“Le cacce dei granduchi”, una mostra di arazzi da non perdere. A Poggio a Caiano

Era, la caccia, una delle attività più amate dai Medici. Come testimoniato dai due grandi arazzi che resteranno esposti sino all’8 maggio nel salone “Leone [...]

Era, la caccia, una delle attività più amate dai Medici. Come testimoniato dai due grandi arazzi che resteranno esposti sino all’8 maggio nel salone “Leone X” della villa Medicea di Poggio a Caiano, in provincia di Prato. Il primo, intitolato “Caccia al cigno”, è stato recentemente restaurato; il secondo, conosciuto come “Caccia all’oca selvatica”, è stato sottoposto per l’occasione a interventi di manutenzione conservativa. Entrambi i capolavori – che si devono all’arazzeria di Firenze con tessitura di Benedetto Squilli – sono di proprietà del Polo museale fiorentino.

La mostra “Le cacce dei granduchi” si completa con pannelli didattici e grafici che illustrano i lavori di recupero e la storia della celebre serie delle “Cacce agli uccelli palustri”. Complessivamente la raccolta era composta da 36 “panni” progettati da Giorgio Vasari su commissione dei granduchi Cosimo I e Francesco I per ornare una ventina di stanze del palazzo. Ne sono stati rinvenuti circa 15. Tutti ritraevano scene di battute contro diversi animali con un’attenta ricostruzione delle tecniche venatorie dell’epoca. La “Caccia al cigno” è l’unico arazzo rimasto nell’originaria sede, la dimora medicea chiamata anche “Ambra”. Invece la “Caccia all’oca selvatica” è abitualmente conservata nel “Deposito degli arazzi” di palazzo Pitti a Firenze. Le due opere sono databili al periodo compreso fra il 1577 e il 1578. Inizialmente i disegni preparatori e i cartoni furono eseguiti da Giovanni Stradano che quindi passò il testimone al fiorentino Alessandro Allori.

Quest’iniziativa rappresenta anche l’occasione per ammirare l’immenso salone “Leone X” il cui soffitto con volta a botte è decorato con affreschi allegorici che celebrano i Medici. Proprio al centro fa bella mostra di sé lo stemma della famiglia. Dipinti eseguiti da Andrea del Sarto, Jacopo Carrucci (il Pontorno) e Francesco di Cristofano (il Franciabigio), oltre che dallo stesso Allori. L’intero complesso – che dal giugno del 2007 al secondo piano accoglie il museo delle nature morte in cui sono presentate circa duecento opere provenienti dalle collezioni medicee – fu voluto verso il 1480 da Lorenzo il Magnifico, e fu edificato su un progetto di Giuliano da Sangallo alle pendici del monte Albano. Lo stabile si apre su ogni lato verso il giardino e il paesaggio circostante rispecchiando le tendenze umanistiche dell’architettura ispirate all’antico. La costruzione, iniziata intorno al 1485, venne interrotta nel 1492 in coincidenza della morte del signore di Firenze. I lavori ripresero poi per volontà di papa Leone X, figlio del Magnifico, per essere ultimati nella seconda metà del Cinquecento.

(Marco Fornara)

La villa di Poggio a Caiano, voluta a suo tempo da Lorenzo il Magnifico e curata negli ornamenti da suo figlio Leone X, nel ’500 si presentava come la più maestosa ed accogliente delle ville medicee che si ergevano nel contado.

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