Regalo di Natale per gli “innamorati” di Marc Chagall. Aprirà il 22 dicembre, al museo romano dell’Ara Pacis, la mostra “Chagall. Il mondo sottosopra“. Sarà visitabile sino al 27 marzo, e documenterà, attraverso una selezione di circa 130 opere tra dipinti e disegni realizzati tra il 1917 e il 1982, la sua straordinaria e personalissima rappresentazione delle cose del mondo. Appunto un mondo “sottosopra” come recita il titolo della retrospettiva.
L’artista bielorusso è morto un quarto di secolo fa. Non era lontano dal compiere 98 anni. L’esposizione che sta per essere presentata nella capitale arriva dal musee national “Marc Chagall” di Nizza dove nei mesi estivi erano state riunite novanta esempi della sua produzione, 22 tele e 68 disegni, una ventina dei quali inediti.
L’osservazione dei lavori del pittore porta rapidamente a individuare le peculiarità che contraddistinguono l’universo che lui spesso ha raffigurato. Ogni suo singolo quadro è infatti popolato da personaggi di un’altra epoca che abitano improbabili spazi e da animali trasfigurati di cui è difficile individuare la specie, ed è dominato da architetture raccolte che ospitano scene quotidiane in cui non mancano degli spettacoli magici. Abbastanza per contemplare una realtà in cui il capovolgimento dell’ordine costituito può derivare dalle catastrofi e da tragici sconvolgimenti, ma anche dal fascino e dal piacere. Ciò per la semplice ragione che ogni tela di Chagall contiene episodi nei quali gli esseri umani, le bestie e perfino gli oggetti vengono spostati, mossi e collocati in luoghi sempre diversi, e che la loro immagine, sottosopra, si è liberata dal proprio punto di ormeggio.
Nelle opere scelte, provenienti da prestigiose collezioni pubbliche e private francesi, vengono sfidate le leggi di gravità e creata una forte affinità con la proposta pittorica dei surrealisti, tutti a loro volta adepti della “rivoluzione” e dell’inversione dei valori stabiliti. In mostra ci saranno paesaggi complessi dove gli elementi volteggiano in tutti i sensi e trasgrediscono le norme della disposizione classica delle rappresentazioni abituali. Si cercherà, insomma, di evidenziare le ragioni che hanno portato l’artista a concepire un mondo nel quale, come sottolinea lui stesso, “un uomo che cammina ha bisogno di un qualcosa dirimpetto posto al contrario che sottolinei il suo movimento“. O dove “un vaso in piedi non esiste: occorre che cada per provare che è stabile“.
L’esposizione, tuttavia, lascerà spazio anche ad altri aspetti, in particolare quelli che hanno un legame con l’identità religiosa di Chagall. L’errare delle forme, la loro migrazione all’interno stesso della tela e le loro peregrinazioni incessanti sembrano poter essere messe in rapporto con gli esodi che il popolo ebraico fu costretto a subire nel corso della sua storia. “La battitura della roccia”, che richiese sei anni di lavoro dal 1960 al ’66, e “Il cantico dei cantici” del ’58, forniscono, ognuno a modo suo, una versione commovente di questa riflessione in cui gli individui, gli animali e le cose si liberano di ogni legame e circolano liberamente nello spazio. Il mondo raffigurato è così, nel vero senso del termine, un ambiente capovolto in cui “il tempo non ha sponde”, per riprendere il titolo di una sua opera degli anni ’30 in cui fidanzati, sposi, rabbini, musicisti, orologi a pendolo, carretti, asini, galli e lo stesso autore che tante volte s’è ritratto nei suoi lavori, si abbandonano ad audaci acrobazie come i circensi. Un altro soggetto che Chagall tante volte ha immortalato. Info 06.0608 www.arapacis.it (Marco Fornara)
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