S’avvicina un primo appuntamento rituale del calendario solare, la festa di Sant’Antonio Abate (17 gennaio), data propiziatoria nell’antichità e che segna l’inizio del Carnevale. Festa questa che, com’è noto, trae origine da festività antiche quali le “Dionisiache greche” e i “Saturnali romani” espressioni del bisogno popolare di un temporaneo scioglimento degli obblighi sociali e delle gerarchie che lasciava posto al sovvertimento dell’ordine costituito, allo sberleffo, alla dissacrazione, all’ebbrezza, alla dissolutezza, alla rappresentazione del “mondo alla rovescia.”
Per aprire il Carnevale, Carlo Faiello da appassionato ricercatore della tradizione popolare, sin dai tempi della Nuova Compagnia di Canto Popolare, propone per domani nel cuore antico partenopeo una “Carnascialata Napoletana”, allestimento musicale e teatrale ispirato ai riti dell’antica festa pagana del Carnevale ed inserito nell’ambito delle iniziative promosse dalla Fondazione Forum Universale delle Culture 2013. Appuntamento alle ore 21 presso l’ex Asilo Filangieri, di (San Gregorio Armeno) con
musicanti, cantatori, tammurrianti, fuochisti e danzatrici a dare vita ad una messa in scena nella quale si muove una variopinta ed allegorica “galleria” di personaggi e maschere “carnascialesche” tipiche del teatro popolare napoletano tra i quali: ‘A Vecchia, Pulcinella, ‘O Pazzariello, ‘O Monaco ‘Mbriacone, Il Notaio e la Zeza, accompagnati da canti e suoni, affabulazioni, ritmi e parole.
Il concerto-spettacolo attraverso la musica e le mascherate traccia un percorso mitico-rituale di un tempo sospeso com’è quello di ogni festa. Recita la presentazione: “Il tempo del Carnevale rappresentato in Carnascialata è un antimondo goffamente alternativo ma provvisorio, un luogo metaforico dove regna il contrasto tra il vecchio e il nuovo, un rito collettivo dove il “Male” accumulato durante l’anno viene espulso attraverso tarantelle, danze processionali e tammurriate utilizzando filastrocche bizzarre e rime ironiche, versi licenziosi e lamenti funebri grotteschi.
Premessa essenziale di quest’azione corale che tenterà di trasformarsi in progetto culturale permanente è il recupero e la valorizzazione del patrimonio carnascialesco della tradizione orale e scritta partenopea; un prezioso scrigno di beni immateriali di una città troppe volte ferita a morte”. L’ingresso è gratuito.
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