Da domani a Dozza sarà esposta una scultura attribuita a Michelangelo

Rimarrà esposta solo per tre giorni. Nella rocca di Dozza da venerdì a domenica si potrà ammirare la scultura in terracotta risalente al tardo Quattrocento, [...]

Rimarrà esposta solo per tre giorni. Nella rocca di Dozza da venerdì a domenica si potrà ammirare la scultura in terracotta risalente al tardo Quattrocento, che secondo lo studioso americano Roy Doliner, autore di best seller internazionali quali “Caravaggio. Una luce nelle tenebre” e “I segreti della Sistina“, è un modello realizzato da Michelangelo Buonarroti. In particolare, in base alle sue ricerche gli ha ispirato la Pietà vaticana. L’opera ha una base di 58.3 centimetri ed è alta trenta. Prima di questo appuntamento in terra emiliana, è stata presentata solo una volta al pubblico. E’ successo all’inizio di dicembre al palazzo delle Esposizioni a Roma in coincidenza della presentazione del libro dello stesso Doliner “Il mistero velato” in cui lo storico dell’arte statunitense ha illustrato quelle che a suo dire sono le prove dell’attribuzione a Michelangelo, mentre in precedenza la scultura, ritrovata otto anni fa, era considerata di Andrea Vregno, artista di primo piano che ha operato nella Roma quattrocentesca. Doliner interverrà nella sala grande del castello, risalente al 1250 anche se l’aspetto attuale è dell’ultima parte del ‘400, già oggi alle 18.

La “Madonna della febbre” – così è conosciuta quest’immagine del Cristo deposto in grembo a Maria e un angioletto che regge la mano di Gesù – è stata acquistata nel 2002 da un collezionista bolognese in una piccola bottega antiquaria. Sino ad allora era stata conservata in una scatola di cartone: era visibilmente danneggiata e pesantemente ridipinta. La “Deposizione” inizialmente venne considerata del Settecento, ma grazie al restauro di Loredana Di Marzio (che in tre anni ha eliminato otto strati di successive pitture) e a una serie di analisi è emerso che in realtà era databile a circa tre secoli prima, attorno al ’400. Proprio Doliner ha scoperto che Vregno non usava creare dei modelli; lo stesso ha poi recuperato un documento d’epoca che invece abbinava questa scultura al grande protagonista del Rinascimento italiano. Fu Antonio Basoja, ultimo e fedelissimo assistente di Michelangelo, ad avere in eredità la terracotta e fu lui a chiamarla “Madonna della febbre”. La “Pietà” è una scultura marmorea che ha visto la luce nel triennio 1497-99 e che è conservata nella basilica di San Pietro. Fu il primo capolavoro dell’allora poco più che ventenne Michelangelo. E’ anche l’unica opera da lui firmata, sulla fascia a tracolla che regge il manto della Vergine. (Marco Fornara)

La Pietà vaticana

© Riproduzione riservata

Leggi anche...

Tag