Itinerari del week end: Ostuni, la bianca meraviglia

Ha una caratteristica forma triangolare e si presenta alquanto spaziosa. E’ piazza Libertà, il punto di partenza della visita al centro storico di Ostuni, provincia [...]

Ha una caratteristica forma triangolare e si presenta alquanto spaziosa. E’ piazza Libertà, il punto di partenza della visita al centro storico di Ostuni, provincia di Brindisi, una perla barocca arrampicata sui fianchi scoscesi di un colle e dalla pianta ellissoidale. Sul cuore della “città bianca” – dall’uniforme colore dei suoi edifici – si affacciano le chiese di San Francesco d’Assisi (con il dipinto “Mosè che spezza le tavole della legge” della scuola di Luca Giordano) e dello Spirito Santo con un portale rinascimentale e dei bassorilievi di gusto tardo gotico. Ma soprattutto ecco il simbolo di questa località: l’obelisco-guglia di sant’Oronzo, alto 20 metri e 75, che si deve a Giuseppe Greco che lo realizzò nel 1771. Caratterizzato da una decorazione barocca, a mezz’altezza presenta le statue dei santi Biagio, Irene, Gaetano e Lucia.

Incamminatisi alla volta delle antiche mura rafforzate dai torrioni aragonesi (15 in origine, oggi ne rimangono otto), nel borgo medioevale, chiamato “terra”, si entra da porta San Demetrio e percorrendo via Bixio Continelli, salita che si sviluppa tra archi e pareti bianche di calce. Giunti in via Cattedrale, subito s’incrocia palazzo Siccoda, che risale al 1575, e poi si sosta all’oratorio barocco di San Vito Martire, a cui è annesso il settecentesco ex monastero carmelitano di Santa Maria Maddalena dei Pazzi, oggi sede di un’esposizione permanente dedicata agli antichi agricoltori del Mediterraneo occidentale e del museo delle civiltà preclassiche della Murgia meridionale dov’è custodito il calco dei resti di una donna con il suo feto risalente al Paleolitico Superiore.

Tappa successiva lo scenario architettonico e artistico di piazza Cattedrale, il punto più alto del paese. Oltre alla quattrocentesca cattedrale, monumento nazionale e sintesi di elementi romanici, gotici e veneziani, questo slargo accoglie due edifici settecenteschi, il palazzo vescovile e il vecchio seminario, collegati dall’arco Scoppa, la biblioteca e l’episcopio. Da lì si prosegue per vico Castello dove c’è ancora qualche scarna traccia del maniero che Goffredo III, conte di Lecce e di Ostuni, fece costruire nel 1148: venne demolito nel 1559 per far posto proprio all’episcopio. Scendendo sino a Porta Nova, c’è la possibilità di godere di un panorama che abbraccia collina, uliveti (la coltivazione più diffusa, in particolare nella zona della marina) e Adriatico. La passeggiata permette anche di rituffarsi in un intricato dedalo di vie arricchite da archi, balconcini, piazzette, corti e palazzi con eleganti portali e stemmi gentilizi. Invece nella parte moderna dell’abitato meritano una visita le chiese di Santa Maria degli Angeli (eretta nel 1585) e quella dell’Annunziata con una “Deposizione” di Paolo Veronese.

Ma altrettanto interessante è la periferia di Ostuni. Affrontando una strada tra macchia mediterranea e boschi di leccio, si arriva alla selva di Ostuni con il santuario di Sant’Oronzo, il patrono della città della provincia di Brindisi, che è ubicato in una conca tra due speroni delle Murge. Risale alla seconda metà dei Seicento; una scalinata conduce a una fonte intermittente ritenuta miracolosa. Si prosegue poi verso un altro luogo di culto, quello di San Biagio in Rialbo con affreschi bizantineggianti. E costeggiando la collina s’incontra successivamente il complesso di Santa Maria d’Agnano, con la “grotta della maternità”, un angolo che veniva utilizzato per il culto delle divinità femminili pagane. Qui ha visto la luce un vero e proprio parco archeologico e naturalistico con quello che resta di un insediamento messapico. E’ sempre lì che sono state ritrovate le ossa della partoriente di 25mila anni fa.

Ma merita un’escursione anche qualcuna delle numerose masserie con frantoi ipogei scavati nella roccia, come quello di Locopagliaro, spettacolo unico di caverne naturali che evocano i ritmi e le fatiche del lavoro umano. E poi il litorale, 17 chilometri di spiaggia con scogliere, tratti di costa rocciosa e calette di fine sabbia bianca. In regione Pilone s’innalza la torre di avvistamento aragonese di San Leonardo in funzione anti saracena, mentre a Monticelli sono state scoperte testimonianze di un villaggio dell’età del bronzo e a Villanova è presente un porticciolo dominato da un castello. Completato l’itinerario, vale la pena di degustare qualche prodotto di questa terra. Qualche esempio? Olio d’oliva, vino (come i bianchi Ostuni e Martina e il rosso Ottavianello), fichi secchi e mandorle tostate. Il piatto tipico per eccellenza è rappresentato dalle orecchiette al sugo di pomodoro condite con foglie di basilico e cacioricotta grattuggiato. (Marco Fornara)

Immagini via Flickr

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