese di fama mondiale. (Marco Fornara)
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