“I dipinti del salone del Risorgimento di Luigi Pizzardi”, la mostra aperta da domani

Stasera l’inaugurazione, domani l’apertura. Alla sala “D’Ercole” di palazzo D’Accursio a Bologna, sarà visitabile sino a domenica 23 la mostra “I dipinti del salone del [...]

Stasera l’inaugurazione, domani l’apertura. Alla sala “D’Ercole” di palazzo D’Accursio a Bologna, sarà visitabile sino a domenica 23 la mostra “I dipinti del salone del Risorgimento di Luigi Pizzardi”. L’iniziativa è curata dall’”Istituzione Musei Civici” del Comune di Bologna e dal museo civico del Risorgimento.

Fu in seguito alle sconfitte subite a opera delle truppe franco-piemontesi a Palestro e Magenta che la notte del 12 giugno 1859 gli austriaci, che con alcune migliaia di soldati sostenevano il traballante governo pontificio, dovettero sgomberare anche il capoluogo emiliano. Ne seguì un clima di positiva novità e ansia di progresso che portò la città a eleggere, come “primo sindaco di Bologna libera”, il marchese Luigi Pizzardi, eccellente esempio di quella moderna, nobile, borghesia nata da una costola dell’aristocrazia locale più progressista. Sin dal 1846 era fra i principali esponenti politici locali, e ricoprì la carica di primo cittadino dal 1860 sino alla fine dell’anno successivo, quando rassegnò le proprie dimissioni, ufficialmente per ragioni di salute. Sempre nel 1860 diventò senatore, pur non partecipando all’attività dell’aula. Regalò anche ingenti beni all’Ospedale Maggiore affinché venisse costruito l’attuale nosocomio Bellaria. In questo frangente fece realizzare per il suo sontuoso palazzo, situato nell’attuale via D’Azeglio, oggi sede giudiziaria di Bologna, un salone del Risorgimento, di grandissime dimensioni, mirato a sottolineare degnamente il passaggio alla nuova autorità statale e la gloria del nuovo Regno.

Pizzardi, nato a Castelmaggiore il 31 ottobre 1815 e appartenente a una famiglia con ricche proprietà terriere, scelse pittori noti anche a livello nazionale, ma di area felsinea: Carlo Arienti, Alessandro Guardassoni, Giulio Cesare Ferrari, Andrea Besteghi, Gaetano Belvederi, Luigi Busi, Antonio Muzzi e il toscano Antonio Puccinelli. Le opere vennero progettate seguendo il filo della celebrazione delle glorie italiche: dagli uomini illustri del passato, che avevano contribuito alla cultura, alla scienza e alla politica, sino agli artefici “istituzionali” della recentissima unificazione. Nel decennio 1861-1871 vennero così commissionati e realizzati i ritratti di Galileo Galilei, Pier Capponi (risultato disperso nel 1959), Dante Alighieri, Michelangelo Buonarroti e Cristoforo Colombo da una parte, e dall’altra Vittorio Emanuele II e Napoleone III. E ancora: “Vittorio Emanuele II e le annessioni” (anch’esso scomparso 51 anni fa), “Carlo Alberto a Oporto”, e, unici contemporanei non di stirpe regale, Camillo Cavour e Marco Minghetti, che fu presidente del Consiglio dei ministri dal marzo 1863 al settembre ’64.

Alla morte di Luigi, avvenuta il 3 settembre 1871, la collezione passò agli eredi e, alla vendita dell’edificio formalizzata di lì a poco, venne trasferita a palazzo Ratta in via Castiglione che ancora oggi ospita l’archivio della famiglia Pizzardi. Nel 1929 l’ultimo proprietario, Carlo Alberto Pizzardi, figlio di Luigi, donò parte della raccolta al Comune per destinarla al museo del Risorgimento. E alla scomparsa del marchese passò al municipio anche la seconda tranche della quadreria. Da decenni i quadri, che a seguito di diverse vicissitudini sono stati separati fra lo stesso museo del Risorgimento e le collezioni storiche della locale galleria d’arte moderna, non sono visibili al pubblico, anche per ragioni legate al loro stato di conservazione. La loro esposizione avviene ora, in coincidenza con il 150° anniversario dell’Unità, dopo un accurato restauro reso possibile dal contributo congiunto delle fondazioni “CittàItalia” e “Del Monte di Bologna e Ravenna”. (Marco Fornara)

Antonio Puccinelli, Carlo Alberto ad Oporto, 1865 ca

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