Firenze 2011, un anno ad arte. Sette mostre per dodici mesi

Firenze, una delle capitali italiane della cultura ritrova il suo sesto “anno ad arte”, la serie di mostre messe in campo dalla soprintendenza con l’insostituibile […]

Firenze, una delle capitali italiane della cultura ritrova il suo sesto “anno ad arte”, la serie di mostre messe in campo dalla soprintendenza con l’insostituibile collaborazione di diversi sponsor privati. Il ciclo espositivo – sette mostre da marzo 2011 a marzo 2012 – che toccherà i maggiori musei del Polo Museale Fiorentino ha origine, come sempre “da riflessioni e approfondimenti ispirati dalla natura e dalla consistenza dei luoghi e delle collezionispiega la soprintendente Cristina Acidini. – Ma per quest’anno 2011  si presentano anche appuntamenti non eludibili”. Il riferimento è duplice: il 150mo anniversario dell’Unità d’Italia al quale “Un anno ad arte” dedicherà due eventi, tra cui la mostra “centrale” delle commemorazioni realizzata con la Venaria Reale. E quindi il cinquecentesimo anniversario della nascita di Giorgio Vasari e di Bartolomeo Ammannati, due artefici della massima rilevanza nel delineare la Firenze del ‘500.

  • Ad aprire la serie (8 marzo – 12 giugno 2011) sarà – agli Uffizi – la mostra del gabinetto Disegni e StampeFigure, memorie, spazio. Disegni da Fra’Angelico a Leonardo: unica sede italiana di una presentazione di disegni straordinari realizzata con la collaborazione del British Museum. Solo Uffizi e British nel mondo con la formula del fifty-fifty, ovvero cinquanta opere a testa, potevano organizzare una mostra di tale rilevanza. Nel coprire i cento anni compresi dall’inizio del ‘400 ai primi del ‘500, l’esposizone vuole dimostrare il principio del primato del disegno come padre di tutte le arti e per farlo chiama a raccolta i nomi più grando del tempo: Lorenzo Monaco, Beato Angelico, Filippo e Filippino Lippi, i Pollaiolo, Verrocchio, Botticelli, Perugino, Ghirlandaio per arrivare infine a Leonardo, Raffaello e Michelangelo; mentre importanti approfondimenti sono dedicati alle aree dell’Italia del nord con Pisanello, Amico Aspertini, i ferraresi, Jacopo e Gentile Bellini, Mantegna e Tiziano.   Quando la mostra è stata inaugurata a Londra (leggi articolo) la stampa inglese, in visibilio, l’ha definita tra l’altro “da una volta nella vita”.

  • Dall’11 maggio al 18 settembre riflettori puntati sul museo del Bargello per “L’acqua, la pietra il fuoco: Bartolomeo Ammannati, scultore” la prima mostra monografica dedicata aall’artista a cinquecento anni dalla nascita. Tema centrale dell’esposizione sono tre importantissime Fontane, che l’Ammannati realizzò per commissione del duca Cosimo I: quella destinata al Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio; quella per la Piazza della Signoria (ovvero “del Biancone”); e quella per il giardino della Villa medicea di Castello. La mostra prevede la spettacolare ricostruzione, nel cortile del Bargello, della prima di esse: la fontana marmorea che avrebbe dovuto essere installata nel Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio, composta di sei grandi statue di divinità, che nei secoli ha ornato i giardini granducali di Pratolino e di Boboli, prima di giungere smembrata al Bargello. E ancora l’esposizione della celebre Leda e il Cigno, del Monumento Nari, del Genio Mediceo, del Marte gradivo, della Venere del Prado oltre a disegni, progetti, documenti.

  • Sempre a maggio (dal 17 fino all’11 settembre) nella galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti, la prima delle mostre dedicate all’Unità d’Italia: “Dagli splendori di corte al lusso borghese. L’opifico delle pietre dure nell’Italia unita“. L’esposizione si focalizza su un tema specifico: quello del nuovo percorso apertosi dopo il 1861 per la brillante manifattura artistica, che per tre secoli era fiorita all’ ombra della corte granducale di Toscana, diventando celebre in tutta Europa per le sue inimitabili creazioni in pietre dure. Con l’avvento del regno d’Italia l’antica Galleria dei Lavori fondata dai Medici dovette modificare il suo status di laboratorio al sevizio esclusivo della corte, per aprirsi al mercato e offrire le sue sempre eccellenti creazioni a una clientela privata, fra la quale non mancarono committenti regali, come lo zar di Russia e Ludwig II di Baviera. Le creazioni che l’Opificio delle Pietre Dure andò realizzando anche quando destinate al ceto borghese si distinsero per ricchezza dei materiali e squisitezza tecnica, patrimonio irrinunciabile dell’antico “commesso fiorentino”. Pannelli parietali, piani di tavolo, cofanetti, sculture in pietre dure e oggetti di arredo, periodicamente inviati alle Esposizoni Internazionali, a partire da quella che nel 1861 celebrò a Firenze l’unità d’Italia.

  • Ancora maggio, ancora una mostra capace di richiamare un pubblico molto vasto “Il tesoro del Cremlino” dal 27 maggio all’11 settembre al museo degli Argenti.  La mostra è frutto degli scambi culturali in occasione dell’anno delle celebrazioni Italia – Russia 2011. E mentre nello stesso periodo  un’esposizione al Museo del Cremlino di Mosca sarà dedicata ai tesori dei Medici, a Firenze saranno esposte circa 150 opere che presenteranno la straordinaria formazione e crescita di uno dei più importanti ‘tesori’ d’Europa: l’Armeria del Cremlino, la collezione più ricca del più antico museo russo che raccoglie i tesori reali, oggetti di corte di uso quotidiano e cerimoniale, legati ai nomi dei più grandi zar di Russia attraverso molti secoli di storia.

  • Alla galleria dell’Accademia, dal 31 maggio al 6 novembre 2011, “Lorenzo Bartolini: scultore del bello naturale” la mostra su che attraverso l’opera dello scultore ottocentesco ripercorre decenni cruciali nell’arte e nella cultura d’Italia, dal turbolento periodo napoleonico al vivo dei moti risorgimentali. Per la prima volta dall’Ottocento saranno visibili a Firenze numerose importanti sculture, che testimoniano le tappe fondamentali dell’affermazione di Bartolini come il Napoleone I in bronzo (Parigi, Museo del Louvre), Elisa Napoleona col cane (Rennes, Musée des Beaux Arts), l’Ammostatore e Maria Naryškina Gourieva (San Pietroburgo, Ermitage), Anne Lullin de Chateauvieux Eynard (Ginevra, Palazzo Eynard), La Fiducia in Dio (Milano, Museo Poldi Pezzoli). Alcune importanti tele di Jean Dominique Ingres attesteranno infine il lungo sodalizio amicale con Lorenzo Bartolini, iniziato frequentando l’atelier di David a Parigi e rafforzatosi nel soggiorno fiorentino di Ingres.

  • Dal 14 giugno al 30 ottobre, alla galleria degli Uffizi “Vasari, gli Uffizi e il duca” nel quinto centenario della nascita di Giorgio Vasari (1511-1574). Punto focale della mostra è la fondazione degli Uffizi (1559-1560): più che un edificio, un sistema architettonico a scala urbana, risultato di una stretta collaborazione tra il Duca, Cosimo I de’ Medici, e Vasari, il suo artista prediletto. La mostra, che prende le mosse dalla personalità dei protagonisti-artefici, mette in primo luogo in scena l’assetto urbano tra palazzo Vecchio e l’Arno prima della costruzione degli Uffizi; poi illustra le tappe dell’ideazione e della costruzione del complesso, il cui cantiere fu il più grande e impegnativo del Cinquecento a Firenze. L’organizzatissimo cantiere, retto dall’architetto militare Bernardo Puccini, è evocato da antichi strumenti di lavoro, cui si affiancano reperti che, annegati da secoli nel riempimento delle volte, sono stati da poco riscoperti. Ma gli Uffizi sono anche frutto maturo di un ambiente artistico esuberante, polarizzato dalla corte e su cui incombe la terribile grandezza del genio di Michelangelo. Intorno ad esso ruotano protagonisti e comprimari: da Pierfrancesco Riccio, Maggiordomo del Duca, a Luca Martini, a Cosimo Bartoli, a Benedetto Varchi. E per non dimenticare la produzione storiografica del Vasari,  le due edizioni delle Vite degli artisti (1550 e 1568), messe in mostra a fianco dei suoi sonetti, delle lettere e dei disegni.

  • Ultima ma non ultima, la mostra “La bella Italia. Arte e identità delle città capitali” chiuderà le manifestazioni occupando tutti gli spazi espositivi dei musei di Palazzo Pitti. Organizzata in collaborazione con la Venaria Reale (TO) nella ricorrenza del 150° dell’Unità, la mostra tocca le due prime capitali dell’Italia unita presentando le sette città ex-capitali degli Stati preunitari nel diversificato splendore delle loro storie artistiche. “Tali immagini forti e originali, intessute di simboli e di capolavori altamente rappresentativi, consentiranno un’immersione virtuale nell’Italia del 1861 che, per tanti aspetti, si ritrova in quella odierna”, conclude la soprintandente.

Figure, memorie, spazio. Disegni da Fra’Angelico a Leonardo

Botticelli

Leonardo

Leonardo

Pollaiuolo

Raffaello

Tiziano

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