Molta letteratura è stata fatta attorno alla Bastiglia, luogo simbolico ancor prima che la Rivoluzione del 1789 spazzasse via quelle mura possenti, alimentando così ulteriormente la leggenda.
A Parigi alla bibliothèque de l’Arsenal, una mostra riprecorre la vita della storica prigione attraverso i suoi archivi. Archivi la cui storia è già di per sé travagliata. Sotto la furia rivoluzionaria i documenti, infatti, andarono dispersi: saccheggiati e gettati nei fossi attorno alla prigione. Un mese dopo, il
Comune di Parigi deliberò di raccogliere in un unico luogo – e quindi salvare – tutti i documenti, perché sarebbero serviti ad “educare i cittadini” sull’ arbitrarietà della giustizia nell’antico regime. Mobilitata l’opinione pubblica, molte delle carte disperse vennero recuperate: stropicciate, sporche di fango, rappresentano il nucleo della mostra. I casi più famosi della cronaca dell’epoca ci sono tutti, casi diventati letteratura: i veleni della Marchesa di Brinvilliers, la collana della regina, il regicida Damiens, la
misteriosa “Maschera di Ferro” e poi Voltaire e Sade. Tra i pezzi da scoprire, ci sono infatti i manoscritti originali delle 120 giornate di Sodoma e Justine, scritto durante i quattro anni di “soggiorno”del marchese alla Bastiglia (1784-1789), sono tra i pezzi da scoprire.
Va ricordato, infatti che tra il 1661 e il 1789, la maggioranza degli abitanti di quell’inferno è costituito da cantanti, giornalisti, libellisti e da lavoratori tipografici, colpevoli di aver scritto o pubblicato scritti pornografici o di “tradimento”. Le loro condizioni di detenzione sono molto più difficili rispetto a quelle dei ricchi abitanti della prigione del re, ai quali sono riservati gli “appartementi” della cittadella.
Ma nel 1789 la storia della Bastiglia si conclude: quando, il 14 luglio i rivoluzionari faranno saltare le porte delle celle, scopriranno solo sette prigionieri: quattro falsari, un nobile detenuto su richiesta della famiglia e due pazzi accusati d’incesto.
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