“Solo pochi fortunati potranno ancora vedere la vera tomba di Tutankhamon, nella Valle dei Templi di Luxor perchè, ha annunciato il segretario generale del Consiglio supremo delle antichità egiziane Zahi Hawass, presto sarà chiusa ai visitatori per evitare che la distruggano. La misura sarà applicata anche alle tombe di Seti I e di Nefertari. Esperti sono già al lavoro con i laser per preparare immagini e copie esatte delle tre tombe, che saranno ricostituite nei dintorni per i turisti”. Così l’Ansa nell’annunciare qualcosa che se non era previsto era immaginabile.
Il problema è infatti quello di sempre: proteggere i tesori dell’umanità chiudendoli al pubblico, preservarli per le generazioni future, ma intanto renderli inaccessibili a quelle presenti. E più importante è il sito, più profondamente è radicato nell’immaginario della storia e più viene visitato, dunque maggiormente è aggredito dalla presenza umana. E’ giusto chiuderli? E’ sbagliato? La discussione è sempre aperta.
Particolarmente vivace è in Spagna, dove al centro delle polemiche ci sono le grotte di Altamira, dal 2002 precluse al pubblico. Il governo della Cantabria, per ragioni turistiche ne vorrebbe la riapertura, anche il ministro spagnolo della Cultura, Angeles Gonzalez-Sinde ne favorirebbe la fruibilità e lo stesso consiglio di amministrazione opterebbe per una ripartura “sostenibile” del capolavoro preistorico. Tuttavia il Consejo Superior de Investigaciones Scientifiche (CSIC) è prudente. E così s’è deciso che
l’ultima parola sarà quella di un gruppo internazionale di esperti, tra cui rappresentanti dell’Unesco. Il lavoro, che integrerà quello fatta dal CSIC potrebbe durare tra i 18 ed i 24 mesi. Le grotte di Altamira, altrimenti dette la Cappella Sistina della preistoria, dunque rimarranno ancora chiuse.
Quando Marcelino Sautuola Saenz scoprì nel 1879 il branco selvaggio dipinto in rosso, nero e beige sul soffitto di una grotta a Santillana del Mar, la comunità internazionale si entusiasmò. I dipinti erano così perfetti che sembrava incredibile li avessero lasciati uomini del Paleolitico superiore (40.000-10.000 aC). Dal 1917, anno dell’inaugurazione hanno attirato l’ammirazione di migliaia di visitatori, con punte di 170mila visitaori l’anno. Ma è da allora che la storia di Altamira è un braccio di ferro tra la volontà di preservarle ad ogni costo e il desiderio di mostrare, il che ha portato ad un susseguirsi di aperture limitate e di chiusure.
In Vaticano, invece, pur davanti agli immensi danni provocati dalle folle di turisti alla Cappella Sistina, l’idea di chiuderla al pubblico non viene neppure considerata.
E’ vero che essendo il monumento più prezioso della cristianità, per la Chiesa il suo valore supera quello strettamente artistico, oltre la grandezza di Michelangelo, altro è il messaggio che i duemila e cinquecento metri quadrati di pitture devono lanciare ogni anno ai quattro milioni e mezzo di persone che li ammirano. Come tutti i monumenti vittime della loro importanza, la Cappella Sistina, viene visitata ogni giorno anche 25mila persone e ciascuna emana anidride carbonica, calore e vi lascia la polvere degli abiti e delle scarpe. Per correre ai ripari: entro l’estate nuovi apparecchi saranno installati per preservare gli affreschi che solo 16 anni fa sono tornati allo splendore originario in virtù di uno dei restauri più significativi dell’intera storia dell’arte.
L’atmosfera della Cappella sarà ripulita e raffreddata, si dovrà fare in modo che l’umidità emanata dai corpi non raggiunga la volta, mentre lungo i corridoi dovranno essere collocati sistemi che trattengano la polvere di scarpe e abiti e “raffreddino” i visitatori.
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